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Un bicchiere di “vino cotto” contro il mal di cuore

Una ricerca condotta dalla Facoltà di Agraria dell’università di Teramo avvalora la tradizione contadina, mettendo in evidenza alcune proprietà della tipica bevanda alcolica maceratese.

Antiossidante, combatte i radicali liberi e aiuta a prevenire malattie tumorali e cardiovascolari. E’ il “vino cotto”, bevanda alcolica della tradizione contadina marchigiana e abruzzese, le cui proprietà sono state ora portate alla luce da una ricerca della Facoltà di Agraria dell’università di Teramo e da un progetto promosso dalla Coldiretti di Ascoli. Il tutto allo scopo di salvare un prodotto tipico purtroppo a rischio di... estinzione. Lo studio, realizzato dal gruppo del professor Dino Mastrocola, è stato pubblicato su un’autorevole rivista specializzata nordamericana e dovrebbe essere presto seguito da ulteriori ricerche. Il segreto del “Cotto”? “La caramellizzazione degli zuccheri e la cosiddetta ‘reazione di Maillard’, che si sviluppano durante la fase di cottura del mosto, gli danno un potere antiossidante due o tre volte superiore a quello del vino bianco - spiega Mastrocola, che è anche preside della Facoltà di Agraria -. In questo modo si ‘catturano’ i radicali liberi, combattendo l’invecchiamento cellulare e prevenendo malattie come quelle cardiovascolari e tumorali”. “Non a caso, nella tradizione contadina il vino cotto è stato sempre considerato un prodotto quasi terapeutico”, aggiunge il professor Leonardo Seghetti, docente dell’ateneo abruzzese e dell’Agraria di Ascoli Piceno, il quale sta collaborando alla ricerca. Le mamme, ad esempio, lo usavano per massaggiare la pelle dei neonati. Ma un bicchiere di ‘Cotto’ andava bene per un po’ tutti i malanni”. Ancora oggi si usa berlo caldo (aromatizzato o meno con cannella, chiodi di garofano e scorza di limone) come rimedio contro l’influenza. Nonostante ciò, questo prodotto rischia di scomparire. Secondo le norme attuali, una bevanda prodotta attraverso il riscaldamento del mosto non può, infatti, essere considerata vino (unica eccezione alla regola, il marsala). E non può, dunque, essere commercializzata. E’ per questo che la Coldiretti di Ascoli e Macerata, assieme alle due Camere di commercio provinciali, ha promosso la costituzione di un’associazione di produttori e la redazione di un disciplinare di produzione, per poi puntare alla Denominazione di origine protetta (Dop). Come noto, il vino cotto rientra nell’elenco ufficiale dei prodotti agroalimentari tradizionali delle Marche, riconosciuti nel 2000 con decreto ministeriale. Le zone più tradizionali del vino cotto sono quelle dell’interno dell’ascolano e del maceratese. (com)

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