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Don Enrico Pocognoni: Medaglia d’oro al valor civile.

Un eroe matelicese della Resistenza

Don Enrico Pocognoni: Medaglia d’oro al valor civile.
Amedeo Bricchi parla di lui come di una persona generosa, altruista e caritatevole, attivo e intelligente. Nato da una famiglia di emigrati di Braccano a Differdange in Lussumburgo  il 6 febbraio 1912.
Venne ordinato sacerdote nel 1935 e divenne viceparroco della cattedrale. Come collaboratore di don Pietro curò il rapporto con i giovani e divenne insegnante di religione nella Scuola Tecnica Industriale, l'attuale Istituto Professionale. Si occupava dell'Azione Cattolica ma anche di attività sportiva, per la sua attività con i giovani aveva acquistato un "grammofono" e una ricca scelta di dischi sia moderni che classici.
Diviene canonico della cattedrale il 28 febbraio 1943 e trasferito a Braccano come parroco. Durante la Resistenza in quella frazione aiutò le formazioni partigiane antifasciste del gruppo Roti, venne poi barbaramente ucciso   la mattina del  24 marzo 1944.

 

A pagina 109 del suo Matelica e la sua diocesi  pubblicato nel 1986  don Amedeo Bricchi parlando della Parrocchia di Santa Maria dice che " in questo libro, e particolarmente in questo articolo, sto utilizzando qualche appunto, lasciato dal nostro confratello D. ENRICO POCOGNONI, e rinvenuto dopo la sua morte. Ricordo benissimo che egli mi parlava del suo proposito di illustrare con un volumetto la storia e la realtà della parrocchia di S. Maria, mi mostrava il materiale che stava raccogliendo e ne discutevamo insieme. Intendo così rendere omaggio al suo generoso impegno anche in questo campo e alla sua cara memoria.
Sempre al Bricchi dobbiamo la prima notizia di un Enrico Pocognoni studioso tanto da essere stato di aiuto ad Augusto Campana (insigne paleografo, filologo ed epigrafista, ha operato alla Biblioteca apostolica vaticana) nella stesura dello studio su Bartolomeo de Columnis di Chio, che oltre a far innalzare il campanile di Santa Maria si occupò della stampa di CORNAZZARO, Vita beatae Mariae virginis, un incunabolo stampato a Matelica nel 1473.

 

Il Campana per il suo studio si servì della collaborazione di D. Enrico Pocognoni in relazione alla abazia di Roti, come dica a pag. 16 nota 1: Me ne informa il rev. don E. Pocognoni .

 

Una conferma di quanto detto da don Bricchi è contenuta in una lettera che lo stesso Campana scrisse a don Enrico è che ho rinvenuto  all'interno dell'estratto  di Augusto Campana, Chi era lo stampatore Bartolomeo de Colunnis di Chio, Milano, 1942, pervenuto in Biblioteca con la donazione degli eredi di Arnaldo Antonini, un dimenticato storico locale.


Roma 15 maggio  43

Gentilissimo don Pocognoni,

 il mio lavoro su Bartolomeo de Columnis, che riguarda ampiamente Matelica e per il quale mi sono tanto giovato del suo gentile aiuto, è uscito finalmente da qualche mese, come forse avrà saputo. Lei avrebbe dovuto averlo subito, a quando stavo per spedirlo sono stato bloccato dalle  restrizioni postali in materia di stampa raccomandate. Ma ora vuoi che tutti spediscono le stampe come manoscritti raccomandati, e ne approfitto per spedirglielo, perché Lei non debba aspettare ancora per una cosa che a Lei interessa molto più che ad altri.

 

       Riguardando tempo fa i miei appunti di Matelica, vidi una nota di libri che avevo promesso di ricercare per Lei alla Vaticana e di cui poi mi ero purtroppo del tutto dimenticato. Adesso non riesco a ritrovarli, ma ricordo che si trattava di libri citati dal Turchi. Voglia scusarmi, e faccia il favore di dirmi se la ricerca Le serve ancora, e di ricordarmi brevemente di cosi si tratta.

 

       Se le avvenisse di trovare qualche cosa di nuovo su Bartolomeo de Columnis, Le sarei grato se mi tenesse informato. Ho intenzioni di ritornare un giorno o l'altro sull'argomento. E se capita a Roma si faccia vedere alla Vaticana. Un cordiale saluto dal suo obblmo

                                       Augusto Campana


Dalla lettera del Campana si evince che don Enrico si stava interessando alla storia  locale, aveva infatti chiesto che lo studioso della Vaticana gli procurasse alcuni libri, inerenti la storia locale (dice citati dal Turchi). Si  trattava di completare quello studio di cui parla don Bricchi sulla parrocchia di Santa Maria?
Sappiamo che il Campana in un primo momento si è dimenticato di quali libri si tratti e non sappiamo se la ricerca alla Vaticana abbia avuto luogo. Non sappiamo infatti se la corrispondenza tra i due sia proseguita.

 

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