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PRIMO PAINO

LAVORO: COLDIRETTI, + 3,6 % NEI CAMPI, PIU’ ASSUNZIONI CHE LICENZIAMENTI
Con la crisi è boom di assunzioni in agricoltura che è il settore che fa registrare il piu’ elevato aumento nel numero di lavoratori dipendenti con un incremento record del 3,6 per cento, in netta controtendenza con l’aumento dei licenziamenti. E` quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al 2012 in riferimento all’aumento del 13,9 per cento dei licenziamenti con oltre un milione di persone che hanno perso il lavoro per licenziamento collettivo, per giusta causa, individuale o per giustificato motivo. Il trend positivo dell’agricoltura è particolarmente importante perché - continua la Coldiretti - è il risultato di una crescita del 7,2 per cento al nord, dell’11,2 per cento al centro e dell’1 per cento al sud. Si stima peraltro - precisa la Coldiretti - che abbia meno di 40 anni un lavoratore dipendente su quattro assunti in agricoltura, dove si registra anche una forte presenza di lavoratori giovani e immigrati che hanno abbondantemente superato quota centomila. Secondo l’analisi di Coldiretti a crescere in futuro sarà la domanda di livelli più elevati di professionalità con particolare riguardo a figure specializzate in grado di seguire lo sviluppo di specifiche coltivazioni, la conduzione di macchinari o la gestione di attività che oggi si sono integrate con quella agricola all’interno dell’azienda: dalla vendita diretta dei prodotti tipici e del vino alla trasformazione aziendale del latte in formaggio, dell’uva in vino, delle olive in olio, ma anche pane, birra, salumi, gelati e addirittura cosmetici. La domanda di lavoratori – conclude la Coldiretti - si registra infatti per figure professionali tradizionali che vanno dal trattorista al taglialegna fino al potatore, ma anche per quelle innovative all’interno dell’impresa agricola come l’addetto alla vendita diretta di prodotti tipici, alla macellazione, alla vinificazione o alla produzione di yogurt e formaggi.

CRISI: COLDIRETTI, 1 FAMIGLIA SU 4 IN DIFFICOLTA’ DA CROLLO POTERE ACQUISTO
Il crollo record del potere di acquisto del 4,8 per cento che si è verificato nel 2012 ha messo in difficoltà economiche quasi una famiglia su quattro (24 per cento), ma la situazione è destinata addirittura a peggiorare per quasi la metà degli italiani (48 per cento). E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti-Swg in riferimento ai dati sul Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle societa’ relativi al 2012 divulgati dall’Istat. Il 51 per cento delle famiglie - sottolinea la Coldiretti ¬dichiara di riuscire a pagare appena le spese senza potersi permettere ulteriori lussi, mentre una percentuale dell’8 per cento non ha un reddito sufficiente nemmeno per l’indispensabile. C’è pero’ anche - continua la Coldiretti - un 40 per cento di italiani che vive serenamente senza particolari affanni economici e l’1 per cento che si puo’ concedere dei lussi. Le difficoltà familiari - sostiene la Coldiretti - si trasferiscono nei consumi ed hanno anche toccato la spesa alimentare in calo del 2 per cento nel 2012 La situazione è peggiorata nell’anno in corso con il crollo della spesa anche per i prodotti base dell’alimentazione con un taglio dei consumi in quantità del 4,2 per cento della frutta, del 3 per cento per gli ortaggi mentre si registra un calo delle macellazioni delle carni del 7 per cento, nei primi due mesi dell’anno. A diminuire in quantità sono stati anche gli acquisti familiari di grana padano del 7,5 per cento e parmigiano reggiano del 3,3 per cento anche per la concorrenza dei similgrana con minori garanzie qualitative ma venduti a basso costo. A variare non è stato quindi solo il menu ma anche il livello qualitativo dei prodotti acquistati con un preoccupante forte aumento della presenza di cibi low cost che non sempre sono in grado di garantire standard di qualità e sicurezza elevati. Ma con la crisi in un anno - conclude la Coldiretti - è anche praticamente raddoppiata al 12,3 per cento la percentuale di italiani che dichiara di non poter approntare un pasto adeguato in termini di apporto proteico ogni due giorni.

CONSUMI: COLDIRETTI, SI SPENDE PIU’ PER ACQUA CHE OLIO. RISCHIA SALUTE
Gli italiani hanno speso piu’ per l’acquisto di acqua che per quello di olio di oliva anche per l’invasione di prodotti low cost spacciati come Made in Italy ma di qualità scadente. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata al Vinitaly-Sol nell’ambito dell’incontro “L’extravergine tra origine e qualità”, organizzato dal Corpo Forestale dello Stato, dalla quale si evidenzia che è crollata ad appena 11,42 euro al mese la spesa media delle italiane per l’olio di oliva che è risultata superiore a quella di 11,79 euro dell’acqua minerale. Con la crisi che costringe gli italiani a risparmiare si è verificata - sottolinea la Coldiretti – una proliferazione sui banchi dei supermercati di oli d’oliva provenienti dall’estero, di dubbia qualità, come dimostra il boom di sequestri di bottiglie irregolari effettuato dalle forze dell’ordine. Sul mercato si trovano oli di oliva venduti come italiani a prezzi che - continua la Coldiretti - non riescono a coprire neanche i costi di raccolta delle olive. Ma risparmiare oltre un certo limite è pericoloso perché – precisa la Coldiretti - si rischia di cadere nella trappola delle frodi alimentari e di mettere quindi a rischio la salute. L’olio di oliva è praticamente presente sulle tavole di tutti gli italiani con un consumo nazionale stimato - sottolinea la Coldiretti - in circa 12 chili a testa. L’Italia è il secondo produttore mondiale di olio di oliva con circa 250 milioni di piante e una produzione che nel 2012 è stata in calo del 12 per cento quest’anno, ma ha raggiunto di circa 4,4 milioni di quintali e puo’ contare su 40 oli extravergine d'oliva Dop/Igp. Tuttavia l’Italia – sottolinea la Coldiretti - è il piu’ grande importatore mondiale di olio che ha acquistato olio dall'estero per circa 1,1 miliardi di euro a fronte di un valore delle esportazioni che ha superato 1,2 miliardi. Se si analizza, invece, il dato relativo alle quantità, gli arrivi di prodotto dall’estero continuano a superare le vendite. Un segnale incoraggiante viene però – continua la Coldiretti – dal calo delle importazioni di olio d’oliva dall’estero nel 2012, con una diminuzione complessiva del 4,2 per cento, ma che nel mese di dicembre ha raggiunto il picco del 20 per cento, in concomitanza con l’iter che ha portato all’approvazione della legge salva-olio Made in Italy all’inizio dell’anno. Con la legge salva olio ha preso il via nel 2013 una vera rivoluzione sulle tavole per il condimento piu’ amato dagli italiani. Dall’introduzione in etichetta del termine minimo di conservazione a 18 mesi dalla data di imbottigliamento all’importante riconoscimento di nuovi parametri e metodi di controllo qualitativo che consentano di smascherare i furbetti dell’extravergine, dalla fissazione di sanzioni in caso di scorretta presentazione degli oli di oliva nei pubblici esercizi all’estensione del reato di contraffazione di indicazioni geografiche a chi fornisce in etichetta informazioni non veritiere sull’origine, dall’introduzione di sanzioni aggiuntive come l’interdizione da attività pubblicitarie per spot ingannevoli al rafforzamento dei metodi investigativi con le intercettazioni, fino al diritto di accesso ai dati sulle importazioni aziendali fino, sono solo alcune delle novità introdotte dal provvedimento secondo la Coldiretti. “Il risultato di una battaglia fatta dalla Coldiretti insieme ai consumatori, alle forze dell’ordine, al mondo della ricerca e alla magistratura verso la direzione della trasparenza e contro le lobby, a difesa dell’olio italiano di cui dobbiamo andare fieri”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini che ha criticato l’Unione Europea “che spesso sotto le pressioni delle lobby si limita a contestare i dettagli senza rispettare il sacrosanto diritto dei cittadini ad avere informazioni leggibili in etichetta”. “Non è questione di essere europeisti o non europeisti, ma della necessità di portare finalmente l’Italia in Europa e collocare tra le priorità il nostro agroalimentare come risorsa strategica per il futuro del Paese. E tutto ciò - conclude Marini - anche a rischio di andare in infrazione comunitaria sull’applicazione delle leggi”.

CONSUMI: COLDIRETTI, PER IL VINO MAI COSI’ BASSI DALL’UNITA’ D’ITALIA L'ITALIA NON BRINDA PIU', ADDIO AD 1 BICCHIERE SU 4 NEGLI ULTIMI 10 ANNI
Gli italiani non brindano piu' e dicono addio ad un bicchiere di vino su quattro con il crollo record del 22 per cento in dieci anni dei consumi nazionali che sono scesi a minimo storico dall’Unità d’Italia ad appena 22,6 milioni di ettolitri, inferiori addirittura ai 29 milioni di ettolitri bevuti negli Stati Uniti e ai 30,3 milioni di ettolitri della Francia che detiene saldamente il primato mondiale. E’ la Coldiretti a lanciare l’allarme in occasione del Vinitaly nell’evidenziare che per effetto della crisi e del cambiamento di abitudini in Italia sono stati versati 40 milioni di litri di vino in meno nel 2012 rispetto all’anno precedente (-2 per cento). Il consumo nel 2012 è sceso sotto i 40 litri all’anno per persona con quasi un italiano su tre (32 per cento) che dichiara di consumare il vino solo in occasioni di festa particolari, il 27 per cento lo porta in tavola tutti i giorni secondo un sondaggio on line condotto dal sito www.coldiretti.it. A questo si aggiunge un 6 per cento degli italiani non beve mai il vino e il il 18 per cento che lo versa nel bicchiere solo una o due volte la settimana mentre il 17 per cento piu’ volte. “Il settore del vino ha affrontato nell'alimentare la piu' grave crisi dei consumi interni, ma è comunque diventato la punta di diamante del Made in italy nel mondo puntando sulle esportazioni e su una innovazione senza precedenti che valorizza la distintività del prodotto e il legame con il territorio e la cultura locale per vincere la competizione”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “il nuovo mondo del vino fornisce gli elementi per definire il modo, la natura, l’identità e il processo di un più generale modo di essere e rappresentare il Made in Italy nel mondo”. Dal primo spumante con polvere d’oro a quello dietetico, dal vino invecchiato tra i ghiacciai a quello negli abissi marini, dal ritorno del vino dei Celti al primo vino sinfonico sono solo alcune delle novità del Vinitaly 2013 che saranno presentate all’apertura di domenica 7 aprile dalle ore 10,00 allo stand della Coldiretti Centro Servizi Arena - nel corridoio tra i padiglioni 6 e 7. L’Italia è in controtendenza rispetto a quello che è avvenuto a livello globale dove invece quest’anno sono cresciuti i consumi che hanno raggiunto 245,2 milioni di ettolitri (+0,6 per cento). Un risultato che è - precisa la Coldiretti - l’ effetto dell’aumento della domanda in Cina con 18 milioni di ettolitri (+9 per cento) e negli Stati Uniti che, con 29 milioni di ettolitri (+2 per cento).. In Europa - continua la Coldiretti - i consumi crescono un poco in Francia e sono invece stabili in Germania, Portogallo e Grecia mentre calano, oltre che in Italia, anche in Spagna di 60 milioni di litri in un solo anno. Si sta dunque profondamente modificando - sottolinea la Coldiretti - la mappa internazionale della domanda di vino in una situazione in cui dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) che ha stimato la produzione mondiale di vino in calo del 5 per cento a 251 milioni di ettolitri che rappresenta il minimo storico da quando sono iniziate le rilevazioni. I consumi di vino degli italiani sono scesi ad un valore che - sottolinea la Coldiretti – è leggermente superiore a quello di 21,5 milioni di ettolitri fatto segnare dalle esportazioni che invece negli ultimi dieci anni sono aumentate in quantità del 58 per cento. L’Italia resta saldamente il maggior esportatore di vino nel mondo dove quasi una bottiglia scambiata su cinque è Made in Italy. Con un valore record delle spedizioni di 4,7 miliardi di euro nel 2012, il vino si classifica come il prodotto agroalimentare italiano piu’ esportato nel 2012. Negli Stati Uniti il vino italiano - sottolinea la Coldiretti - supera lo storico tetto di un milione di euro in valore, con un aumento del 6 per cento mentre un incremento a due cifre si registra in Cina, dove le bottiglie tricolori stanno conquistando sempre più spazi di mercato (+17 per cento, da 66 milioni a 77 milioni). Ma - continua la Coldiretti - è l’intero continente asiatico a rivelarsi terra di conquista per i nostri prodotti, con un aumento netto del 20 per cento. Tra le destinazioni storiche – conclude la Coldiretti - si registra un aumento del 4 per cento in Germania che è il secondo mercato dopo gli Usa, del 5 per cento in Gran Bretagna, dell’11 per cento in Canada mentre c’è un calo del 15 per cento in Russia. CONSUMI: COLDIRETTI, PER IL VINO MAI COSI’ BASSI DALL’UNITA’ D’ITALIA L'ITALIA NON BRINDA PIU', ADDIO AD 1 BICCHIERE SU 4 NEGLI ULTIMI 10 ANNI Gli italiani non brindano piu' e dicono addio ad un bicchiere di vino su quattro con il crollo record del 22 per cento in dieci anni dei consumi nazionali che sono scesi a minimo storico dall’Unità d’Italia ad appena 22,6 milioni di ettolitri, inferiori addirittura ai 29 milioni di ettolitri bevuti negli Stati Uniti e ai 30,3 milioni di ettolitri della Francia che detiene saldamente il primato mondiale. E’ la Coldiretti a lanciare l’allarme in occasione del Vinitaly nell’evidenziare che per effetto della crisi e del cambiamento di abitudini in Italia sono stati versati 40 milioni di litri di vino in meno nel 2012 rispetto all’anno precedente (-2 per cento). Il consumo nel 2012 è sceso sotto i 40 litri all’anno per persona con quasi un italiano su tre (32 per cento) che dichiara di consumare il vino solo in occasioni di festa particolari, il 27 per cento lo porta in tavola tutti i giorni secondo un sondaggio on line condotto dal sito www.coldiretti.it. A questo si aggiunge un 6 per cento degli italiani non beve mai il vino e il il 18 per cento che lo versa nel bicchiere solo una o due volte la settimana mentre il 17 per cento piu’ volte. “Il settore del vino ha affrontato nell'alimentare la piu' grave crisi dei consumi interni, ma è comunque diventato la punta di diamante del Made in italy nel mondo puntando sulle esportazioni e su una innovazione senza precedenti che valorizza la distintività del prodotto e il legame con il territorio e la cultura locale per vincere la competizione”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “il nuovo mondo del vino fornisce gli elementi per definire il modo, la natura, l’identità e il processo di un più generale modo di essere e rappresentare il Made in Italy nel mondo”. Dal primo spumante con polvere d’oro a quello dietetico, dal vino invecchiato tra i ghiacciai a quello negli abissi marini, dal ritorno del vino dei Celti al primo vino sinfonico sono solo alcune delle novità del Vinitaly 2013 che saranno presentate all’apertura di domenica 7 aprile dalle ore 10,00 allo stand della Coldiretti Centro Servizi Arena - nel corridoio tra i padiglioni 6 e 7. L’Italia è in controtendenza rispetto a quello che è avvenuto a livello globale dove invece quest’anno sono cresciuti i consumi che hanno raggiunto 245,2 milioni di ettolitri (+0,6 per cento). Un risultato che è - precisa la Coldiretti - l’ effetto dell’aumento della domanda in Cina con 18 milioni di ettolitri (+9 per cento) e negli Stati Uniti che, con 29 milioni di ettolitri (+2 per cento).. In Europa - continua la Coldiretti - i consumi crescono un poco in Francia e sono invece stabili in Germania, Portogallo e Grecia mentre calano, oltre che in Italia, anche in Spagna di 60 milioni di litri in un solo anno. Si sta dunque profondamente modificando - sottolinea la Coldiretti - la mappa internazionale della domanda di vino in una situazione in cui dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) che ha stimato la produzione mondiale di vino in calo del 5 per cento a 251 milioni di ettolitri che rappresenta il minimo storico da quando sono iniziate le rilevazioni. I consumi di vino degli italiani sono scesi ad un valore che - sottolinea la Coldiretti – è leggermente superiore a quello di 21,5 milioni di ettolitri fatto segnare dalle esportazioni che invece negli ultimi dieci anni sono aumentate in quantità del 58 per cento. L’Italia resta saldamente il maggior esportatore di vino nel mondo dove quasi una bottiglia scambiata su cinque è Made in Italy. Con un valore record delle spedizioni di 4,7 miliardi di euro nel 2012, il vino si classifica come il prodotto agroalimentare italiano piu’ esportato nel 2012. Negli Stati Uniti il vino italiano - sottolinea la Coldiretti - supera lo storico tetto di un milione di euro in valore, con un aumento del 6 per cento mentre un incremento a due cifre si registra in Cina, dove le bottiglie tricolori stanno conquistando sempre più spazi di mercato (+17 per cento, da 66 milioni a 77 milioni). Ma - continua la Coldiretti - è l’intero continente asiatico a rivelarsi terra di conquista per i nostri prodotti, con un aumento netto del 20 per cento. Tra le destinazioni storiche – conclude la Coldiretti - si registra un aumento del 4 per cento in Germania che è il secondo mercato dopo gli Usa, del 5 per cento in Gran Bretagna, dell’11 per cento in Canada mentre c’è un calo del 15 per cento in Russia.

AVIARIA: COLDIRETTI, NO IMPORT POLLAME DA CINA. EVITARE ALLARMISMI
L’Italia non importa dalla Cina pollame per il quale è peraltro obbligatorio indicare la provenienza in etichetta grazie ad una legislazione di avanguardia in Europa fortemente voluta dagli agricoltori. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i timori generati in borsa dal nuovo ceppo di influenza aviaria, l'H7N9 che si è manifestato in Asia. Occorre fare chiarezza sui casi di contagio in Cina senza inutili allarmismi che - conclude la Coldiretti - in passato hanno beneficiato le case farmaceutiche e gravemente danneggiato gli allevatori con perdite stimate pari a mezzo miliardo per la psicosi generata nei consumi.

OGM: MARINI (COLDIRETTI), STOP GOVERNO CON CRESCITA FRONTE NO
L’atteso sprint finale del Governo è avvenuto grazie al pressing delle Associazioni, dei Partiti e delle Istituzioni unite nella coalizione “Liberi da Ogm” e, in questi giorni, all’apprezzata ed importante azione del Movimento 5 Stelle che ha rafforzato il fronte di chi vuole scongiurare in Italia qualsiasi rischio di commistione tra Ogm e agricoltura tradizionale o biologica. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare positivamente la richiesta di sospensione d’urgenza dell’autorizzazione alla messa in coltura di sementi di Mais Mon810 in Italia e nel resto dell’Unione europea trasmessa con lettera del Ministro della Salute Renato Balduzzi, insieme al dossier elaborato dal ministero delle Politiche Agricole, alla Direzione Generale Salute e consumatori della Commissione Europea. Nonostante le resistenze si è rafforzato - sottolinea Marini - il fronte dei cittadini impegnati nel tutelare l’agricoltura e il territorio da forme di inquinamento genetico per assicurare la competitività delle nostre produzioni tradizionali e di qualità. Non va dimenticato che, sulla base dell`indagine Coldiretti-Swg, quasi sette italiani su dieci considerano oggi gli organismi geneticamente modificati meno salutari di quelli tradizionali.

FITOFARMACI E MORIA DELLE API, NO A UN DIVIETO GENERALIZZATO DI USO DEI NEONICOTINOIDI
seguito alla mancata decisione sui neonicotinoidi durante l'ultima riunione dello Scofcah (Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali), la scorsa settimana la Direzione generale per la salute e i consumatori (Dg Sanco) della Commissione Ue ha deciso di convocare un comitato di appello il 26 aprile o il 2 maggio, al quale presenterà il testo votato durante l'ultima riunione del comitato stesso. Nel testo si richiede una sospensione di 2 anni per tutti i tipi di utilizzo (concia, trattamenti fogliari e trattamenti del suolo) dei 3 neonicotinoidi (clotianidin, imidacloprid e tiametoxam) ad eccezione di: prodotti usati in serra, applicazioni fogliari dopo il periodo di fioritura e trattamento delle sementi per i cereali vernini. Le colture raccolte prima della fioritura sono state escluse dall'elenco delle piante attrattive. In particolare, la Commissione stabilisce che gli usi come la concia delle sementi, i trattamenti del suolo relativi a orzo, miglio, avena, riso, segale, sorgo, triticale, grano non devono essere autorizzati per i seguenti cereali quando questi sono seminati da gennaio a giugno. I medesimi usi sono vietati per una serie di prodotti ortofrutticoli tranne nel caso in cui siano coltivate in serra e ad eccezione dei trattamenti fogliari dopo la fioritura che sono ammessi. All’ultima riunione dello Scofcah l’Italia ha votato, “a sorpresa”, a favore del divieto della Commissione che aveva già una portata più estesa rispetto a quanto aveva proposto l’Efsa (l’Agenzia per la sicurezza alimentare), che si era limitata a suggerire l’introduzione di un divieto di due anni a partire dal 1° luglio 2013 solo per la concia delle sementi relativa a quattro colture (mais, soia, cotone e girasole) rispetto alle quali gli studi sono al momento più approfonditi ed i dati disponibili sembrano dare un qualche fondamento scientifico al fatto che possa effettivamente sussistere un nesso di causa effetto tra l’uso di tali principi attivi su tali colture e la moria delle api. Coldiretti ritiene tale indicazione dell’Efsa ragionevole e, quindi, risulta incomprensibile l’orientamento attuale della Commissione Ue che tende inopportunamente a vietare del tutto l’uso dei neonicotinoidi per due anni, salvo le limitate eccezioni sopra indicate. Si attende, quindi, di avere un riscontro su quale posizione intende a questo punto assumere l’Italia a fronte dell’ultima proposta, in quanto sarebbe molto grave l’impatto che avrebbe sul settore agricolo l’eventuale decisione del Ministero della salute, del Ministero delle Politiche agricole e del Ministero dell’Ambiente di sostenere un divieto generalizzato di uso dei neonicotinoidi, nelle modalità attualmente proposte dalla Commissione. Secondo Coldiretti, vietare l’uso dei neonicotinoidi in prefioritura sugli alberi da frutto non ha senso al fine di tutelare le api, in quanto, soprattutto se sotto i filari del frutteto sono state sfalciate le specie vegetali attraenti per le api, è evidente che non esiste alcun rischio di tossicità per gli insetti impollinatori. Piuttosto che stabilire un divieto d’uso generalizzato dei neonicotinoidi sarebbe allora più opportuno prevedere l’attuazione da parte degli agricoltori di prescrizioni che evitino la presenza delle api al momento dei trattamenti. Oltretutto, rispetto al problema dei trattamenti rispetto al periodo di fioritura delle colture, esistono già da anni, ai sensi della legislazione vigente, indicazioni specifiche sulle etichette dei fitofarmaci tanto è vero che non si sono verificati problemi di moria delle api se non quando, in casi circoscritti, il trattamento è stato fatto in modo erroneo senza rispettare i tempi e le modalità indicate dalla casa produttrice del fitofarmaco. Se, ad es., si considera un neonicotinoide, insetticida ed aficida sistemico, ampiamente impiegato in agricoltura come il Confidor 200sl, a base di imidacloprid, si legge sull’etichetta del prodotto (leggi) che tale fitofarmaco contiene una sostanza molto tossica per le api, ma proprio per questo la casa produttrice specifica chiaramente che “il trattamento non deve essere effettuato in immediata prefioritura né in fioritura ( almeno 10 giorni prima) per evitare la mancata impollinazione” e raccomanda di “effettuare lo sfalcio di eventuali infestanti fiorite prima dell’applicazione del prodotto”. E’, quindi, solo la concia del seme che verosimilmente provoca al momento probabili effetti dei quali prima non c’era consapevolezza e, quindi, estendere il divieto d’uso dei neonicotinoidi anche in caso di trattamento fogliare e del suolo va ben oltre ciò che è stato stabilito dall’Efsa sulla base del rapporto da essa pubblicato. Si tratta, pertanto, a questo punto di una scelta politica non supportata da motivazioni scientifiche che rischia di penalizzare gli agricoltori europei e soprattutto i paesi come l’Italia dell’area mediterranea che sono i principali produttori di ortofrutta. La previsione di un divieto generalizzato dell’uso dei neonicotinoidi, inoltre, riducendo ulteriormente la presenza sul mercato di fitofarmaci efficaci per la lotta ad alcune patologie delle piante senza che siano presenti sostanze alternative sostitutive, comporterà che gli agricoltori saranno costretti ad intensificare l’impiego di altri prodotti fitosanitari esponendo le col ture a fenomeni di resistenza e potenzialmente creando un impatto negativo sull’ambiente maggiore che se tali prodotti fossero mantenuti sul mercato, seppure con alcune circoscritte limitazioni, fin quando non saranno presenti nuove sostanze attive in grado di combattere i medesimi parassiti. E’ importante, quindi, che l’Italia voti contro tale proposta di regolamento della Commissione Ue in quanto il divieto così come impostato dall’Unione è una misura sproporzionata rispetto al problema della moria delle api che penalizza l’agricoltura convenzionale italiana ed europea facendole perdere di competitività rispetto ai paesi extraeuropei, dove tali prodotti vengono normalmente impiegati senza limitazione alcuna. Sarebbe, almeno opportuno, che il nostro Paese chiedesse di consentire il trattamento fogliare anche in prefioritura. Oltretutto, l’aumento dei costi di produzione derivante dalla scelta di introdurre un divieto così restrittivo e la possibile conseguente riduzione delle rese, non sarebbe compensata agli agricoltori dal fatto di poter vendere prodotti agricoli ottenuti senza l’uso dei neonicotinoidi, ad un prezzo superiore, in quanto il valore aggiunto di essere ottenuti con un processo di produzione a minor impatto ambientale non è riconosciuto dal mercato né comunicato in etichetta ai consumatori che, pertanto, potranno benissimo acquistare in Italia ortofrutta importata da paesi extracomunitari dove i neonicotinoidi sono usati senza alcuna precauzione e limitazione.

CRISI: COLDIRETTI, L’ECONOMIA REALE CRESCE NEI CAMPI (+0,4%PIL)
L’agricoltura italiana è l’unico settore nel 2012 capace di far crescere l’economia reale, con un aumento del Pil dello 0,4 per cento sul piano tendenziale nel primo trimestre e un incremento delle assunzioni del 6,7 per cento, sempre nei primi tre mesi, in netta controtendenza rispetto agli altri settori, a partire dall’industria. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nel commentare l’invito del Presidente del Consiglio, Mario Monti, a puntare sull’economia reale per superare la crisi, rivolto dal premier italiano nel corso della sua visita in Russia. L’agricoltura – sottolinea la Coldiretti - si conferma come settore anticiclico come dimostra anche l’aumento del 6 per cento fatto registrare dall’export agroalimentare italiano nel primo trimestre del 2012. “Nel grande mare della globalizzazione ci salveremo solo ancorandoci a quei prodotti, quei manufatti, quelle modalità di produzione  che sono espressione diretta dell’identità italiana, dei suoi territori, delle sue risorse umane – sottolinea il presidente della Coldiretti Marini -. L’agroalimentare italiano è un riferimento per individuare strategie di sviluppo per l’intero Paese: il modello agricolo italiano è infatti vincente nel mondo dove ha conquistato primati nella qualità, tipicità e nella salubrità delle produzioni, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana è praticamente il doppio di quella di Germania, Francia e Spagna e il triplo di quella Inglese, secondo un’analisi di Coldiretti. Leadership per i prodotti tipici, record di longevità grazie alla dieta mediterranea, top di presenze per il turismo enogastronomico, i sistemi di controllo più efficaci del mondo per garantire la salubrità dei prodotti, sono alcuni dei primati del Made in Italy agroalimentare. Un settore che rappresenta il 15 per cento del Pil nazionale, con un valore complessivo di 250 miliardi di euro. Siamo convinti - conclude Marini - che il nostro Paese possa ritrovare una via sostenibile di sviluppo e competitività sui mercati locali e globali  solo se saprà ripartire dai territori, in primo luogo dal loro patrimonio ambientale e culturale, e dalla creatività delle sue piccole e medie imprese che insieme rendono distintivo il marchio Italia. In Italia - ricorda Coldiretti - il 16 per cento delle imprese attive si occupa di agricoltura: una realtà che conta 900mila aziende che occupano l’83,5 per cento del territorio nazionale.

TERREMOTO: COLDIRETTI, 2 MESI DI ACQUISTI SOLIDALI PER 1 ITALIANO SU 4
Nei due mesi dalla prima scossa un italiano su quattro ha acquistato prodotti alimentari provenienti dalle zone terremotate dell’Emilia e della Lombardia per esprimere solidarietà e sostenere la ripresa dell’occupazione e l’economia. E’ quanto stima la Coldiretti nel tracciare un primo bilancio a due mesi dall’inizio del sisma con l’annuncio di una vendita straordinaria nel week in numerose città d’Italia. Dalla capitale, nel mercato di Campagna Amica di via San Teodoro,74 al Circo Massimo sabato mattina 21 luglio, con la vendita di Grana padano che sarà possibile acquistare anche a Bari lo stesso giorno nella bottega di Campagna Amica nel quartiere Japigia, sino a Bobbio (Piacenza), nell’ambito del mercato mensile di Campagna amica, domenica 22 luglio, dove sarà disponibile il parmigiano reggiano.  La spesa “salva aziende” dal terremoto - sottolinea la Coldiretti - ha avuto tra i cittadini italiani e stranieri una adesione esplosiva che ha contagiato tutti i canali a partire dalla rete dove sono stati aperti centinaia di blog per arrivare alle maggiori catene della distribuzione commerciale che hanno aderito ad azioni di solidarietà fino alle piu’ tradizionali botteghe e ai mercati degli agricoltori di Campagna Amica dove per sostenere i caseifici colpiti sono stati vendute centinaia di migliaia di spicchi di Parmigiano reggiano e Grana padano. Acquistare prodotti agricoli e alimentari provenienti dalle zone terremotate - sottolinea Coldiretti - è stato ed è il miglior modo per aiutare concretamente la popolazione facendo ripartire l'economia e l'occupazione dei territori colpiti. Un aiuto concreto per le aziende agricole che sono costrette a seguire i ritmi della natura e non possono fermare la produzione di latte delle mucche o lasciare le verdure nei campi o la frutta negli alberi, anche se è difficile la vendita di questi prodotti per la chiusura dei negozi o degli stabilimenti di trasformazione. La voglia di ripresa degli agricoltori colpiti dalla tragedia è stata piu’ forte delle difficoltà da affrontare e oggi la stragrande maggioranza delle imprese agricole hanno deciso di continuare il proprio lavoro. Un caso per tutti è quello dell’azienda agricola Bosco di Poletti in via Bosco 6 a Villafranca di Medolla (Mo) dove all’indomani del sisma si tenne l’incontro degli agricoltori “terremotati” della Coldiretti con il presidente nazionale Sergio Marini. Luca Poletti, 29 anni dopo le scosse di terremoto si è trovato con il fienile crollato e la stalla lesionata, compresa la sala di mungitura. Ha dovuto vendere subito 50 vacche che non riusciva più a mungere, sistemando le altre all’aperto in un recenti di fortuna. Oggi Luca ha rimosso le macerie del fienile, recuperato il fieno e gli attrezzi, sistemandoli sotto quattro hangar prefabbricati, e rimesso la stalla in sicurezza con le mucche dentro. A causa del terremoto sono stati stimati danni complessivi per 705 milioni di euro all'agroalimentare in Emilia e Lombardia. Ai circa 400 milioni di euro di danni provocati alle strutture agricole (fienili, stalle, magazzini) si aggiungono 70 milioni necessari per garantire la sicurezza al territorio riportando alla normalità gli impianti idrovori, irrigui, di scolo e di irrigazione fortemente lesionati. Con una stima di 150 milioni di euro di danni il sistema del Parmigiano Reggiano è in cima alla triste classifica dei prodotti piu’ danneggiati dal sisma seguito da vicino dal Grana Padano che accusa un colpo da 70 milioni di euro e dall’aceto balsamico che conta perdite per 15 milioni di euro, secondo la Coldiretti. 


SALUTE: COLDIRETTI, BENE NAS SU UOVA. ECCO COME RICONOSCERLE
Per le uova in vendita in Italia è obbligatorio un sistema di etichettatura che è importante verificare sempre. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente l’operazione dei carabinieri Nas di Foggia che ha portato al sequestro di oltre 26mila uova pericolose per la salute prive di marchiatura identificativa. Le uova di gallina - sottolinea la Coldiretti - hanno un sistema di etichettatura obbligatorio che consente di distinguere la provenienza e il metodo di allevamento con un codice che con il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all'aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (es. IT), seguono le indicazioni relative al codice ISTAT del Comune, alla sigla della Provincia e, infine il codice distintivo dell'allevatore. A queste informazioni si aggiungono - conclude la Coldiretti ­quelle relative alle differenti categorie (A e B a seconda che siano per il consumo umano o per quello industriale) per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni in base al peso (XL, L, M, S).  

CRISI: COLDIRETTI, CONTAGIA IL CIBO. PREZZI RECORD SOIA, MAIS E GRANO
Dalla crisi finanziaria a quella alimentare con il record storico per le quotazioni di soia e mais necessari a nutrire gli animali per produrre latte e carne sui quali si riflettono i rincari ma vola anche il prezzo del grano destinato a produrre il pane. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base delle quotazioni di chiusura settimanale al Chicago Board of Trade, punto di riferimento o del mercato a livello internazionale che in sole cinque settimane ha fatto registrare un balzo dei prezzi del 55 per cento per il mais (chiusura a 8,24 dollari/bushel), del 26 per cento per la soia (chiusura a 17 dollari per bushel) e del 50 per cento per il grano (chiusura 9,43 dollari per bushel) per le consegne a settembre.  L’andamento dei prezzi delle materie prime agricole sta provocando - sottolinea la Coldiretti ­effetti sui mercati internazionali dove con i rincari si prospetta una ripresa dell’inflazione ma è allarme anche per il commercio internazionale con il rischio di mancata consegna delle forniture con effetti drammatici - precisa la Coldiretti - sul piano della disponibilità di cibo nei paesi poveri e della sicurezza sociale in paesi come la Libia o l’Egitto che sono forti importatori di grano. L’ aumento dei prezzi è giustificato sul piano congiunturale - continua la Coldiretti - dal clima che ha colpito con il caldo e la siccità la “Corn Belt” nel Midwest degli Stati Uniti mentre un calo dei raccolti è previsto in Russia nella zona del mar nero per le alluvioni ed in Ucraina.La siccita' che ha colpito gli Usa secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, e' la peggiore dal 1956 in termine di aree colpite e secondo i dati del governo i raccolti di grano in ''buona o eccellente'' qualità sono appena il 31 per cento mentre per la soia sono il 34 per cento. In realtà a pesare sono anche i cambiamenti strutturali come ha evidenziano - precisa la Coldiretti - l’ultimo rapporto Ocse-Fao secondo il quale la produzione agricola deve crescere del 60 per cento nei prossimi 40 anni per far fronte all’aumento della domanda della maggiore  popolazione mondiale, ai richiesta di biocarburanti e alla crescita dei redditi in paesi come la Cina che spinge al maggiore consumo di carne e quindi di mangime per gli allevamenti. La siccità ha colpito anche il nord Italia provocando la perdita di decine di migliaia di ettari coltivati a mais necessario insieme alla soia nelle stalle per l’alimentazione degli animali per la produzione di carne e latte e quindi di fomraggi e salumi, sui quali i rincari sono destinati ad avere effetto. Una prospettiva che - sostiene la Coldiretti - conferma l’importanza che l’Italia difenda il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile in una situazione in cui già adesso circa la metà dei prodotti alimentari sono importati, a cominciare dalla soia (80 per cento), dal grano (50 per cento) e anche dal mais (20 per cento). A beneficiare fino ad ora degli aumenti dei prezzi sono dunque state soprattutto le materie prime agricole importate anche per i drastici tagli provocati dalla siccità ai raccolti nazionali che alla borsa merci di Bologna a metà settimana venivano quotati - conclude la Coldiretti - 24 centesimi al chilo,  la soia attorno ai 54 centesimi al chilo mentre il grano tra 25 a 26 centesimi al chilo, solo in lieve rialzo rispetto allo scorso anno che fu particolarmente difficile.


CRISI, MARINI (COLDIRETTI) NIENTE RIPRESA SENZA TERRE PER AGRICOLTURA
“I ritmi attuali di consumo del territorio e l’eccesso di urbanizzazione non solo rischiano di stravolgere il volto dell’Italia, ma anche di modificare irreversibilmente le condizioni climatiche, ambientali e sociali del nostro paese. Il cibo che mangiamo, l’aria che respiriamo, il paesaggio di cui godiamo dipendono tutte dalla nostra terra”. E’ quanto ha rilevato il presidente della Coldiretti Sergio Marini in occasione del convegno “Costruire il futuro. Difendere l’agricoltura dalla cementificazione”, organizzato dal Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania. La conservazione della superficie agraria utilizzabile deve essere una priorità per preservarla dalla crescente urbanizzazione delle campagne, tutelando la disponibilità di superfici agricole per garantirne la fruibilità alle prossime generazioni che potranno praticarvi un’agricoltura imprenditoriale, innovativa ed ecosostenibile tutelando così il paesaggio agrario italiano.
Un milione e cinquecento mila ettari di superficie scomparsa in 10 anni in Italia. Statisticamente – ricorda la Coldiretti - in un decennio il nostro Paese ha perso l’8% della sua SAT (Superficie Totale) superficie agraria e parallelamente, sempre in 10 anni la superficie agricola utilizzata (SAU) è diminuita del 2,3%, quasi 300mila ettari in meno. Riscoprire il valore della terra e dell’agricoltura, delle nostre pregiate colture e dei nostri alimenti eccellenti vuol dire ridare valore a una delle ricchezze, se non la principale, fondamentali per l’Italia. Mai come oggi dunque è necessario ridare valore alla nostra terra e a tutta l’economia basata su questo settore. “Ben vengano quindi – rileva il presidente Marini - le iniziative come la bozza di disegno di legge illustrata dal ministro delle Politiche agricole Mario Catania al quale la Coldiretti è disponibile a dare il suo contributo nell’interesse dell’agricoltura, ma anche dell’intera economia italiana che ha nell’attività agricola e nel paesaggio i punti di forza sui quali “cementare” la ripresa”.

COLDIRETTI MACERATA: A SAN GINESIO ARRIVA L’AGRINIDO, UN’OPPORTUNITA’ PER FAMIGLIE ED EDUCATORI
Aprirà i battenti a San Ginesio un nuovo agrinido per la provincia di Macerata. Ad annunciarlo è la Coldiretti provinciale, sottolineando che si tratta di un’opportunità importante tanto per le famiglie della zona quanto per gli educatori. In tempi di spending review e tagli anche alla scuola, il fenomeno degli agrinido può rappresentare una chance occupazionale interessante. La struttura verrà ospitata nell’agriturismo la Quercia della Memoria, condotto da Federica De Luca, recentemente premiato dal Ministero come esempio di azienda innovativa. La De Luca gestisce un centro di educazione ambientale e una fattoria didattica, svolge onoterapia, attività con gli asini rivolta alle persone disabili, ha messo in piedi l’Ecomuseo dei Vissuti e dei Saperi dei Monti Sibillini, un progetto che opera per il recupero e la valorizzazione delle memorie e dei saperi tradizionali custoditi dagli anziani. Dell’apertura dell’agrinido si è parlato in un incontro svoltosi a San Ginesio, nella Sala del Consiglio della Comunità Montana Monti Azzurri, e al quale hanno preso parte i genitori interessati oltre ai rappresentanti delle istituzioni coinvolte, dal Comune alla Regione Marche. Dagli interventi è emersa una grande attenzione da parte dell’amministrazione comunale e della Comunità Montana, anche in ragione della “convenienza” non solo sociale ma anche economica dell'avvio di un servizio del genere rispetto a qualsiasi forma di gestione diretta di un nido d'infanzia. Ma, oltre che di enti e famiglie, l’agrinido ha calamitato l’interesse anche degli educatori, tanto che alla Quercia della memoria sono giunte per 42 candidature. Con il termine agrinido, ricorda Coldiretti Macerata, si intende una struttura di accoglienza realizzata all'interno di una azienda agricola per bambini fino a tre anni di età mentre l'agriasilo coinvolge i piccoli dai tre ai sei anni. In base alla normativa vigente, che fissa il numero massimo di bambini in relazione alla metratura dei locali, si tratta spesso di piccole “classi” alle quali vengono garantite tutte le appropriate cure quotidiane (pranzo, sonno, cambio) ma con più tempo all'aria aperta a contatto con la natura, in una sorta di “palestra verde” dove coltivare le piante, socializzare con gli animali, imparare a conoscere i ritmi della natura e i principi di una alimentazione sana.


COLDIRETTI MARCHE, CON CALDO FINO A -50% PRODUZIONE LATTE, PER LE MUCCHE “DIETA” E VENTILATORI
Oltre ad aggravare la siccità nei campi, il caldo ha fatto crollare la produzione di latte nelle stalle, con gli allevatori costretti a studiare diete specifiche per le mucche o a piazzare ventilatori in stalla. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti sugli effetti che l’afa e le alte temperature continuano a far registrare nelle campagne della regione. Per le mucche il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi, oltre questo limite gli animali mangiano poco, bevono molto e producono meno latte, con un calo medio che nella nostra regione va dal 20 al 50 per cento. Roberto Di Mulo, allevatore di Amandola, nel Fermano, produce yogurt e formaggi coi quali rifornisce Mercati e Botteghe di Campagna Amica. “Ho piazzato dei sistemi di ventilazione in stalla ma gli animali soffrono il gran caldo e la produzione di latte è diminuita di almeno il 20 per cento – spiega il titolare dell’azienda L’angolo di paradiso -. A ciò si aggiunge il fatto che la siccità ha praticamente ‘bruciato’ le coltivazioni di erba medica che diamo da mangiare ai nostri animali, con il conseguente aggravio di costi”. Ventilatori in stalla anche per Antonio Larghetti, produttore di latte di alta qualità di Frontino, nel Pesarese. “E’ un momento difficile – spiega dal suo allevamento di circa 200 capi – poiché lo stress da caldo porta gli animali a mangiare poco e la produzione è praticamente dimezzata”. Chi tra mucche e pecore sta vedendo la produzione crollare è anche Mirco Angeli, di Pievetorina (Macerata), produttore di formaggi. “In alcuni giorni stiamo mungendo il 50 per cento in meno di latte – spiega il titolare dell’azienda Angeli, che vende nei mercati della Coldiretti –. Per le mucche ci siamo attrezzati con una dieta ma i problemi maggiori si registrano per le greggi, che non trovano più erba da mangiare a causa della siccità”. “La produzione di latte è calata di un quinto – dichiara da parte sua Roberto Magnaterra, produttore di Castelfidardo (Ancona) che vende latte alla spina e formaggi al mercato di Campagna Amica di Ancona –. Per ovviare ai problemi di stress per le mucche siamo stati costretti a studiare un’alimentazione ad hoc, ricca di sali minerali e altre sostanze utili a contrastare il caldo”. Intanto continua la sofferenza delle altre colture, con i problemi maggiori che stanno riguardando mais e girasole, ma anche tutto il settore dei foraggi, che nella nostra regione conta una superficie di oltre 100mila ettari, un sesto di quella totale coltivata.

TERNA, NUOVE REGOLE PER INTERROMPERE LA PRODUZIONE DI GENERAZIONE DISTRIBUITA DA FOTOVOLTAICO ED EOLICO DAL 1° AGOSTO
Per mantenere in sicurezza la rete elettrica nazionale nei momenti di criticità a partire dal 1° agosto Terna potrà, con preavviso, ridurre a zero la produzione degli impianti eolici e fotovoltaici di potenza superiore a 100 kW connessi alle reti in media tensione - quindi non collegati alla rete nazionale - attraverso ordini impartiti ai distributori e ai produttori titolari.
Consultazione-lampo, i di criticità indicate da Terna sono quelle in cui la forte produzione da fonti rinnovabili, che viene dispacciata per prima, e la contemporanea bassa domanda (es. le ore centrali dei giorni festivi) limitano la disponibilità in rete di impianti tradizionali (termoelettrici), gli unici in grado di offrire servizi di regolazione necessari a mantenere il sistema in sicurezza. Nella nota esplicativa del documento si legge “La consistente produzione rinnovabile non programmabile crea delle situazioni temporanee di criticità nell’esercizio del sistema elettrico primario per effetto della riduzione della capacità di regolazione e dell’inerzia produttiva del sistema elettrico nazionale che risulta così esposto a maggiore vulnerabilità. Il recente sviluppo di generazione da fonti rinnovabili non programmabili ha acuito il problema fisico citato ed ha introdotto nuovi problemi di controllo in quanto essa risulta dispersa in migliaia di generatori connessi a reti di distribuzione. Ne consegue la necessità di poter limitare la GD-Generazione Distribuita, …. , per consentire una più idonea composizione del parco di generazione.”
La procedura RIGEDI permetterà al gestore di rete di impartire ordini ai gestori delle reti di distribuzione e ai produttori titolari degli impianti coinvolti ordini di riduzione a zero della produzione di determinati gruppi di impianti. Questi ultimi verranno identificati dalle imprese di distribuzione e comunicati a Terna, in prima applicazione, entro i primi 5 giorni di agosto. Sono tenuti all’applicazione del nuovo regolamento, per le parti di propria competenza Terna, le Imprese Distributrici e le Imprese Produttrici titolari degli impianti di GD connessi in MT. Le prescrizioni contenute si applicano agli impianti di generazione che presentano contemporaneamente le seguenti caratteristiche: 
-sono connessi alle reti MT di distribuzione;

  1. - sono impianti non programmabili alimentati da fonte rinnovabile fotovoltaica ed eolica; 
  2. - immettono in rete tutta la produzione, al netto dei servizi ausiliari; 
  3. - presentano potenza nominale dei gruppi di generazione maggiore o uguale 100 kW. 

Gli impianti interessati saranno raggruppati per 8 aree geografiche e saranno di due tipologie: quelli dotati di sistemi che ne consentono il distacco a distanza su richiesta di Terna (GDTEL) e quelli che invece richiedono un intervento fisico degli operatori (GDPRO). All'interno di ogni area geografica gli impianti distaccabili saranno riuniti in gruppi identificati dal distributore. Le modalità operative con le quali Terna informa circa il ricorso al provvedimento di “Riduzione degli impianti di generazione distribuita in condizioni di emergenza” (RIGEDI) per impianti GDTEL e GDPRO sono le seguenti:
Nel caso di distacco di impianti GDTEL il Centro Ripartizione di Terna comunica, con TP pari a 60’,al Centro Operativo competente ed alla Sala Controllo indicata dal Distributore la necessità di procedere alla riduzione a zero della GDTEL specificando: 

    1. - l’indicazione esplicita del codice identificativo dell’assieme linee da distaccare come da
    2. prospetto del Distributore; 
  1. - l’intervallo orario previsto per la riduzione. 

Tale comunicazione si effettua a mezzo fax ed e-mail concordati preventivamente. 
Il Centro di Controllo competente conferma verbalmente, e successivamente a mezzo e-mail, al corrispondente Centro di Ripartizione di Terna: 
- l’avvenuta attuazione della limitazione a zero (distacco); 
-l’avvenuta riconnessione alla rete MT del “gruppo di distacco” precedentemente
identificato, al termine del periodo previsto di riduzione. 
Le Parti invieranno, tempestivamente, ai propri Centri territoriali competenti opportuna informativa.
Nel caso di distacco di impianti GDPRO, il giorno D-7 rispetto a quello obiettivo (D), entro le ore 17.00, sulla base degli elementi in proprio possesso, Terna rende nota all’impresa distributrice l’esigenza di predisporre le procedure per l’attivazione della riduzione a zero di Impianti di tipo GDPRO, specificando:
- il giorno obiettivo di applicazione; 
-le aree interessate;
-i gruppi di distacco interessati.
Tale ordine non è revocabile.
L’Impresa Distributrice a valle della ricezione della comunicazione di Terna per l’applicazione del provvedimento RIGEDI ne dà comunicazione ai Titolari degli impianti di produzione con modalità che permettano all’Impresa Distributrice di verificare l’avvenuto ricevimento dell’ordine di distacco. I Titolari degli impianti di produzione inseriti nel gruppo oggetto della richiesta sono quindi tenuti ad attuare la riduzione di produzione nei termini e secondo le modalità richieste.

RINNOVABILI, NEL 2011 LA PRODUZIONE ELETTRICA COPRE IL 24% DEL CONSUMO INTERNO LORDO
In Italia, nel 2011, la produzione elettrica da fonti rinnovabili ha raggiunto il 24% del consumo interno lordo nazionale (cioè la produzione nazionale lorda, misurata ai morsetti dei generatori elettrici più il saldo tra importazioni ed esportazioni). Lo ha reso noto il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) che ha pubblicato i dati statistici definitivi per l’anno 2011 relativi agli impianti a fonti rinnovabili nel settore elettrico, e frutto della rilevazione statistica TER-00001 realizzata da Terna con la compartecipazione del Gse.
Consumo interno lordo
I dati mostrano il progressivo aumento nel nostro Paese della quota di produzione elettrica da rinnovabili nel consumo interno lordo: 16% (353.560 GWh) nel 2008, 21% (333.296 GWh) nel 2009, 22% (342.933 GWh) nel 2010 e 24% (346.368 GWh) nel 2011.

Potenza efficiente lorda
Nella classifica della potenza efficiente lorda, lo scorso anno al primo posto c'era la fonte idraulica con 18.092 MW, segue quella solare (12.773 MW), eolica (6.936 MW), bioenergie (2.825 MW) e geotermica (772 MW).

Produzione lorda
Per quanto riguarda invece la produzione lorda, nel 2011 ha primeggiato la fonte idraulica con 45.823 GWh, seguono le bioenergie (10.832 GWh), il solare (10.796 GWh), l'eolico (9.856) e il geotermico (5.654 GWh).

COLDIRETTI: DALLE AGRICOLONIE ALLE PIANTE CON L’APP, ECCO GLI OSCAR DELL’AGRICOLTURA MARCHIGIANA
Dalle agricolonie alle piante con l’app, l’applicazione che consente di conoscerne origine e caratteristiche, sono state premiate ad Ancona le idee innovative delle imprese da Oscar Green 2012, il concorso promosso da Coldiretti Giovani Impresa e Coldiretti Marche, con il patrocinio del Comune di Ancona e della Regione Marche, e il contribuito della Banca Popolare di Ancona.  I lavori hanno visto la presenza del presidente e del direttore di Coldiretti Marche, Giannalberto Luzi e Costante Arosio, del segretario di Coldiretti Giovani Impresa, Carmelo Troccoli, e della delegata regionale dei giovani, Maria Letizia Gardoni, assieme all'assessore alle Attività produttive di Ancona, Adriana Clestini. Per la categoria “Non solo agricoltura” la vittoria è andata a Paolo Guglielmi, dell’azienda Il Lago nella Valle di Monte San Vito (Ancona). Il giovane imprenditore, premiato da Don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, promuove delle agricolonie, campi scuola in campagna hanno l’obiettivo di far trascorrere ai bambini tempo a contatto con la natura e scoprire tempi e sapori del mondo agricolo. Oltre a ciò, Guglielmi sta lavorando alla realizzazione di orti sociali e ha lanciato l’idea “adotta un orto”. A un vivaista di Grottammare (Ascoli Piceno) è andato, invece, il riconoscimento per Stile e cultura d’impresa. Francesco Balestra si è inventato un’applicazione per smartphone e tablet che consente a chi acquista le sue piante di conoscerne tutte le caratteristiche e di sapere come curarle al meglio. A premiarlo il titolare della Pms Group di Jesi, Luca Mencarelli. L’agrinido di Barbara Aureli, imprenditrice agrituristica di Pievebovigliana (Macerata), si è invece aggiudicato il titolo per “Ideando”, consegnato dal direttore della Bpa Luciano Goffi. Si tratta della prima esperienza avviata nelle Marche, il cui successo sta facendo da modello per l’attivazione di altre strutture. Due imprenditori vitivinicoli hanno portato a casa la vittoria nelle categorie Esportare il territorio e Campagna Amica. Paolo Lucchetti, produttore di Lacrima di Morro d’Alba, è stato premiato dalla presidente del Consorzio fermano export, Federica Felicini, per aver fatto conoscere la piccola Doc della provincia di Ancona in numerosi paesi stranieri. Giacomo Centanni, vitivinicoltore di Montefiore dell’Aso (Ascoli Piceno) e già premio Cangrande all’ultimo Vinitaly, ha ottenuto il riconoscimento della categoria Campagna Amica, consegnato dal direttore generale della Fondazione, Toni De Amicis, per l’esperienza avviata nel settore della vendita diretta. Per la stesa categoria è stato premiato anche il Mercato degli agricoltori di Fano, con Claudio Omiccioli. La Bottega dei Produttori amici di Pesaro, rappresentata da Massimo Barbieri e premiata da Teodoro Bolognini per Coop Adriatica, ha ottenuto il premio nella categoria In Filiera per aver investito sulla filiera corta e sulla promozione dei prodotti del territorio con un nuovo canale di vendita. La menzione speciale Paese Amico è andata alla Regione Marche, con il vicepresidente Paolo Petrini. Il riconoscimento ha voluto premiare il lavoro fatto per la promozione di esperienze innovative nel welfare rurale, dagli agrinido alla nuova idea delle agriresidenze per anziani. Mauro Ceci, imprenditore vitivinicolo di San Paolo di Jesi (Ancona) e produttore di Verdicchio Doc e Docg si è invece aggiudicato il premio per il miglior video da Oscar, davanti a Francesco Balestra e Maria Letizia Gardoni. 


SPENDING REVIEW:MARINI (COLDIRETTI) FUNZIONI PROVINCE A CONSORZI BONIFICA
Alcune delle funzioni attualmente svolte dalle province che riguardano la gestione del territorio e dell’ambiente possono essere trasferite ai Consorzi di Bonifica che hanno le competenze per svolgerle nel rispetto del principio di sussidiarietà. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel suo intervento all’Assemblea dell’Associazione nazionale dei Consorzi di Bonifica (ANBI). I consorzi di Bonifica - ha sottolineato Marini - sono strumenti sufficientemente vicini alla gente da operare senza produrre inefficienze e altrettanto sufficientemente lontani da interessi particolari da avere una visione globale nell’affrontare i problemi del territorio. Il presidente della Coldiretti ha fatto appello alla sussidiarietà quale unica strada di sintesi tra la presente inefficienza del pubblico e il rischio di carente visione degli interessi collettivi del privato, sostenendo che l'obiettivo deve essere il trasferimento ai consorzi di ulteriori competenze, attualmente in capo a diversi enti locali. Questa proposta è giustificata dal fatto che - ha precisato Marini - il controllo del territorio e delle acque e' propedeutico allo sviluppo dell'agroalimentare e del turismo che rappresentano tra i pochi volani di crescita nell’attuale momento di crisi. Per tornare a crescere in modo sostenibile ci attende dunque un futuro di centralità dell’agricoltura che avrà bisogno di piu’ terra e di piu’ acqua e dove i Consorzi di Bonifica - ha concluso Marini ­devono potere svolgere un ruolo centrale.


SPENDING REVIEW: COLDIRETTI, NON C’E’ ALTERNATIVA A TAGLIO SPRECHI
Non c’è alternativa alla riduzione della spesa con il taglio degli sprechi nella pubblica amministrazione dove troppo spesso si annida una burocrazia inutile e dannosa per le imprese. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che occorre cogliere l’occasione della spending review per togliere di mezzo una volta per tutte quegli adempimenti burocratici inutili che tolgono all’attività di impresa vera 100 giorni l’anno in agricoltura. Basterebbe ridimensionare quella micidiale spinta creativa della burocrazia che si inventa pratiche per giustificare se stessa - ha concluso Marini - per dare stimolo all’economia reale e recuperare qualche punto di Pil.


INAIL: COLDIRETTI, NEI CAMPI CALO RECORD INFORTUNI - 56% IN 10 ANNI
E’ nelle campagne che si è verificata la maggiore riduzione degli infortuni sul lavoro negli ultimi dieci anni durante i quali hanno registrato una riduzione del 56 per cento con un calo del 24 per cento per le morti nello stesso periodo. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Inail che evidenziano nel 2011 un totale di 46.963 infortuni in agricoltura con 115 casi mortali. Molto resta tuttavia ancora da fare e per questo - precisa la Coldiretti - è necessario continuare con decisione sulla strada intrapresa con interventi per la semplificazione, la trasparenza, l'innovazione tecnologica e la formazione, che sappiano accompagnare le imprese nello sforzo di prevenzione in atto. Il trend registrato conferma il prezioso lavoro di ammodernamento delle imprese agricole fatto in questi anni - precisa la Coldiretti - per rendere il lavoro in agricoltura tecnologicamente più avanzato, ma anche più sicuro come dimostra il progressivo e costante calo degli infortuni con tassi nettamente superiori a quelli degli altri settori. Un risultato che è frutto dell'impegno degli imprenditori e dei lavoratori per lo sviluppo di un'agricoltura al servizio della sicurezza della salute, dell'ambiente e dell'alimentazione, che ­conclude la Coldiretti - vuole conciliare gli interessi delle imprese, degli occupati e dei consumatori.


OCSE: COLDIRETTI, + 6,7% LAVORO NEI CAMPI NEL 2012. GIOVANE 1 SU 4
Con la crisi è boom di assunzioni in agricoltura con un aumento del 6,7 per cento del numero di lavoratori dipendenti impegnati in campagna in netta controtendenza rispetto all’andamento generale che fa segnare un aumento record della disoccupazione anche tra i giovani. E’ quanto emerge da analisi della Coldiretti nel commentare le analisi Ocse sulla base dei dati Istat relativi al primo trimestre del 2012. Il risultato positivo delle assunzioni in agricoltura è particolarmente importante perché - sottolinea la Coldiretti - è il risultato di una crescita record del 14,2 per cento al nord ma anche del 5,4 per cento al sud mentre si registra una sostanziale stabilità nel centro Italia (-0,4 per cento). Si stima peraltro - continua la Coldiretti - che abbia meno di 40 anni un lavoratore dipendente su quattro assunti in agricoltura, dove si registra anche una forte presenza di lavoratori immigrati che hanno abbondantemente superato quota centomila. Nella fase economica della recessione l’agricoltura italiana è l’unico settore in controtendenza nel 2012 e fa segnare un aumento del Pil dello 0,4 per cento sul piano tendenziale, secondo un’analisi di Coldiretti su dati Istat relativi al primo trimestre. Da segnalare peraltro - continua la Coldiretti - che nel secondo trimestre del 2012 si è verificato anche un leggero aumento del numero di imprese agricole  che al 30 giugno 2012 sono diventate 824.516, secondo i dati Movimprese. A pesare negativamente sulla redditività dell’agricoltura italiana è - conclude la Coldiretti - la riduzione dei prezzi pagati alle imprese agricole per effetto dello strapotere contrattuale degli altri soggetti della filiera, ma anche per la concorrenza sleale dovuta alla mancanza di trasparenza nell’informazione ai consumatori che permette di spacciare come Made in Italy prodotti importati.


NELLA MULTIFUNZIONALITA’ STANNO I NUOVI SPAZI DELL’AGRICOLTURA ITALIANA
La centralità del territorio nelle dinamiche evolutive dell’agricoltura determina un crescente interesse della Società geografica italiana per il settore agricolo, soprattutto rispetto alle politiche di sviluppo. Ciò anche in conseguenza del rilievo ambientale riconosciuto al settore primario, che attraverso nuovi metodi e modelli di consumo promuove uno sviluppo sostenibile capace di preservare e valorizzare la biodiversità del pianeta.  Sul punto, da una riflessione della Società geografica sul settore agricolo, nasce il Rapporto, “I nuovi spazi dell’Agricoltura italiana”, presentato lo scorso 25 giugno, che si propone di interpretare alla luce dei mutamenti dello scenario europeo e della nuova Pac le prospettive dell’Agricoltura italiana ed il ruolo che il settore può assumere nello sviluppo del Paese. Il Rapporto mette in rilievo la propensione multifunzionale dell’impresa agricola che si interfaccia con le ulteriori attività che caratterizzano il settore, quali la preservazione degli equilibri ambientali e degli assetti paesaggistici, la produzione energetica nonché la manutenzione del territorio. La Società geografica individua attraverso il Rapporto quali devono essere gli obiettivi prioritari per lo sviluppo del settore agricolo. Si evidenzia l’esigenza non tanto di accrescere i livelli di produttività, ma di adeguare il quadro agronomico e zootecnico nonché le pratiche colturali alle caratteristiche del contesto territoriale ed ai cambiamenti climatici.  L’agricoltura può assumere il ruolo di traino per l’economia locale promuovendo la crescita di legami interattivi all’interno delle filiere alimentari per ampliare la collaborazione di settore e rafforzare il potere contrattuale all’interno delle filiere. Condizione imprescindibile per la redditività degli investimenti agricoli e per lo sviluppo dei territori rurali è promuovere l’apertura dei sistemi agricoli al mercato internazionale, che richiede un accrescimento del livello manageriale delle imprese agricole. Il Rapporto sottolinea, inoltre, a tutela del settore, l’importanza di interventi di mercato rivolti a contrastare i fenomeni della contraffazione, della pirateria e dell’italian sounding. Infine, tra gli obiettivi da raggiungere, si mette in rilievo quello dell’ “imprenditorialità”, ossia la necessità di favorire lo sviluppo di una nuova classe imprenditoriale giovane e con una formazione che possa rispondere, da un lato, alla sfida competitiva posta dalla crescente concorrenza che è conseguita alla liberalizzazione dei mercati e, dall’altro, al ruolo sempre più complesso e articolato che il settore agricolo è chiamato a svolgere all’interno del nostro sistema-paese, soprattutto, in un’ottica di multifunzionalità.


SISTRI, SOSPESI IL SISTEMA DI TRACCIABILITA’ E I CONTRIBUTI 2012
Sospesi l’operatività del Sistri e i contributi 2012. E’ quanto previsto dall’articolo 52 del decreto legge per la crescita (D.L. 22 giugno 2012, n.83) che conferma quanto già anticipato informalmente dal Ministero dell’Ambiente nelle scorse settimane. La sospensione è stata disposta per poter svolgere ulteriori verifiche amministrative e funzionali del Sistema, resesi necessarie anche a seguito del parere reso dalla Digitpa (l’Ente nazionale per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione) che ha evidenziato alcune criticità con riferimento a diversi profili tecnici ed amministrativi. Il Sistri, quindi, unitamente ad ogni adempimento informatico connesso, sarà sospeso fino al compimento delle anzidette verifiche e, comunque, non oltre il 30 giugno 2013. La norma precisa che le imprese restano obbligate alla tenuta del registro di carico e scarico e alla compilazione dei formulati di trasporto, secondo la disciplina anche sanzionatoria previgente. Contestualmente, la disposizione prevede la sospensione del pagamento dei contributi dovuti dagli utenti per l'anno 2012, che, diversamente, sarebbe scaduto a novembre.


FOTOVOLTAICO IN AREE ABBANDONATE, ECCO LE PRIME REGOLE
Il Veneto è tra le prime regioni ad aver definito le procedure amministrative per la presentazione, l’istruttoria e il riconoscimento della classificazione di “terreno abbandonato da almeno cinque anni”, relativamente agli impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra autorizzati entro il 25 marzo scorso. L’approvazione del documento si è resa necessaria con la pubblicazione sul supplemento ordinario alla GU del 24 marzo 2012, della Legge n. 27/2012 di conversione del Dl liberalizzazioni, che contiene importanti novità per il fotovoltaico in aree agricole.  All’articolo 65 “Impianti fotovoltaici in area agricola”, in vigore dal 25 marzo, al comma 1 il legislatore esprime la volontà di non concedere le tariffe incentivanti  agli impianti fotovoltaici con moduli ubicati a terra in area agricola, al comma 2,  individua anche le uniche eccezioni alla realizzazione degli impianti. E’ bene sottolineare che si tratta di un divieto di accesso all’incentivo ma non alla possibilità stessa di realizzare gli impianti. 
Le eccezioni di cui al comma 1 non si applicano:

  • • agli impianti a terra in aree agricole “realizzati e da realizzare su terreni nella disponibilità del demanio militare”. Questo è senza dubbio un trattamento di favore concesso al Ministero della Difesa, che tramite la società Difesa Spa è interessata alla realizzazione di grandi impianti fotovoltaici.

• agli impianti a terra in aree agricole che hanno conseguito l'autorizzazione entro il 29 marzo 2011 (data di entrata in vigore del Dlgs 28/2011) o per i quali sia stata presentata richiesta per il conseguimento dell'autorizzazione entro il 1° gennaio 2011, a condizione in ogni caso che l'impianto entri in esercizio entro il 24 maggio 2012.
• agli impianti a terra in aree agricole che, in data 25 marzo 2012, hanno già conseguito l’autorizzazione. Tali impianti debbono entrare in esercizio entro il 21 settembre 2012 e rispettare inoltre le seguenti condizioni (previste dall'articolo 10, commi 4 e 5 del Dlgs 28/2011):

a) la potenza nominale di ciascun impianto non sia superiore a 1 MW e, nel caso di terreni appartenenti al medesimo proprietario, gli impianti siano collocati ad una distanza non inferiore a 2 chilometri;
b) non più del 10% della superficie del terreno agricolo nella disponibilità del proponente deve essere destinata all'impianto o agli impianti.
I limiti indicati nei punti a) e b) non si applicano ai terreni abbandonati da almeno cinque anni, così come indicato dal comma 5 del Dlgs 28/2011. Il provvedimento di giunta attribuisce inoltre agli Sportelli Unici Agricoli di Avepa la gestione tecnica ed amministrativa dei procedimenti e la predisposizione della modulistica e la definizione delle procedure di istruttoria.


FOTOVOLTAICO, LE NUOVE REGOLE DEL 4° CONTO ENERGIA
Mentre si attende il nuovo Decreto sul 5° conto energia,  il Gse ha aggiornato, d'intesa con il ministero dello Sviluppo economico, le “Regole applicative per il riconoscimento delle tariffe incentivanti previste dal DM 5 maggio 2011” 4° Conto energia.   Gli aggiornamenti sono stati introdotti per tenere conto dell'entrata in vigore di disposizioni normative di recente pubblicazione. Le novità, fa sapere il Gse, riguardano le nuove regole per la realizzazione di impianti in aree agricole (articolo 65 della legge 27/2012), le nuove disposizioni per la presentazione della Certificazione antimafia (legge 35/2012), l'attuazione delle disposizioni su certificazioni di garanzia e qualità e attestato del produttore di adesione ad un sistema/consorzio che garantisca il riciclo dei moduli fotovoltaici a fine vita utile (a partire dal 30 giugno 2012, come previsto dai commi 5 e 6 dell'articolo 11 del DM 5/5/2011), l'obbligo d'integrazione delle fonti rinnovabili per i nuovi edifici sottoposti a ristrutturazioni rilevanti, per i quali la richiesta del pertinente titolo edilizio è presentata successivamente al 30 maggio 2012 (comma 4 dell'articolo 11 del dlgs 28/2011). In particolare, in riferimento all'obbligo di iscrizione a consorzi per lo smaltimento dei moduli fotovoltaici per gli impianti che entrano in esercizio dopo il 30 giugno 2012, il Gse comunica che è previsto un periodo transitorio di 6 mesi per adeguarsi pienamente ai requisiti previsti dalle regole con effetto retroattivo a partire dal 1° luglio. I paragrafi delle Regole applicative, oggetto di aggiornamenti rilevanti rispetto alla precedente versione, sono i seguenti:
par. 3.7: Limitazioni per impianti installati a terra su aree agricole 
Vengono recepite le modifiche introdotte dall’articolo 65 della Legge n. 27/2012 che annulla i commi 4 e 5 dell’articolo 10 D.lgs. 28/11 (impianti a terra installati su aree agricole).
par. 4.2 : Documentazione da allegare
Viene aggiornata la documentazione da allegare alla richiesta di accesso alle tariffe incentivanti in conformità alle modifiche introdotte, resa anche disponibile sull’apposito applicativo del sistema informatico del GSE a partire dal 1° luglio 2012.
par. 4.2.1 Certificazione antimafia 
Viene recepito quanto introdotto dalla Legge n. 35 del 4 aprile 2012, secondo cui il GSE procederà d’ufficio a richiedere l’informativa antimafia alla Prefettura, fermo restando le cause di esenzione di cui all’art. 83 del D.lgs 159/2011. Modello autodichiarazione certificazione antimafia
par. 4.5.1 Maggiorazione per l’utilizzo di componenti EU 
Viene chiarito che le modalità di riconoscimento previste per la maggiorazione della tariffa incentivante fino al 30 giugno 2012, risultano estese fino alla conclusione del quarto Conto energia.
par. 4.6 Attuazione delle ulteriori disposizioni previste nell’articolo 11 del decreto
Vengono definiti i requisiti per assolvere:

  • - l‘obbligo di certificato di garanzia di 10 anni per i moduli di impianti rientranti nel Titolo II del DM 5 maggio 2011, a partire dal 29 maggio 2012; 

- l’obbligo di  iscrizione dei produttori dei moduli a sistemi/consorzi per lo smaltimento degli stessi a fine vita utile ed in possesso di determinati requisiti tecnici e finanziari, a partire dal 1 luglio 2012;
- l’obbligo di certificazione di sistema per i produttori di moduli (sistema di gestione della qualità,

sistema di gestione della salute e sicurezza, sistema di gestione ambientale), a partire dal 1 luglio 2012;
- l’obbligo di certificazione del processo produttivo in fabbrica (Factory inspection) per moduli e inverter, a partire dal 1 luglio 2012. 
par. 4.7 Obbligo d’integrazione delle fonti rinnovabili  nei nuovi edifici
Vengono chiarite le modalità di incentivazione di impianti fotovoltaici di potenza superiore alla potenza d’obbligo, ad assolvimento degli obblighi di legge di cui all’art.11 D.lgs. n. 28 del 3 marzo
titolo edilizio è stato presentata successivamente al 30 maggio 2012.


ACCATASTAMENTO DEGLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI CHIARIMENTI DALL’AGENZIA DEL TERRITORIO
Agli immobili rurali con gli impianti fotovoltaici, quando sussiste il carattere di ruralità, e attribuita
L'Agenzia del Territorio con la provinciali ed alle direzioni regionali ha approfondito le tematiche ed ha fornito alcuni chiarimenti in merito all'accertamento degli immobili ospitanti gli impianti fotovoltaici.
Per quanto riguarda i criteri per l’attribuzione della categoria e della rendita catastale, l’Agenzia ricorda che, come già indicato nella Risoluzione 3/2008, gli immobili ospitanti centrali elettriche a pannelli fotovoltaici devono essere accertati nella categoria D/1 – opifici. I pannelli devono inoltre essere inclusi nella determinazione della rendita catastale perché è grazie a loro che l’immobile acquisisce il carattere di centrale elettrica.
Al contrario, non è importante che gli impianti siano amovibili o posizionabili in un altro luogo. Sono infatti considerati immobili tutte le parti che concorrono all’autonomia funzionale e reddituale. Per l’obbligo di accatastamento e determinazione della rendita di un impianto fotovoltaico, non è quindi fondamentale l’amovibilità, quanto la capacità di produrre un reddito.
A prescindere dal metodo con cui impianto e immobile sono uniti, per determinare la rendita catastale dell’immobile che ospita l’impianto fotovoltaico l’Agenzia del Territorio indaga sulla loro effettiva correlazione.
L’Agenzia ha inoltre chiarito che non sussiste l’obbligo di accatastamento per le installazioni fotovoltaiche integrate o realizzate sulle aree di pertinenza di immobili censiti al catasto edilizio urbano, che in questo caso vengono considerate pertinenze degli immobili e non unità immobiliari autonome. Se l’impianto fotovoltaico fa aumentare il valore capitale dell’immobile dal 15% in su, è necessario presentare una dichiarazione per la variazione e rideterminazione della rendita catastale. Se per necessità civilistiche l’impianto e il fabbricato devono essere individuati separatamente, prima si fraziona il fabbricato individuando i subalterni, poi, quando la realizzazione dell’impianto è ultimata, si presenta domanda di variazione nella categoria catastale D/1 o D/10 se è possibile ottenere il riconoscimento della ruralità.
Nello specifico la nota 31892 fornisce chiarimenti:
Criteri generali per l'attribuzione della categoria e rendita.
Per quanto concerne le installazioni fotovoltaiche per le quali sussiste l'obbligo di accatastamento nella nota in argomento viene precisato che nel caso di installazioni fotovoltaiche architettonicamente integrate o parzialmente integrate (definite all'articolo 2 del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 19 febbraio 2007, emanato di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare) ed a quelle realizzate su aree di pertinenza, comuni o esclusive, di fabbricati o unità immobiliari censiti al catasto edilizio urbano, non sussiste l'obbligo di accatastamento come unità immobiliari autonome, in quanto possono assimilarsi agli impianti di pertinenza degli immobili ma è necessario procedere, con dichiarazione di variazione da parte del soggetto interessato, alla rideterminazione della rendita catastale dell'unità immobiliare a cui l'impianto risulta integrato, allorquando lo stesso ne incrementa il valore capitale (o la relativa redditività ordinaria) di una percentuale pari al 15% o superiore, in accordo alla prassi estimativa adottata dall'amministrazione catastale (circolare Agenzia territorio n. 10 del 4 agosto 2005, nell'ambito dell'applicazione dell'articolo l, comma 336, della legge 30 dicembre 2004, n. 311).
Nel caso in cui sorga la necessità, per finalità civilistiche, di individuare separatamente il fabbricato e l'installazione fotovoltaica realizzata sulla copertura, si procede preliminarmente al frazionamento del fabbricato, individuando con i rispettivi subalterni le porzioni immobiliari componenti l'unità secondo le previsioni richiamate al paragrafo 3.3 della circolare n. 4 del 29 ottobre 2009. In particolare, deve essere preliminarmente individuato il lastrico solare, oggetto di trasferimento di diritti reali.


Quando sussiste il carattere di ruralita'. 
Nella nota in argomento, per quanto concerne la ruralità degli immobili ospitanti gli impianti
fotovoltaici, viene precisato che agli immobili realizzati su fondi agricoli deve essere riconosciuto il
carattere di ruralità dopo aver accertato che:
 l'azienda agricola esista, ossia si riscontri la presenza di terreni e beni strumentali che
congiuntamente siano, di fatto, correlati alla produzione agricola;
 l'energia sia prodotta dall'imprenditore agricolo, nell'ambito dell'azienda agricola;
 l'impianto fotovoltaico sia posto nel comune ave sono ubicati i terreni agricoli, o in quelli limitrofi;
 almeno uno dei requisiti oggettivi, richiamati al paragrafo 4 della circolare n. 32 del 2009, sia
soddisfatto.

Agli immobili ospitanti le installazioni fotovoltaiche, censiti autonomamente e per i quali
sussistono i requisiti per il riconoscimento del carattere di ruralità, nel caso in cui ricorra l'obbligo
di dichiarazione in catasto, ai sensi degli articoli 20 e 28 del regio decreto legge 13 aprile 1939, n.
652 (convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249), è attribuita la categoria
"D/10 -fabbricati per funzioni produttive connesse al/e attività agricole", introdotta con decreto del
Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 139.


Quando non sussiste l'obbligo.
Non sussiste, comunque, alcun obbligo di dichiarazione al catasto, qualora sia soddisfatto almeno uno dei seguenti requisiti:  la potenza nominale dell'impianto fotovoltaico non è superiore a 3 chilowatt;  la potenza nominale complessiva, espressa in chilowatt non è superiore a tre volte il numero delle unità immobiliari le cui parti comuni sono servite dall'impianto, indipendentemente dalla circostanza che sia installato al suolo ovvero, sia architettonicamente o parzialmente integrato ad immobili già censiti al catasto edilizio urbano;  per le installazioni ubicate al suolo, il volume individuato dall'intera area destinata all'intervento (comprensiva, quindi, degli spazi liberi che dividono i pannelli fotovoltaici) e dall'altezza relativa all'asse orizzontale mediano dei pannelli stessi, è inferiore a 150 metri3, in coerenza con il limite volumetrico stabilito all'articolo 3, comma 3, lettera e) del decreto ministeriale 2 gennaio 1998,
n.28.

 

FOTOVOLTAICO VICINO IL TETTO DEI 6 MILIARDI
Siamo sempre più vicini al tetto di spesa dei sei miliardi di euro di incentivi per il fotovoltaico.
Ricordiamo che al trentesimo giorno dal suo superamento, stando l’attuale versione della bozza
di decreto, dovrebbe scattare il quinto conto energia.
Il contatore fotovoltaico del GSE ad oggi segna un costo complessivo di 5.751.249.028 miliardi di
euro, una potenza installata pari a 13.484.866 kW, ed un numero di impianti pari a 366.151.
Dai dati relativi all’incentivazione del Conto Energia del GSE, aggiornati al 31 maggio 2012, si
evince che il trend di crescita che aveva caratterizzato il settore fotovoltaico dal 2006, ha subito

una notevole battuta d’arresto. Ricordiamo infatti che nel 2006 erano stati installati 1.402 impianti, al 2007 erano 6.274, nel 2008 erano 24.074, nel 2009 erano 39.366, nel 2010 erano 84.607, nel 2011 erano 174.707, al 31 maggio risultano installati “solamente” 26.107 impianti.


AEEG: SOSPENSIONE DEL PAGAMENTO DELLE BOLLETTE DI ENERGIA ED ACQUA NELLE ZONE COLPITE DAL TERREMOTO
L'Autorità per l'energia ha approvato un provvedimento di urgenza che sospende dal 20 maggio scorso il pagamento delle bollette di luce, gas ed acqua alle popolazioni delle zone colpite dal terremoto. Con una delibera approvata nel consiglio straordinario del 6 giugno, l'Autorità ha infatti stabilito la sospensione dei termini di pagamento delle fatture per la fornitura di energia elettrica, gas ­compresi il GPL e altri gas distribuiti per mezzo di reti canalizzate - e del servizio idrico integrato. Il provvedimento riguarda le utenze nei Comuni danneggiati dagli eventi sismici, come individuati da successivi provvedimenti delle autorità competenti. La misura verrà applicata dalla data di emanazione da parte delle autorità competenti dei provvedimenti per l'identificazione dei Comuni danneggiati dagli eventi sismici del 20 maggio e successivi, e dei provvedimenti straordinari che verranno adottati dal Governo a sostegno delle popolazioni interessate dagli eventi sismici. L'indicazione della scadenza della sospensione dei termini di pagamento verrà data in un successivo provvedimento da adottare in seguito sempre in seguito all'emanazione da parte delle autorità competenti delle disposizioni straordinarie. La sospensione dei pagamenti delle bollette è un primo provvedimento di urgenza, in vista di nuovi interventi dell'Autorità che possano prevedere anche l'eventuale introduzione di agevolazioni di natura tariffaria come già fatto per il terremoto in Abruzzo.


FOTOVOLTAICO IN AREE ABBANDONATE, ECCO LE PRIME REGOLE
Il Veneto è tra le prime regioni ad aver definito le procedure amministrative per la presentazione, l’istruttoria e il riconoscimento della classificazione di “terreno abbandonato da almeno cinque anni”, relativamente agli impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra autorizzati entro il 25 marzo scorso. L’approvazione del documento si è resa necessaria con la pubblicazione sul supplemento ordinario alla GU del 24 marzo 2012, della Legge n. 27/2012 di conversione del Dl liberalizzazioni, che contiene importanti novità per il fotovoltaico in aree agricole.
All’articolo 65 “Impianti fotovoltaici in area agricola”, in vigore dal 25 marzo, al comma 1 il legislatore esprime la volontà di non concedere le tariffe incentivanti agli impianti fotovoltaici con moduli ubicati a terra in area agricola, al comma 2, individua anche le uniche eccezioni alla realizzazione degli impianti. E’ bene sottolineare che si tratta di un divieto di accesso all’incentivo ma non alla possibilità stessa di realizzare gli impianti. Le eccezioni di cui al comma 1 non si applicano:

  1. • agli impianti a terra in aree agricole “realizzati e da realizzare su terreni nella disponibilità del demanio militare”. Questo è senza dubbio un trattamento di favore concesso al Ministero della Difesa, che tramite la società Difesa Spa è interessata alla realizzazione di grandi impianti fotovoltaici.
    1. • agli impianti a terra in aree agricole che hanno conseguito l'autorizzazione entro il 29 marzo 2011 (data di entrata in vigore del Dlgs 28/2011) o per i quali sia stata presentata richiesta per il conseguimento dell'autorizzazione entro il 1° gennaio 2011, a condizione in ogni caso che
    2. a condizione in ogni caso che l'impianto entri in esercizio entro il 24 maggio 2012.
  2. • agli impianti a terra in aree agricole che, in data 25 marzo 2012, hanno già conseguito l’autorizzazione. Tali impianti debbono entrare in esercizio entro il 21 settembre 2012 e rispettare inoltre le seguenti condizioni (previste dall'articolo 10, commi 4 e 5 del Dlgs 28/2011):

a) la potenza nominale di ciascun impianto non sia superiore a 1 MW e, nel caso di terreni appartenenti al medesimo proprietario, gli impianti siano collocati ad una distanza non inferiore a 2 chilometri;
b) non più del 10% della superficie del terreno agricolo nella disponibilità del proponente deve essere destinata all'impianto o agli impianti.
I limiti indicati nei punti a) e b) non si applicano ai terreni abbandonati da almeno cinque anni, così come indicato dal comma 5 del Dlgs 28/2011. Il provvedimento di giunta attribuisce inoltre agli Sportelli Unici Agricoli di Avepa la gestione tecnica ed amministrativa dei procedimenti e la predisposizione della modulistica e la definizione delle procedure di istruttoria.


LE ENERGIE RINNOVABILI SONO UN BENEFICIO PER L’ITALIA
Le rinnovabili sono un costo per il Paese? Lo studio dell'Osservatorio OIR di Agici, d’intesa con il GSE analizza la situazione ed evidenzia che il raggiungimento degli obiettivi europei al 2020 sulle energie alternative genererà benefici per 76 miliardi di euro fino al 2030. Oltre all'ambiente possono giovare all'economia e alla politica industriale del paese. “Molto si dovrà fare per produrre localmente la biomassa – afferma il Presidente dell’Associazione le Fattorie del Sole Coldiretti, Giorgio Piazza –, grazie allo sviluppo di filiere corte sostenute da una rete di piccole e medie imprese in grado di migliore la gestione forestale e la salvaguardia degli habitat. Questo permetterà di sviluppare un radicata e strutturata politica industriale del territorio e di ridurre i costi di importazione della biomassa, stimati nello studio per un costo di oltre 3 Miliardi di euro per il periodo 2008/2011”. L’ Osservatorio Internazionale sull’Industria e la Finanza delle Rinnovabili – OIR è stato avviato nel 2008 d’intesa con il GSE, ed analizza sistematicamente le filiere produttive delle rinnovabili italiane ed internazionali, superando la visione parziale e concentrando l’attenzione sulle tematiche industriali, sull’innovazione e sulla finanza. “Non dobbiamo nascondere gli errori commessi in passato – afferma il prof. Gilardoni, Presidente dell’Osservatorio OIR – ma smettere di investire ora nelle rinnovabili sarebbe un grave danno per il paese. Affermare che le rinnovabili siano l’unica causa del rincaro delle bollette è sbagliato: l’elettricità italiana è da sempre più cara della media europea, anche quando non c’erano i sussidi alle rinnovabili. Ci troviamo ora – continua Gilardoni -in un momento di transizione in cui si inizia a toccare con mano il nuovo modello energetico basato su rinnovabili e generazione distribuita. Oggi basta solo un non grande ammontare addizionale di incentivi per rendere le rinnovabili competitive e far dispiegar molti degli effetti positivi per il sistema produttivo italiano e per i consumatori, in termini di indipendenza energetica, creazione di nuova e qualificata occupazione e spinta all’innovazione tecnologica. Ci vuole una politica industriale esplicita in tal senso.” Il documento di sintesi, scaricabile dal seguente link , presenta 8 punti chiave:
1) La policy incentivante negli scorsi anni è stata per molti aspetti sbagliata: l’analisi Costi
Benefici mostra risultati negativi per 3 miliardi di euro; 
2) Alcuni fattori contingenti hanno aggravato la situazione; il decreto Salva Alcoa, la crisi
finanziaria, uno stato di overcapacity del sistema elettrico, ecc.); 
3) Nonostante tali premesse, gli impatti positivi sono importanti e spesso sottovalutati. I
benefici netti complessivi stimati con prudenza al 2030 ammontano a 76 Mld €. Inoltre si registra un incremento dell’Occupazione con +130.000 addetti dal 2011 al 2020; dell’ Export manufatti, con + 3 Mld € anno; una significativa riduzione della dipendenza energetica del Paese dalle fonti fossili: - 13 bcm gas annui; un importante appiattimento della curva di
domanda elettrica nazionale, che determina un risparmio di 2 Mld € anno.
4) Le realizzazioni 2008-2011 stanno cambiando la struttura del settore con importanti
implicazioni, spesso inattese;
5) Gli investimenti fatti hanno prodotto riflessi positivi che non vanno dispersi; 
6) Dato il crollo del costo degli impianti e le altre dinamiche intervenute, con il 25% della spesa
si aumenta la capacità dell’80%. Perseguire gli obiettivi del PAN e del conto energia potrebbe
generare un beneficio netto di 79 miliardi di euro;
7) Il rilancio delle rinnovabili va assolutamente visto in chiave di politica industriale e di
internazionalizzazione delle imprese italiane;
8) Si suggerisce una agenda per un efficace sviluppo del settore: a. Nuove logiche di sostegno

b. Supporto all’esportazione c. Ricerca e innovazione d. Concentrazione delle imprese e.
Ottimizzazione della gestione delle reti.  Da diversi anni è in corso un vivace dibattito circa i reali costi e benefici delle rinnovabili troppo spesso caratterizzato da posizioni ideologiche. La recente crisi economica ha accresciuto gli attacchi alle FER, ritenute la principale causa dell’aumento delle bollette e di aver creato una industria sussidiata e incapace di reggersi con le proprie gambe. Lo studio “Costi/Benefici delle Rinnovabili al 2030 calcolati alla luce delle esperienze dell’ultimo quadriennio 2008-2011” che, pur non nascondendo gli errori commessi nel passato, dimostra come questa tesi sia infondata. Il perseguimento degli obiettivi europei al 2020 ha e avrà almeno le seguenti ricadute sul Paese: 1) Sicurezza e dell’indipendenza energetica. Le rinnovabili consentono di evitare l’import di ben 13 miliardi di metri cubi di gas/anno, cioè il 18% delle importazioni correnti, circa quanto l’Italia ha acquistato nel 2010 dalla Russia. Il beneficio complessivo ammonta a 55 miliardi di euro, considerando i prezzi del gas del mercato spot. 2) Ricadute sulle filiera industriale e sull’occupazione. 266.000 gli occupati a regime nelle FER, per un impatto complessivo sul paese di 80 miliardi di euro al 2030. Gli incentivi e il forte tessuto produttivo italiano hanno permesso di costruire rapidamente una filiera industriale con nicchie di eccellenza anche a livello mondiale: gli inverter per il fotovoltaico, i riduttori per l’eolico, i sistemi di cogenerazione da biomasse; vi sono inoltre le filiere in cui da anni l’Italia è leader globale: geotermico e idroelettrico. A regime l’export netto dell’industria italiana potrà superare 4 miliardi di euro/anno. 3) Riduzione del prezzo di picco dell’elettricità. Le rinnovabili non costituiscono solo un costo in bolletta per i consumatori finali. Il fotovoltaico, infatti, funzionando al massimo della potenza nelle ore diurne di picco contribuisce ad “appiattire” la curva di domanda, riducendo l’uso di impianti vetusti, poco efficienti e quindi costosi e inquinanti. L’impatto sui prezzi dell’elettricità è stimato in 35 miliardi di euro nel periodo 2008-2030. 4) Ambiente ed emissioni inquinanti. Assai rilevanti, infine, le ricadute ambientali in termini di mancate emissioni di CO2 e NOX, per un beneficio complessivo al 2030 pari a oltre 10 miliardi di euro.



CENTO MILIONI DA INVESTIRE NELLE BIOMASSE, PUBBLICATO IL BANDO
È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 124 del 29 maggio 2012, il Decreto ministeriale 15
marzo 2012 di modifica al Decreto ministeriale 13 dicembre 2011 (Bando Biomasse).
Le principali modifiche riguardano:

º l’abbassamento della potenza minima degli impianti elettrici che passa da maggiore di 1 MW (elettrico) a maggiore di 0,65 MW (elettrico);
º    la modifica del punteggio della premialità riferita alla quantità di biomassa utilizzata, proveniente dalle regioni obiettivo;
º    l’istituzione di una sezione distinta per i programmi di investimento aventi per oggetto impianti elettrici con potenza inferiore a 1 MW (elettrico) pari a 35 mil€; 
º    possibilità per le cooperative di accedere al bando. 
A seguito della pubblicazione di questo Decreto, e ai sensi dell’art. 3, c. 1 dello stesso, il termine di presentazione delle domande di agevolazione è fissato al giorno 13 luglio 2012. Ove ritenuto necessario alla luce delle modifiche al Decreto ministeriale del 13 dicembre 2011, i soggetti proponenti che abbiano presentato domanda di agevolazione, possono ripresentarla entro questo termine, previo ritiro della precedente.


RINNOVABILI, L’UE CHIEDE PIU’ EFFICIENZA E MENO COSTI
E’ necessario continuare a sviluppare il settore delle energie rinnovabili, promuovendo soluzioni innovative, ma ciò nel rispetto del territorio e privilegiando programmi che incoraggino la riduzioni dei costi. A riguardo, la Commissione europea ha adottato la comunicazione n. 271 del 2012 in cui ha rinnovato il suo impegno verso il raggiungimento dell’obiettivo di innalzare la quota di rinnovabili sul consumo di energia primaria del 20% medio europeo, anche oltre il 2020, evidenziando che tale scopo si raggiunge in modo efficiente rispetto ai costi, solo se tutte le politiche in vigore vengono attuate in tutti gli Stati membri e a fronte di una convergenza di tutti regimi di sostegno. Nella comunicazione adottata dalla Commissione si invita pertanto, da un lato, a privilegiare un maggiore coordinamento delle politiche a livello europeo per stabilire e riformare i regimi di sostegno e, dall’altro, a ricorrere più diffusamente ai meccanismi di scambio di energie rinnovabili tra gli Stati membri. La Commissione ha rilevato che senza una pianificazione adeguata in materia di energie rinnovabili, il periodo successivo al 2020 registrerebbe un crollo della crescita in questo settore. Si deve, pertanto, avviare un processo destinato alla preparazione delle future scelte politiche, individuando il percorso da intraprendere in prospettiva del 2030 e stabilendo gli obiettivi a livello dell’Unione europea e nazionali rispetto alle energie rinnovabili, all’efficienza energetica e ai gas a effetto serra. Inoltre, è stata evidenziata l’esigenza che da parte degli investitori si possa contare su maggiori certezze rispetto al quadro normativo che, ad oggi, risulta lacunoso, in particolare, deve essere affrontato il problema degli incentivi agli investimenti, in modo da consentire una facile integrazione delle energie rinnovabili nel mercato interno. E’ chiaro che anche alla luce delle recenti considerazioni della Commissione europea, il settore delle rinnovabili deve essere sostenuto e sviluppato, ma attraverso un’adeguata pianificazione e regolamentazione normativa, stabilendo gli opportuni criteri per produrre energia da fonti rinnovabili dove concretamente è sensato farlo, in considerazione tutti gli interessi in gioco dalla tutela dell’ambiente al reale vantaggio economico.


RIFORMA PAC: SI ALL’AGROAMBIENTE, NO AL GREENING CHE PENALIZZA LE IMPRESE
E’ in discussione, presso il Consiglio Europeo, la proposta della riforma della Politica Agricola Comunitaria relativa al greening ('rinverdimento') con il quale si intende rendere obbligatorie, per tutti gli agricoltori, alcune pratiche ecologiche che si vanno ad aggiungere a quelle tutt’ora previste nell’ambito del regime di condizionalità degli aiuti. Chi non rispetta le nuove misure di sostenibilità ecologica perde il 30% dei finanziamenti e può incorrere in ulteriori sanzioni aggiuntive. Rispetto al greening le imprese agricole italiane ed europee hanno sollevato diversi dubbi ed attualmente è in atto un confronto piuttosto vivace con le associazioni ambientaliste che plaudono, invece, a tali misure. Coldiretti, già sulla proposta iniziale della Commissione, ha sollevato alcune perplessità in quanto il vincolo di diversificazione delle colture a seminativo non assicura di per sé effetti ambientali positivi, perché non è una rotazione delle colture, mentre il vincolo del 7% a destinazione ecologica infligge costi molto diversi da zona a zona e penalizza troppo le aree più produttive.  Nel corso della riunione del Consiglio del 18 giugno scorso è stato presentato, da parte del commissario europeo Dacian Ciolos, un “Concept Paper” con il quale si effettua una prima analisi del dibattito, sorto sul “greening”, tra gli Stati membri in merito alla proposta iniziale e riconosce che alcuni elementi meritano un'ulteriore riflessione. A tal fine, la Commissione Ue formula dei suggerimenti su come semplificare la Pac e migliorare le relative pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente.  A seguito delle sollecitazioni provenienti dalle imprese agricole europee, la proposta iniziale greening è stata, quindi, riformulata “alleggerendo” in parte gli impegni a carico delle aziende.  Ciò nonostante, secondo Coldiretti, oltre ai problemi legati a un'eccessiva burocratizzazione e a pratiche considerate da molte imprese agricole troppo complicate e costose, il pacchetto del greening così come è stato formulato, presenta alcuni elementi di ciriticità: le risorse per il rinverdimento finirebbero per finanziare coloro che detengono semplicemente dei terreni, non tenendo conto, invece, di quanto investono in colture con un impatto positivo sull'ambiente.  La proposta di destinare il 30% delle risorse al greening per favorire una maggiore cura dell’ambiente è in realtà da rivedere, perché esclude la maggior parte delle colture virtuose in termini di sostenibilità del territorio e di cattura di CO2, ampiamente diffuse nell’agricoltura italiana quali olivo, vite e alberi da frutta, che sono la base della dieta mediterranea. In pratica, per Coldiretti, paradossalmente con il greening un olivicoltore italiano non prenderebbe i pagamenti 'verdi', mentre i prati della regina d’Inghilterra sì.  Inoltre, sarebbe opportuno ampliare il menù di misure ammissibili per il greening, inserendo anche pratiche virtuose ampiamente diffuse nell'agricoltura mediterranea (colture promiscue, pratiche anti-erosione, alberature corsi d’acqua, utilizzo razionale delle risorse idriche…). In generale, il greening andrebbe applicato in modo flessibile nei diversi Stati membri per adattarlo alle diverse specificità territoriali ed ambientali Si ritiene, inoltre, che gli agricoltori che già applicano misure che vanno oltre le prescrizioni obbligatorie dell'Unione in materia ambientale dovrebbero automaticamente poter fruire del pagamento di inverdimento. Del resto, Coldiretti ritiene che sul versante ambientale, l’agricoltura stia già dando da diversi anni un contributo notevole considerato che, oltre alle misure obbligatorie di tutela ambientale previste nell’ambito della condizionalità, l’Italia ha finora speso il 54,35% delle risorse destinate dai Psr per le misure agroambientali alle quali gli agricoltori possono aderire volontariamente.  Sull’ambiente, però, intervengono anche altre misure dei Piani di sviluppo rurale quali la 216 (investimenti non produttivi), la 221 e la 223 (primo imboschimento di terreni agricoli e non agricoli), la 222 (primo impianto di sistemi agroforestali), la 225 (interventi silvo-ambientali), la 226 (ricostituzione del potenziale forestale) ed, infine, la 224 (Natura 2000, tutte misure che già legittimano fortemente la spesa comunitaria a favore dell’agricoltura e operanti da diversi anni.  Pertanto, per Coldiretti, la riforma della Pac, post 2013 dovrebbe rappresentare l’occasione per risolvere ben altri problemi quali quelli strutturali di volatilità dei prezzi e del ridotto potere negoziale lungo la filiera, conferendo alle produzioni europee una maggiore competitività rispetto a quelle provenienti dai paesi extracomunitari.  Le perplessità di Coldiretti sulla componente ecologica della riforma della Politica agricola sono condivise da molti Stati membri, poiché il pacchetto delle misure proposte comporta un aumento dei costi amministrativi ed incrementa la burocrazia in controtendenza rispetto all’obiettivo di semplificazione che si pone la riforma. Inoltre la diversificazione delle colture, i pascoli permanenti e le aree ecologiche, in considerazione dei rilevanti costi amministrativi, rendono necessario compiere un’analisi del valore aggiunto. Insomma, secondo Coldiretti, al momento, il rafforzamento delle misure a favore dell’ambiente tramite il greening non rappresenta una priorità, anche perché i dati dimostrano che l’Italia possiede, già, un altissimo patrimonio di biodiversità, grazie alla grande varietà di climi e di ambienti presente sul suo territorio. Per stessa ammissione del Wwf “Il paesaggio italiano accoglie un gran numero di habitat, specie animali e vegetali. Una moltitudine tale da rendere il nostro paese uno dei più ricchi di biodiversità a livello europeo e mondiale: oltre 57 mila specie animali, più di un terzo cioè dell’intera fauna europea e 9 mila tra piante, muschi e licheni ovvero la metà delle specie vegetali del continente. Per numero assoluto di specie floreali, inoltre, siamo i primi in Europa”. Secondo la Rete Rurale Nazionale, inoltre, le specie di uccelli presenti in Italia sono circa 500. Quasi la metà delle specie è legato agli ambienti agricoli. Questo dato evidenzia, oltre al fatto che gli uccelli sono un indicatore di biodiversità, l'importanza della prosecuzione di azioni di conservazione della natura rivolte agli habitat agricoli italiani tramite le politiche agricole regionali, nazionali e comunitarie. Tuttavia, il rapporto Uccelli comuni in Italia evidenzia che negli ultimi 10 anni, grazie alle misure che hanno un impatto positivo sull’ambiente previste dalla Pac, i due indici (Farmland Bird Index (FBI) ed il Woodland Bird Index), impiegati per misurare lo stato di conservazione delle specie comuni, segnano un andamento il primo, stabile, il secondo in miglioramento.  Quindi, non si comprende perché sia necessario obbligare gli agricoltori ad ulteriori impegni ambientali che, occorre ricordare, creano comunque un aumento dei costi di produzione, attualmente insostenibile per le imprese agricole, ma, soprattutto, forzano il sistema agricolo verso una funzione, quella ecologica, che è obiettivo importante, ma non prioritario in un sistema agroalimentare che deve garantire l’autosufficienza alimentare ad una popolazione mondiale che nel 2050, si prevede raggiungerà il record di 9 miliardi di persone
Greening: proposta iniziale della Commissione UE
Gli agricoltori devono: 1) avere almeno tre colture diverse sulle loro superfici a seminativo, se queste ultime occupano oltre 3 ettari e non sono interamente utilizzate per la produzione di erba (seminata o spontanea) o interamente lasciate a riposo o interamente investite a colture sommerse per una parte
significativa dell'anno;
2) mantenere il prato permanente esistente nella loro azienda;
3) avere un'area di interesse ecologico almeno sul 7% della superficie agricola aziendale
ammessa ad aiuti.

Le aree di interesse ecologico sono:
a) terreni lasciati a riposo,
b) terrazze,
c) elementi caratteristici del paesaggio, 
d) fasce tampone (da facoltative, diventano obbligatorie)
e) superfici oggetto di imboschimento.


Greening: il concept paper (giugno 2012)

  1. - previsione di un sistema di certificazione ambientale per le misure del II pilastro che possono essere considerate come un adempimento (o più) delle misure di greening e un sistema di certificazione ambientale per la corretta esecuzione gli adempimenti;
  2. - estensione della definizione di "prati permanenti" anche alle zone con sistemi tradizionali di agricoltura pastorizia che svolgono un ruolo chiave per la biodiversità, l'erosione del suolo e le emissioni di carbonio e quindi rendere ammissibili le superfici dove le specie non erbacee sono predominanti. Inoltre, si propone che la definizione di prati permanenti interessi i terreni non compresi nell'avvicendamento delle colture dell'azienda da almeno 8 anni o più;
  3. - per la diversificazione delle colture, al fine di affrontare le preoccupazioni espresse dalle piccole aziende e di ottenere maggiore semplificazione per gli agricoltori e le amministrazioni nell'attuazione della misura, si prevede la possibilità di aumentare la soglia di esenzione definita tra 3 e 10 ettari e prevedere di esonerare le aziende con una superficie sino a 50 ettari, di cui una parte significativa sia coperta da prati permanenti e/o temporanei, maggese o coperti da una combinazione di questi. Inoltre, il requisito minimo del 5%, relativo alle tre colture, potrebbe essere raggiunto con la somma di diverse colture, purché la coltura principale non superi il 70% della superficie a seminativo.

 



 

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ITALIA-ARGENTINA: GUERRA PROSCIUTTO; COLDIRETTI, STOP A 264 TON. DI EXPORT
Il blocco delle importazioni di prosciutto dall’Italia deciso dall’Argentina è una misura protezionistica del tutto ingiustificata che è stata opportunamente impugnata dalla Commissione Ue in sede di Wto. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che sono a rischio circa 264 tonnellate di salumi Made in Italy esportati lo scorso anno nel Paese sudamericano. La chiusura alle importazioni di prosciutto, che interessa anche la Spagna e il Brasile, è stata chiesta dagli allevatori e dagli industriali argentini in cambio di un accordo per autolimitarsi negli acquisti di materie prime suine all'estero e per migliorare la propria produzione negli anni a venire. La decisione secondo la Coldiretti è pero’ in contrasto con le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e danneggia le esportazioni di prosciutto italiano, dopo le ottime performance realizzate nel 2011. Se le esportazioni di prosciutto di Parma hanno registrato un aumento del 4 per cento per un giro di affari complessivo di 1,5 miliardi di euro, la crescita all’estero per il prosciutto San Daniele è stata del 2 per cento nel 2011. Per il prosciutto di Parma – conclude la Coldiretti - la crescita maggiore si è verificata in Australia (+80 per cento), ma va bene anche l'Asia grazie alla forte ripresa del Giappone (+15,7 per cento) e del Centro e Sud America (+33,8 per cento), dove oggi occorre affrontare il blocco ingiustificato posto dall’Argentina.

FRODI: COLDIRETTI, FALSO EXTRAVERGINE FA CROLLARE PREZZI VERO -30%
Il prezzo pagato agli agricoltori per il vero olio di oliva è crollato del 30 per cento anche per effetto degli inganni e delle frodi che danneggiano il settore e colpiscono produttori e consumatori. E’ quanto ha affermato la Coldiretti nel commentare positivamente l’ 'inchiesta, coordinata dalla procura di Siena sulle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Siena insieme al Dipartimento dell'Ispettorato centrale per la tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle Politiche Agricole sulle frodi alimentari che ha portato al sequestro di oltre 8.000 tonnellate di olio d'oliva ottenuto da illecita miscelazione con materie prime di categoria inferiore o con altra provenienza geografica. “L’operazione - ha sostenuto la Coldiretti - svela il “mistero” delle tante anomalie che si trovano sul mercato dove occorre diffidare da quegli olii che sono venduti a prezzi che non riescono a coprire neanche i costi di raccolta delle olive”. prezzi pagati ai produttori agricoli crollano per effetto della concorrenza sleale provocata dagli inganni e contraffazioni nonostante il fatto che ¬ha sostenuto la Coldiretti - i consumi di extravergine delle famiglie sono aumentati del 4,2 per cento nel 2012 e la produzione nazionale si è ridotta addirittura del 6 per cento nell’ultima raccolta. L’arrivo di olio di oliva straniero in Italia ha raggiunto il massimo storico di 584mila tonnellate e ha superato la produzione nazionale, in calo nel 2011 a 483mila tonnellate. ll risultato del sorpasso è il fatto che oggi la maggioranza delle bottiglie di olio proviene da olive straniere senza che questo sia sempre chiaro ai consumatori ma - ha precisato la Coldiretti - si assiste anche ad una forte riduzione della qualità dell’olio in vendita, oltre che a una pericolosa proliferazione di truffe e inganni. L’Italia è il primo importatore mondiale di olio che per il 74 per cento - ha continuato Coldiretti ¬viene dalla Spagna, il 15 per cento dalla Grecia e il 7 per cento dalla Tunisia, proprio i Paesi coinvolti dalla truffa scoperta a Siena. Nel 2011 - ha proseguito Coldiretti - si è verificato un ulteriore aumento del 3 per cento nelle importazioni di olio di oliva dall’estero che sono quasi triplicate negli ultimi 20 anni (+163 per cento), sommergendo di fatto la produzione nazionale, che sarebbe peraltro quasi sufficiente a coprire i consumi nazionali. Gli oli di oliva importati in Italia vengono infatti mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri dove sono state esportate 364mila tonnellate nel 2011. Sotto accusa è anche la mancanza di trasparenza visto che quattro bottiglie di olio extravergine su cinque in vendita in Italia contengono miscele di diversa origine, per le quali è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate, secondo una indagine della Coldiretti. E questo nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile. Per questo è importante - ha concluso la Coldiretti - la proposta di legge salva-olio Made in Italy sottoscritta da numerosi parlamentari e che vede come primi firmatari la senatrice Colomba Mongiello (pd) e il senatore Paolo Scarpa Buora (pdl), “a dimostrazione di un vasto consenso che ci si augura conduca ad un iter rapido.

ALLE GIOVANI IMPRESE LA BUROGRAZIA RUBA 100 GIORNI DI LAVORO
Il settore agricolo è ancora pieno di una pletora di adempimenti quotidiani che tolgono all’attività di impresa vera 100 giorni l’anno. E’ quanto affermano i giovani della Coldiretti nell’esprimere apprezzamento per l’allarme lanciato dal presidente Antitrust Giovanni Pitruzzella che ha parlato della semplificazione amministrativa come una sorta di “tela di Penelope” che con una mano si semplifica e con l'altra si aggiungono oneri burocratici. L’attività legislativa spesso rimanda a provvedimenti amministrativi che alimentano una tecnocrazia fine a se stessa che, sottolinea la Coldiretti, mette a rischio la competitività delle imprese, sopratutto in un difficile momento di crisi. Lo snellimento delle procedure con la semplificazione, il dialogo tra le amministrazioni e l’informatizzazione è il miglior investimento che può fare il Paese per sostenere la crescita.

INFORMAZIONI ALIMENTARI AI CONSUMATORI, LA COMMISSIONE STABILISCE LE PRIORITA’ DI LAVORO
Molte novità ma anche tante incertezze nel nuovo regolamento CE 1691/2011 sulle informazioni alimentari ai consumatori. I dubbi riguardano soprattutto l’entrata in vigore differenziata delle varie parti e le possibilità ancora lasciate aperte. E intanto, la Commissione Europea preannuncia che pubblicherà presto sul proprio sito una sezione “Domande e Risposte”, in modo da dare una più immediata risposta alle imprese agroalimentari su aspetti ancora poco chiari e potenzialmente controversi, e chiarire i dubbi di chi si appresta a recepire il nuovo regolamento. Quattro le priorità di azione stabilite. La prima riguarda la possibilità di definire le porzioni di uso, per poter dare in via aggiuntiva e volontaria ai consumatori anche indicazioni nutrizionali in tal senso (oltre ai valori per 100 gr/100 ml). Come preposto dal Re. 1169 all’art. 33, la Commissione adotta, mediante atti di esecuzione e tenendo conto degli effettivi comportamenti alimentari dei consumatori e delle raccomandazioni dietetiche, regole sull’espressione per porzione o per unità di consumo per categorie specifiche di alimenti. Una seconda linea verte sull’etichettatura degli allergeni. Le aziende qui dovranno indicarle nella lista degli ingredienti , come previsto dal nuovo regolamento, e non in un box a parte come fino ad oggi (art. 21), e va definito il valore di “può contenere” seguito dal nome dell’allergene. Inoltre la Commissione sta lavorando alla possibilità di definire ciò che è “adatto per vegetariani e per vegani”. Un terzo punto riguarda l’armonizzazione dei valori di assunzione dei nutrienti, che ad oggi molte industrie usano nella forma delle cosiddette Gda. Tali standard (traducibile come Linee guida di valori giornalieri di riferimento) sono di derivazione industriale e sono stati accusati in passato di non essere valori ufficiali delle autorità sanitarie. Nonostante le Gda siano molto diffuse sul mercato, si pensa che debbano essere sostituite dai “reference intake” (“assunzione di riferimento di un adulto medio” art. 32) per calorie, vitamine, minerali e macronutrienti (proteine, carboidrati, di cui zuccheri, grassi, di cui saturi). Questa è la definizione del nuovo regolamento e i valori sono quelli forniti dalle autorità pubbliche (in primis, Efsa): valori oggettivi e non standard industriali, con un occhio alla salute pubblica e non alla facilitazione dei consumi. Un quarto punto si riferisce all’origine. Gli atti di esecuzione sull’etichettatura obbligatoria sull’origine della carne fresca di maiale, pecora, capra e pollame sono richiesti entro il 13 dicembre del 2014. Inoltre, sono richiesti report e studi circa la fattibilità di una etichettatura obbligatoria sull’origine di altri tipi di carne (coniglio e selvaggina), così come sull’origine del latte fresco e del latte per prodotti caseari, cibi non trasformati, prodotti costituiti da un singolo ingrediente ed ingredienti che costituiscono più del 50% di un cibo. La Commissione si sta preparando a valutare come queste norme verranno applicate ed è obbligata a farlo. In ogni caso, non è ancora chiaro se l’etichetta obbligatoria d’origine dovrà riferirsi all’Europa in quanto tale o al singolo Stato membro di nascita, allevamento e macellazione. Tra i punti, infine, che richiedono ancora una puntualizzazione dalla Commissione Europea, l’etichettatura nutrizionale degli alcolici, la definizione di “alcopops” e uno studio di impatto sui grassi saturi “trans”, al centro dell’attenzione della DG Salute e Consumatori per il ruolo critico per la salute.

INDICAZIONI SALUTISTICHE E ASPETTATIVE DEI CONSUMATORI, I PRODOTTI AGRICOLI BATTONO QUELLI INDUSTRIALI
La possibilità di presentare come salubri prodotti alimentari di varia natura è da qualche anno al centro di rinnovato interesse da parte dell’industria alimentare, in ragione anche di una normativa europea in tal senso (reg.CE 1924/2006). E anche gli studi sulle preferenze dei consumatori, nonché sulla loro percezione di salubrità sia dei cibi che della validità delle indicazioni salutistiche, stanno un vivendo un momento di popolarità. Ma quali cibi sembrano più promettenti e “accoppiabili” con indicazioni di salute? Quelli più semplici, naturali e di derivazione agricola, è una prima risposta che arriva da una ricerca belga (Università di Ghent). Apparentemente non dovrebbe, ma in realtà la notizia getta nello sconforto grandi gruppi di trasformazione alle prese con la riformulazione dei loro prodotti preconfezionati e altamente processati (merendine, snack, soft drinks…) per farli sembrare più appetibili. Imprese che si sono impegnate in costose nuove ricette per aggiungere nutrienti benefici a prodotti di dubbia qualità intrinseca; o per tagliare grassi e zuccheri, il tutto con un occhio alla possibilità di attirare i consumatori “evoluti” e attenti alla salute con le indicazioni nutrizionali e salutistiche. Ma stando a Wim Verbeke, principale autore della ricerca, i prodotti che sarebbero percepiti dai consumatori come intrinsecamente più sani sarebbero quelli “più naturali”: ovvero, meno trasformati, più freschi, più “agricoli”. Su questi le indicazioni salutistiche e nutrizionali funzionerebbero alla perfezione, meno su prodotti confezionati e altamente processati. Dall’Università di Ghent arriva dunque una scoperta fondamentale che fa ben sperare per le produzioni agricole. A titolo esemplificativo, un confronto tra cereali per la colazione arricchiti di fibra e invece succo di frutta arricchito di calcio e, ancora, una margarina con omega 3, ha mostrato la preferenza del primo. I consumatori di fatto si aspettano fibra nei cereali. Insomma, la naturalità e la coerenza dei nutrienti con il prodotto sembrano importanti. Altro aspetto importante sottolineato dalla ricerca è che i consumatori sembrano scettici sui vanti nutrizionali e salutistici e li considerano già come una vera e propria trappola di marketing, che alla lunga può anche essere controproducente. Tali aspetti suggeriscono che unire aspetti di produzione locale, metodi di produzione tradizionali e indicazioni salutistiche può essere la mossa giusta per i piccoli produttori, a patto di rispettare i requisiti imposti dal reg. 1924 e da Efsa, l’Authority Europea che ha approvato le indicazioni salutistiche utilizzabili. La salubrità di un cibo non sarebbe quindi per i consumatori un mero fatto “nutrizionale”, ma un aspetto più complesso e riferito al prodotto nel suo insieme.

BIODIVERSITA’ E AGRICOLTURA, STRATEGIA NAZIONALE DA MIGLIORARE
E’ stato convocato per la prima volta il tavolo di consultazione per la biodiversità, istituito presso il Ministero dell’Ambiente, per valutare con i soggetti portatori di interessi (organizzazioni professionali agricole, associazioni ambientaliste, Regioni, associazioni di categoria e sindacati) lo stato di attuazione della Strategia Nazionale per la Biodiversità approvata nel 2010. Il direttore generale Renato Grimaldi ha evidenziato l’importanza dell’investire nella biodiversità dal momento che nel nostro paese la ripresa economica potrebbe partire proprio dalle risorse peculiari del nostro territorio e, cioè, paesaggio, turismo e cultura. L’ambiente deve essere tutelato anche attraverso interventi di prevenzione. L’economia, oggi, non può più seguire il percorso di un tempo: produrre senza porre attenzione all’ambiente. Il caso del terremoto è emblematico: una delle regioni più ricche d’Italia è ora fortemente penalizzata perché le strutture produttive sono state costruite senza tener conto dei criteri antisismici e del contesto ambientale. Pertanto, è importante individuare le risorse finanziarie già esistenti che possono sostenere il processo di sostenibilità. Investire nella biodiversità ha detto il direttore Grimaldi, comporta anche un cambiamento deciso nella gestione dei parchi che sono di fatto degli enti del tutto autonomi, dotati delle competenze necessarie per poter garantire la propria sopravvivenza. Ha, quindi, evidenziato come tali enti non possono più cullarsi nel vecchio sistema di gestione che faceva affidamento sui fondi pubblici, tra l’altro, finora per lo più impiegati per le spese di personale, ma devono attraverso le professionalità in loro possesso, avviare delle iniziative progettuali attraverso le quali tali enti possano autofinanziarsi. Al fine di migliorare la gestione delle aree protette da parte degli enti parco sarebbe utile introdurre, periodicamente, un sistema di valutazione periodico dei miglioramenti che in termini di biodiversità si riscontrano all’interno dei singoli parchi. Infine, il direttore generale ha sottolineato come la tutela della biodiversità può dare un ritorno economico in termini turistici. A tale proposito, sarebbe opportuno incentivare il turismo nelle sue forme alternative (ad. es. l’agriturismo, i percorsi escursionistici in montagna, )rispetto ai tradizionali villaggi turistici che favoriscono la cementificazione e non promuovono i prodotti agricoli del territorio. In tal modo, si creerebbe un volano di sviluppo anche per la filiera agricola attraverso la produzione e vendita di alimenti di qualità legati al territorio che sarebbero degustati dai turisti in loco. Il Ministero dell’Ambiente ha evidenziato che due sono i percorsi principali su cui si sta lavorando: il primo è quello della mobilitazione di tutte le risorse finanziarie non ancora spese, esistenti a livello comunitario e nazionale e la seconda è l’attuazione delle misure relative a Natura 2000. Il Ministero ha poi illustrato cosa è stato realizzato per procedere all’attuazione degli obiettivi della Strategia Nazionale sulla Biodiversità: creazione di un sistema di contabilità ambientale volto a quantificare il capitale naturale (fauna, vegetazione/flora, acqua); individuazione di indicatori di valutazione della Strategia nazionale; istituzione del Portale Natura Italia attivo alla pagina Internet: http://www.naturaitalia.it/home_it/index.html; creazione di osservatori regionali per la biodiversità. Coldiretti, nel sottolineare la disponibilità a fornire il proprio contributo nel tavolo di consultazione ha sottolineato, in premessa, come il lungo percorso al quale ha ampiamente partecipato in termini di proposte per l’elaborazione della Strategia nazionale non abbia poi condotto ad un documento finale soddisfacente per quanto riguarda il capitolo relativo al rapporto tra biodiversità ed agricoltura, in quanto non sono state recepite le indicazioni che si riteneva prioritario adottare in tale settore. La parte del Piano relativa all’agricoltura contiene, infatti, un elenco di azioni che sono misure già in corso di attuazione, da anni, tramite i Piani di Sviluppo Rurale, mentre non tiene in considerazione i tre punti fondamentali che aveva chiesto Coldiretti: previsione di una norma per il vincolo della destinazione d’uso dei terreni adibiti ad attività agro-silvo-pastorali; utilizzo da parte degli enti territoriali e degli enti parco delle convenzioni tra amministrazioni pubbliche e imprese agricole per l’attuazione di misure di ripristino degli habitat ed interventi di tutela ambientale, di cui alle due leggi di orientamento in agricoltura e nel settore forestale; valorizzazione del ruolo ambientale svolto dalle imprese agricole all’interno dei parchi tramite la riforma della l. 394/91 sulle aree protette. Pertanto, si è chiesto che l’avvio di questa nuova fase di lavoro tenga maggiormente in considerazione i contributi delle diverse associazioni, istanza questa condivisa anche da altri. Coldiretti ha evidenziato come il limite principale dell’attuale politica di interventi a favore della biodiversità sia il fatto che Rete Natura 2000, in Italia, di fatto è ancora all’anno zero. Delle risorse stanziate dai Piani di Sviluppo Rurale per tale misura (circa 9 milioni di Euro), la 224, è stato speso solo lo 0,58%, una cifra risibile se si pensa che la spesa finora realizzata per le misure agro-ambientali è pari al 54,35% delle dotazione di risorse assegnate (3 miliardi e 952 milioni di Euro) Ciò è dovuto al fatto che i piani di gestione sono stati redatti solo da pochissime Regioni (Lazio, Marche, Sardegna) e, quindi, o non è stata attivata la misura dei Psr Natura 2000, o, comunque, anche se attivata, non sono state pagate le indennità previste per le imprese agricole. Ciò comporta che si stanno attuando solo le misure obbligatorie previste dal regime di condizionalità degli aiuti previsti dalla Pac e non quelle a cui gli imprenditori agricoli possono aderire volontariamente dietro compenso delle indennità. Il problema che non trova soluzione anche per mancanza di coordinamento tra i diversi soggetti pubblici coinvolti (Ministero delle politiche agricole, Regioni, con i rispettivi assessorati all’agricoltura e all’ambiente, Commissione Europea) è dovuto anche al fatto che le Regioni hanno difficoltà a realizzare il complesso sistema di controlli che richiede la Commissione UE per l’attuazione di tale misura dei Psr. Il risultato è che al momento le imprese agricole situate nelle aree della Rete Natura 2000 sono penalizzate in termini di reddito rispetto a quelle situate al di fuori delle aree Sic e Zps in quanto soggette a vincoli e restrizioni senza poter percepire le relative indennità. Infine, Coldiretti rispondendo alle critiche sollevate da alcuni rappresentanti del mondo ambientalista secondo le quali gli agricoltori, sul territorio, si oppongono alla realizzazione di rete Natura 2000 ha osservato come la resistenza si crei quando gli enti gestori delle aree SIC e ZPS intendono imporre dei vincoli, equiparando, erroneamente, tali zone ai parchi. E’ noto come secondo le linee guida di attuazione delle direttive Habitat ed Uccelli, formulate dalla Commissione Ue, tali aree non siano soggette al medesimo regime vincolistico dei parchi, ma ad un livello di tutela meno stringente. La Commissione Ue, in tutti i documenti ufficiali, sottolinea sempre che nelle aree di rete Natura 2000 le attività economiche devono poter essere svolte compatibilmente con la tutela dell’ambiente e che non esiste alcun divieto aprioristico in tal senso, se non quando la valutazione d’incidenza in merito ad un preciso intervento che ha un impatto ambientale rilevante, ponga la necessità di un divieto. E’ noto, infatti, che nei Sic e Zps può essere consentita addirittura l’attività venatoria. Pertanto, Coldiretti ha sottolineato che in Italia Rete Natura 2000 non sta dando i risultati attesi, a causa non degli agricoltori, ma delle Regioni che, nell’ambito dei rispettivi assessorati all’agricoltura e all’ambiente, non riescono a scogliere, i nodi burocratici e progettuali per l’attuazione delle misure.

FERMO PESCA 2012 Proposta licenziata dalla Commissione Consultiva Centrale del 19 giugno 2012
La Commissione Consultiva Centrale della pesca del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha licenziato con parere positivo una proposta di fermo tecnico a valenza biologica per l’anno 2012, che va incontro almeno parzialmente alle esigenze della pesca nazionale ed in particolare per agevolare il periodo di inattività della pesca con sistemi a traino (strascico e volante) per la tutela, nel periodo estate – autunno, delle risorse biologiche nello stato di novellamente in accrescimento, nel maggiori parte dei casi, nella più ristretta fascia costiera. Sono previsti per i compartimenti dell’Adriatico da Trieste a Bari 45 giorni consecutivi di fermo di cui 30 rimborsati all’impresa, e l’equivalente dei giorni lavorativi per la cassa integrazione straordinaria in deroga per la pesca a copertura del salario degli equipaggi. Nello Ionio, Tirreno ed Isole sono previsti per i compartimenti dell’Adriatico da Trieste a Bari 30 giorni consecutivi di fermo di cui 30 rimborsati all’impresa, e l’equivalente dei giorni lavorativi per la cassa integrazione straordinaria in deroga per la pesca a copertura del salario degli equipaggi. Il premio all’impresa sarà ricavato utilizzando fondi FEP in parte a gestione nazionale ed in parte a gestione regionale. Periodi ed Areali :
-Da Trieste a Rimini fermo tecnico per gg. 43 consecutivi a partire dal 16 luglio 2012 -Da Pesaro a Bari fermo tecnico per gg. 43 consecutivi a partire dal 06 luglio 2012 Solo per l’Adriatico è prevista un area di tutela dell’attività della pesca per i soli sistemi a traino, fino a tutto il mese di ottobre: -per l’ampiezza di 4 miglia per le barche da pesca con sistemi a traino abilitate ad operare fino o non oltre a 6 miglia dal battigia; -per l’ampiezza di 6 miglia per le barche da pesca con sistemi a traino abilitate ad operare oltre le 6 miglia dal battigia; Sempre solo per l’Adriatico (Trieste a Bari) è stata prevista una misura di riduzione dei tempi di pesca per l’esercizio dell’attività a strascico e volante ad un massimo di 3 gg. a settimana per le 10 settimane successive alla ripresa dell’attività di pesca. E’ stata inoltre aggiunta il divieto in Adriatico (da Trieste a Bari) per i sistemi traino il divieto di pesca oltre che per il sabato e la domenica anche per un altro giorno settimanale a scelta dell’armatore. Inoltre:
-Da Brindisi a Imperia fermo tecnico per gg. 30 consecutivi a partire dal 03 settembre 2012 -Per i compartimenti della Sicilia e Sardegna fermo tecnico per gg. 30 con tempi di avvio da decidersi con provvedimento regionale Accolta la richieste di Coldiretti per lo spostamento del periodo per il centro-sud Adriatico a partire non prima del mese di agosto a distacco dal nord (su questo appoggiati anche dalla volontà dei rappresentanti delle Regioni presenti). In tale sede abbiamo difeso le scelte delle regioni del nord Adriatico. Non sono però state ascoltate le richieste presentate da Coldiretti-Impresapesca ed altra associazione di categoria per anticipare il fermo nei compartimenti della regione Lazio nel mese di luglio (come richiestoci dalle marinerie della parte sud della Regione) e per posticipare il fermo in Toscana e Liguria a settembre-ottobre, così anche come richiesto anche dalle due Regioni del nord-Tirreno presenti in Commissione. Sul primo diniego non abbiamo avuto ragionevoli motivi e quindi abbiamo perplessità in merito, mentre sulla questione dello slittamento del fermo ad ottobre la D.G. pesca ha motivato con il fatto che trattandosi di risorse europee (FEP) l’amministrazione deve evadere le stesse entro il 31.12.2012 (10 dicembre data di chiusura dei pagamenti per il Ministero del Tesoro), pena perdita disponibilità destinate al fermo, e per questo necessità un congruo tempo, che non può essere sufficiente, se il fermo dovesse iniziare ad ottobre inoltrato (questo richiamo vale anche per prossime determine delle Regioni Sicilia e Sardegna). Il provvedimento è alla firma del Ministro, attendiamo la bozza del provvedimento emendato.

NUOVO INSERIMENTO al posto delle previsioni del tempo che sono proprio da eliminare AGRICOLTURA BIOLOGICA
L'agricoltura biologica non è solo un metodo di produzione che rispetta la salute dell'uomo e dell'ambiente ma anche un modello di sviluppo sostenibile che valorizza la qualità delle risorse delle comunità locali, aiutandole a far fronte alla concorrenza globale. L'agricoltura biologica è un metodo di produzione definito e disciplinato a livello comunitario dal Regolamento CE 834/07, e dal Regolamento di applicazione CE 889/08, e a livello nazionale dal D.M. 220/95. In agricoltura biologica non si utilizzano sostanze chimiche di sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere), nè Organismi Geneticamente Modificati (OGM). Alla difesa delle colture si provvede innanzitutto in via preventiva, selezionando specie resistenti alle malattie e intervenendo con tecniche di coltivazione appropriate come, per esempio: • la rotazione delle colture, si evita di coltivare per più stagioni consecutive sullo stesso terreno la stessa pianta. In questo modo, da un lato si impedisce ai parassiti di trovare l'ambiente favorevole al loro proliferare, e dall'altro si utilizzano in modo più razionale e meno intensivo le sostanze nutrienti del terreno; • la piantumazione di siepi ed alberi, che ricreano il paesaggio, danno ospitalità ai predatori naturali dei parassiti e fungono da barriera fisica a possibili inquinamenti esterni; • la consociazione, che consiste nel coltivare contemporaneamente piante diverse, l'una sgradita ai parassiti dell'altra. In agricoltura biologica si usano fertilizzanti naturali come il letame ed altre sostanze organiche compostate (sfalci, ecc.) e sovesci, ossia si incorporano nel terreno piante appositamente seminate, come trifoglio o senape. In caso di necessità, per la difesa delle colture si interviene con sostanze naturali vegetali, animali o minerali: estratti di piante, insetti utili che predano i parassiti, farina di roccia o minerali naturali per correggere struttura e caratteristiche chimiche del terreno e per difendere le coltivazioni dalle crittogame. Qualora fosse necessario intervenire per la difesa delle coltivazioni da parassiti e altre avversità, l’agricoltore può fare ricorso esclusivamente alle sostanze di origine naturale espressamente autorizzate e dettagliate dal Regolamento europeo (con il criterio della cosiddetta “lista positiva”).

CONSUMI: COLDIRETTI, AUMENTO IVA COSTA UN MLD A FAMIGLIE PER TAVOLA Il previsto aumento dell’Iva costerebbe agli italiani oltre un miliardo solo per le spese alimentari e con effetti depressivi sui consumi a tavola che nel primo trimestre del 2012 si sono ridotti del 2 per cento in quantità. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente lo ''sforzo'' per evitare l'aumento dell'Iva annunciato dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera all'assemblea di Confcommercio. L’aumento dell’Iva dal 21 al 23 per cento - sottolinea la Coldiretti - colpirebbe alcuni prodotti di largo consumo come l’acqua minerale, la birra e il vino ma anche specialità come i tartufi mentre se l’intervento interessasse anche quello dal 10 al 12 per cento potrebbero essere colpiti dalla carne al pesce, dallo yogurt alle uova ma anche il riso, il miele e lo zucchero. Già nel 2011 le tavole degli italiani - conclude la Coldiretti - si erano impoverite in quantità con meno carne bovina (-0,1 per cento), carne di maiale e salumi (-0,8 per cento), ortofrutta (-1 per cento) e addirittura latte fresco (-2,2 per cento).

USO SOSTENIBILE DEI FITOFARMACI, NO AGLI OBBLIGHI CHE NON SONO PREVISTE DALLA DIRETTIVA COMUNITARIA No, ad obblighi che non sono richiesti dalla direttiva 2009/128/CE. E’ la posizione espressa da Coldiretti nel corso dell’audizione sullo schema di decreto legislativo sull'uso sostenibile dei fitofarmaci in XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. Nel documento presentato (leggi) Coldiretti ha illustrato i dati del Ministero della Salute e dell'Istat sull'uso dei fitofarmaci, dimostrando come l'Italia, attraverso una rigorosa legislazione nazionale ed un efficace sistema di controllo, abbia anticipato di vari anni gli obiettivi posti dalla direttiva 2009/128/Ce. Non si giustificherebbe, pertanto, in alcun modo l'introduzione di obblighi aggiuntivi rispetto a quanto previsto dalla direttiva che vadano a penalizzare le imprese agricole e a creare uno svantaggio concorrenziale con gli altri Stati membri. Ad esempio, appare priva di fondamento la richiesta avanzata nell’ambito del parere espresso dalla XIII Commissione Territorio, Ambiente e Beni ambientali del Senato sullo schema di decreto legislativo in oggetto, di considerare, nella fase di recepimento della direttiva comunitaria, la questione della presenza del cosiddetto multiresiduo di antiparassitari negli alimenti. Un aspetto questo che non spetta al legislatore italiano disciplinare, ma, eventualmente, all’Ue nell’ambito della legislazione quadro dei fitofarmaci, e che è stato, finora, volutamente rimosso dalle istituzioni comunitarie, in quanto l’Efsa non ha dati scientifici sufficienti per giustificare l’introduzione di una normativa più restrittiva su tale aspetto. Diversi sono gli articoli dello schema di decreto legislativo che Coldiretti chiede di modificare. Appare opportuno introdurre una definizione di utilizzatore non professionale in quanto tale soggetto è destinatario di specifici obblighi ed è tenuto a dover utilizzare solo fitofarmaci che riportino in etichetta la dicitura “prodotto fitosanitario destinato agli utilizzatori non professionali”. In tal modo le due categorie di soggetti utilizzatori professionali e non, possono essere esattamente distinguibili, consentendo la corretta applicazione delle norme di riferimento. Parimenti è molto importante introdurre la definizione di ambiente acquatico vista l’importanza dell’art. 14 (misure specifiche per la tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile), al fine di circoscrivere con esattezza il campo di applicazione della norma. In merito all’istituzione di un Consiglio tecnico–scientifico sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, Coldiretti ha chiesto che, vista l’importanza che i fitofarmaci rivestono per l’agricoltura, le organizzazioni presenti nel Cnel, maggiormente rappresentative del settore agricolo, siano inserite come membri effettivi di tale organismo. L’attuale formulazione della norma prefigura, invece, una consultazione discrezionale che non consentirebbe alle stesse organizzazioni di potersi rendere portavoce delle istanze della filiera. Rispetto alla formazione, occorre poi concentrare l’intervento sui soggetti che ne abbiano effettiva necessità escludendo, ad esempio, tecnici di comprovata esperienza in materia, dipendenti dalle organizzazioni professionali agricole, che appare superfluo coinvolgere in interventi di formazione. Pertanto, l’art. 7 dovrebbe prevedere che siano esclusi dall’obbligo di formazione i soggetti che possiedono il titolo di periti agrari o di laureati in scienza agrarie o forestali alle dipendenze delle organizzazioni citate, con comprovata esperienza in materia di assistenza tecnica sull’uso dei fitofarmaci. Inoltre, l’art. 7 non prevede alcun coinvolgimento delle organizzazioni nell’attività di formazione nonostante l’esperienza acquista in questo settore, in molti anni di assistenza tecnica alle imprese, per l’attuazione delle misure agro-ambientali contenute nei Piani di Sviluppo Rurale come la difesa integrata e il metodo di produzione biologico. In forza dell’esperienza acquisita e del fatto che non sempre, in questi anni, le Regioni sono state in grado di avviare i corsi di formazione per il rilascio dell’autorizzazione all’acquisto (patentino), Coldiretti ha chiesto di prevedere la possibilità che esse possano delegare alle organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori la formazione in materia. In merito poi alla riduzione dell’uso dei prodotti fitosanitari o dei rischi in aree specifiche, la norma introduce un’applicazione restrittiva della dir. 2009/128/Ce. Ai fini della sua corretta applicazione, nelle aree protette e nelle aree della Rete Natura 2000, non è corretto, sul piano giuridico, stabilire limitazioni o divieti a priori relativi all’impiego di fitofarmaci: restrizioni che possono essere introdotte, ai sensi della direttiva, solo a livello locale, nell’ambito dei piani di gestione delle aree oggetto di tutela, sulla base di circostanze specifiche relative alle specie oggetto di protezione in particolari habitat territorialmente definiti. Riguardo alla manipolazione e stoccaggio dei prodotti fitosanitari e trattamento dei relativi imballaggi e delle rimanenze, occorre stabilire specifiche prescrizioni per la manipolazione e il trattamento degli imballaggi e delle rimanenze di prodotti fitosanitari. Sui contenitori conferiti può essere effettuato, da parte del gestore del circuito di conferimento, controlli a campione al fine di verificare il corretto svolgimento delle operazioni di bonifica. Inoltre, Coldiretti ha evidenziato come la difesa integrata obbligatoria garantisca non solo l’uso di prodotti a minor rischio per la salute umana e l’ambiente, ma anche la sostenibilità economica e la qualità delle produzioni agricole. La formulazione attuale della norma, infatti, indica come unico scopo del Piano in merito alla difesa integrata, la riduzione dei rischi per la salute umana e l’ambiente, mentre, obiettivo della direttiva è che gli Stati membri tengano conto anche dell’impatto sociale ed economico delle misure previste, nonché delle specifiche condizioni a livello nazionale, regionale e locale dei gruppi di diretti interessati. In tale norma è particolarmente importante richiamare il concetto della sostenibilità economica in quanto l’intervento di ridurre l’impiego della chimica in agricoltura deve avvenire garantendo agli imprenditori agricoli lo svolgimento della propria attività e la tutela del reddito, in quanto il processo di sostituzione delle molecole più tossiche con quelle meno pericolose per la salute umana e l’ambiente è possibile solo quando esistono metodi di lotta fitopatologica alternativi altrettanto efficaci. Non tener conto di tale aspetto significherebbe non solo determinare una contrazione dell’attività agricola sul territorio con un conseguente impatto ambientale negativo, ma anche non riuscire più a garantire standard di sicurezza alimentare indispensabili a tutela dei consumatori (si pensi, ad es,. alla presenza di micotossine nei cereali) In merito alle sanzioni previste dallo schema di decreto legislativo Coldiretti ritiene che esse siano del tutto sproporzionate rispetto all’entità della violazione. Pertanto, si è chiesto una riduzione sensibile degli importi, in particolare per le multe che riguardano gli utilizzatori. Infine, Coldiretti ha sottolineato come lo schema di decreto legislativo non indichi alcuna copertura finanziaria per l’attuazione delle misure che sono previste dal Piano ai fini dell’attuazione della direttiva 2009/128/Ce. E’ indispensabile, pertanto, prevedere, l’istituzione di un Fondo presso il Ministero dell’ambiente che garantisca la copertura finanziaria, nei capitoli di bilancio, per l’uso sostenibile dei fitofarmaci. In nessun modo, infatti, le imprese agricole possono prendersi in carico i costi relativi all'attuazione della nuova legislazione.

TARIFFE: COLDIRETTI, CON CARO BOLLETTE SPESA ENERGIA SUPERA TAVOLA
Per effetto dei rincari delle bollette la spesa per energia elettrica, combustibili e trasporti delle famiglie italiane ha superato il 19 per cento e ha sorpassato nel 2012 quella per gli alimentari e le bevande. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare le previsioni del centro studi Nomisma Energia, secondo cui per il gas ci sara' un incremento del 2 per cento e per la bolletta dell'elettricita' dell'1-1,5 per cento. Si prevede dunque un ulteriore aumento dopo le stangate degli ultimi mesi che avevano portato per ultimo dal primo maggio all’aumento del 4,3 per cento dell' elettricita' secondo l'Autorita' per l'energia. L’ aumento della spesa energetica in un momento di crisi ha un doppio effetto negativo perché - sottolinea la Coldiretti - riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie e aumenta anche i costi delle imprese particolarmente rilevanti per l'agroalimentare durante l’estate. Il costo dell'energia - conclude la Coldiretti - si riflette infatti in tutta la filiera e riguarda le attività agricole, ma anche la trasformazione e la conservazione degli alimenti.

MADE IN ITALY: COLDIRETTI, ARRIVA ETICHETTA PESCE AL BANCO E RISTORANTE Due pesci su tre serviti in tavola provengono dall'estero ma non si vede
Arriva l’etichetta per il pesce italiano venduto al dettaglio o servito al ristorante. A darne notizia è Coldiretti Impresa-Pesca, sulla base di una delle novità contenute nel decreto Sviluppo approvato dal Consiglio dei Ministri. Con la nuova normativa - sottolinea la Coldiretti - i soggetti che vendono al dettaglio o somministrano prodotti della pesca potranno utilizzare nelle etichette e in qualsiasi altra informazione fornita per iscritto al consumatore la dicitura “prodotto italiano”. Sarà ammessa anche ogni altra indicazione sull`origine italiana o sulla zona di cattura del pescato più precisa di quella oggi prevista dalle norme in vigore. Attualmente - ricorda Coldiretti Impresa-Pesca – la legge sull’etichettatura prevede la sola indicazione della zona di pesca. Il pesce italiano, ad esempio, fa parte della cosiddetta “zona Fao 37”, che contraddistingue il prodotto del Mediterraneo. “L’indicazione dell’origine per il pesce italiano è un provvedimento positivo ma non sufficiente ad assicurare al consumatore la possibilità di conoscere sempre l’origine di quanto porta in tavola o mangia al ristorante - sottolinea Tonino Giardini, responsabile nazionale del settore pesca di Coldiretti . Solo rendendo obbligatoria l’etichettatura d’origine, e non facoltativa, potrà infatti essere garantita piena trasparenza rispetto a una situazione che vede oggi in Italia due piatti di pesce su tre provenienti dall’estero senza che nessuno lo sappia”. Un problema che interessa soprattutto la ristorazione, dove spesso vengono spacciati per tricolori prodotti che arrivano in realtà dall’estero. Le vongole -spiega Coldiretti Impresa-Pesca - possono anche provenire dalla Turchia, mentre i gamberetti, che rappresentano quasi la metà del pesce importato in Italia, sono spesso targati Cina, Argentina o Vietnam, ma anche il pangasio dal fiume Mekong venduto come cernia, l’halibut atlantico al posto delle sogliole o lo squalo smeriglio venduto come pesce spada. Da qui la richiesta di Coldiretti Impresa-Pesca di estendere l’obbligo dell’etichetta d’origine, già vigente per il prodotto che si acquista nelle pescherie o direttamente dagli imprenditori, anche ai menu della ristorazione. Il settore della pesca e dell’acquacoltura - secondo dati di Coldiretti Impresa Pesca - vede impegnate 13.300 imbarcazioni (circa 12 imprese), mentre la top-ten delle produzioni è guidata dalle acciughe (54.312 tonnellate), seguite da vongole, cozze, sardine, naselli, spigole, orate, gamberi bianchi, seppie, pannocchie, triglie, pesce spada e sugarelli. Un attenzione particolare va messa anche alla tutela dei prodotti di allevamento di acqua dolce a partire dalle trote, di cui l’Italia e è paese leader in Europa per produzione e certificazione di filiera. Un patrimonio economico, sociale ed ambientale che – conclude la Coldiretti - è oggi a rischio con il solo l’aumento del prezzo del gasolio, rincarato nell’ ultimo anno del 25 per cento, che sta costando alle imprese di pesca duemila euro in più, mentre si fa sempre più grave la stretta creditizia delle banche

COLDIRETTI GIOVANI IMPRESA

Coldiretti Giovani Impresa è un movimento costituito nell'ambito della Confederazione Nazionale Coldiretti, della quale è parte integrante. Vi aderiscono i giovani tra i 16 ed i 28 anni di età compiuti, che siano soci della Coldiretti ovvero facciano parte di un nucleo familiare di un socio della Coldiretti.
Gli obiettivi che Coldiretti Giovani Impresa persegue con la sua azione sono
• promuovere la crescita socio-culturale, professionale, imprenditoriale e sindacale dei giovani, al fine di garantire la continuità della azione sindacale in favore dei giovani imprenditori agricoli e favorire lo sviluppo di una agricoltura competitiva e sostenibile.
• garantire la formazione permanente – intesa come leva strategica fondamentale – dei giovani imprenditori agricoli ad ogni livello, di concerto con la Confederazione e le Federazioni ad essa associate, avvalendosi degli strumenti da queste adottati.
• svolgere un ruolo di promozione e sostegno per quanto riguarda le scelte e l'azione dell'Organizzazione, alla quale assicura un originale contributo di idee e un prezioso apporto di energie vitali per l'attuazione del progetto di rigenerazione dell'agricoltura. Coldiretti Giovani Impresa contribuisce con la sua azione alla realizzazione del progetto di rigenerazione dell'agricoltura di Coldiretti, apportando il valore aggiunto delle imprese giovani all'organizzazione. Il metodo di lavoro che il Movimento si è dato si basa su un continuo scambio tra “centro” e territorio , nella convinzione che proprio sul piano provinciale e regionale possano emergere le esigenze delle imprese e che l'esecutivo, il comitato e la segreteria nazionali abbiano il compito di fungere da catalizzatori di quanto emerso a livello locale, per poi farsi portatori delle istanze di tutte le imprese giovani. Tutta l'azione di Coldiretti Giovani Impresa ruota attorno a 3 parole chiave: Operatività , che richiama la “cultura del fare” e la dinamicità dell'impresa giovane; Territorialità , che si esprime nella concertazione a livello locale e nell'azione dal basso; Progettualità , che ci permette di tradurre in progetti concreti le nostre idee.
Le linee di azione
La formazione come leva strategica a livello locale: il Movimento è impegnato nella costruzione di percorsi mirati alla crescita personale, imprenditoriale e organizzativa e all'acquisizione di cultura di impresa e di competenze innovative. Dopo il successo del “Vivaio dei Talenti”, Coldiretti Giovani Impresa sta ora sviluppando il “Vivaio locale”, inteso come vero e proprio contenitore di opportunità formative differenziate per il giovane imprenditore agricolo. Il Movimento in Europa : è necessario agire in modo univoco a livello europeo per far sì che l'opinione pubblica e le istituzioni percepiscano il valore dell'agricoltura rigenerata e il suo contributo allo sviluppo complessivo dell'Unione Europea. E' importante non solo che Coldiretti sia presente in Europa – dove attualmente ricopre la Presidenza del Ceja nella persona di Giacomo Ballari - ma che l'Europa sia sempre più vicina ai nostri territori , perché le politiche europee ci toccano direttamente, influiscono sulle nostre imprese e spesso sono gestite a livello regionale. Coldiretti Giovani impresa vuole essere una concretizzazione della linea strategica relativa alla competitività delle imprese e agli strumenti che a tal fine possono essere messi a loro disposizione.
• Agroenergie : come una delle opportunità di reddito per le imprese agricole multifunzionali. Abbiamo già esempi concreti sul territorio e vogliamo valorizzarli, facendo circolare le informazioni in tutte le Regioni, per poi portare anche in Europa la discussione;
• Accesso al Credito : ripensare e migliorare il rapporto delle imprese giovani con il mondo del credito significa dare nuova “energia” alla voglia di realizzare il proprio sogno imprenditoriale;
• Il sociale come opportunità per le imprese agricole giovani per dare “energia” non solo alla proprio attività imprenditoriale, ma anche all'intero territorio in cui l'impresa opera.
SOSPESO IL SISTRI
Chi ha avuto la pazienza di seguire la patetica vicenda della proroga/non proroga Sistri, tramite la discussione dedicata che si trascina ormai dal 22 maggio ( vai alla discussione ), è già al corrente della decisione finale del Governo: il Sistri sarà sospeso in attesa di chiarire tutti gli aspetti relativi, e decidere definitivamente se il sistema funziona, se deve essere modificato o sostituito, entro al più tardi il 30 giugno 2013. Sono altresì sospesi gli effetti del contratto stipulato tra il Ministero dell’ambiente e la SELEX ed il pagamento dei contributi per l'anno 2012. La versione che pare ormai definitiva dell'art. 30 del cosiddetto "decreto sviluppo" , circolata già due giorni fa (leggi l'articolo) , è stata sostanzialmente confermata da un comunicato stampa del ministro Clini pubblicato oggi sul sito del MATTM. L'approvazione del decreto, stando alle dichiarazioni rese in questi giorni, dovrebbe avvenire nel Consiglio dei ministri di venerdì 15 giugno. Naturalmente, lo stesso decreto dovrà essere convertito in legge nei successivi sessanta giorni, pena la decadenza. Non è ancora chiara la sorte di questo malnato sistema e di questo ed altro discuteremo, come al solito, sul Forum.

SISMA: COLDIRETTI, AGIBILI 4 EDIFICI SU 10. NUOVI 1500 POSTI IN AGRITURISMO
Sono disponibili fino a 1500 nuove sistemazioni negli agriturismi Terranostra dell’Emilia Romagna con i quali è stata sottoscritta una convenzione con la Protezione Civile per offrire ospitalità a quanti nelle zone colpite dal sisma non possono rientrare nelle proprie case. Lo comunica Coldiretti/Campagna Amica nel sottolineare che dalle ultime verifiche della protezione civile sono stati dichiarati completamente agibili solo 4 edifici su 10 (37 per cento). L’ospitalità – sottolinea la Coldiretti - riguarda le persone la cui abitazione è stata dichiarata inagibile dalle autorità competenti o che sono in attesa della dichiarazione di agibilità/inagibilità nonché le persone ospitate nei centri/strutture di assistenza allestiti, in base alle indicazioni di priorità formulate dai Prefetti territorialmente competenti. Gli agriturismi forniranno un trattamento di pensione completa (alloggio e vitto), alle persone autorizzate dal Comune di residenza a fruire di un alloggio, il cui nominativo sia stato segnalato dai Ccs (Centri di Coordinamento Soccorsi, istituiti presso le Prefetture). Si tratta – conclude la Coldiretti - di un sostegno importante a quanti non possono rientrare nella propria casa colpita dal sisma ma che non vogliono allontanarsi troppo dal proprio territorio.

CRISI: COLDIRETTI, DA CARAMELLE A GRANA FURTI RECORD PER 3 MLD
Il furto di una scatola di caramelle da parte di una anziana signora è solo l’ultimo di una serie di episodi che ha portato con la crisi ad una crescita record dei furti nei supermercati che hanno superato il valore di 3 miliardi in Italia in una anno, anche per effetto della crisi. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati “Barometro dei furti nella vendita al dettaglio” del Centre for Retail Research. I furti nei supermercati raggiungono il massimo storico con una media di oltre 150 euro per famiglia all'anno, pari al 1,39 per cento del totale delle vendite al dettaglio. Nella lista dei prodotti che scompaiono piu' facilmente dagli scaffali dei supermercati ci sono - riferisce la Coldiretti - i prodotti per la barba, accessori per l’abbigliamento, formaggi, giacche e cappotti, carne e profumi. Si tratta di referenze piu’ facili da nascondere in borse, borsette o nelle tasche, ma che possono anche essere comodamente indossate sperando di farla franca. In Italia sono presi particolarmente di mira le specialità alimentari come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano che attirano i “topi” di supermercato, ma anche i salumi di qualità ed i vini o i liquori. Sono peraltro - continua la Coldiretti - i formati già porzionati o confezionate di dimensioni ridotte quelli piu’ apprezzati e crescono anche i furti dei preaffettati e dei pregrattugiati. Ad aumentare sono pero’ anche i furti di prodotti agricoli nelle campagne, dalle insalate alle fragole. Un segno dei tempi con la crisi che oltre a cambiare le priorità di spesa degli italiani modifica anche gli obiettivo dei furti in un Paese come l’Italia dove - rileva la Coldiretti - la spesa per l’alimentazione raggiunge quasi il 19 per cento del totale. Le segnalazioni alla Coldiretti infatti si moltiplicano sul territorio ed evidenziano che i nuovi ladri non mostrano gusti particolari e colpiscono indistintamente tutte le produzioni commestibili I furti avvengono preferibilmente di notte e oltre alle perdite provocate dalla sottrazione dei prodotti toccano spesso anche - precisa la Coldiretti ¬danni alle strutture e alle coltivazioni in campo magari non ancora pronte per la raccolta. La Coldiretti chiede un rafforzamento dell’attività di controllo delle forze dell’ordine sul territorio.

CRISI: CREDITAGRI ITALIA, NASCE LA PRIMA “BANCA” DEGLI AGRICOLTORI
Al servizio di un milione di imprese agricole, cooperative e agroindustriali Nasce la prima “banca” degli agricoltori italiani al servizio di un milione di imprese agricole, cooperative ed agroindustriali che producono il 15 per cento del prodotto interno lordo nazionale (Pil). Lo rende noto la Coldiretti nell’annunciare che con delibera della Banca d’Italia del 5 giugno 2012, CreditAgri Italia è stato abilitato come ente di garanzia vigilato dalla banca centrale e iscritto nell’elenco speciale degli intermediari finanziari ex Art. 107 del Testo Unico Bancario (TUB). CreditAgri Italia è il risultato di un percorso societario che dal 2008 al 2010 ha visto diversi confidi agricoli territoriali impegnati attivamente alla strutturazione di un progetto di fusione promosso dalla Coldiretti al fine di dare vita ad un unico ente di garanzia fidi specializzato nel settore agricolo e agroalimentare. Il settore agricolo ed agroalimentare rappresenta per il settore creditizio - sottolinea la Coldiretti ¬un universo da 43,5 miliardi di euro impiegati ma il credit crunch ha colpito anche i campi dove sei imprese agricole su dieci hanno difficoltà ad accedere al credito, con il costo del denaro in agricoltura che ha raggiunto il 6 per cento e risulta superiore del 30 per cento a quello medio del settore industriale. Un ruolo determinante per superare queste difficoltà causate dalla crisi puo’ essere svolto ora da CreditAgri Italia, una realtà nazionale presente oggi in tutta Italia con oltre 50 filiali e un volume storico di affidamenti di oltre 2 miliardi di euro distribuiti in 160 banche. “La riuscita di questo percorso si è resa possibile grazie alla Coldiretti e alle Imprese associate che hanno creduto in questo progetto di crescita in un momento particolarmente delicato per l’economia del nostro Paese, con l’affermazione di un ente finanziario mutualistico che segna un momento di virtuosità nel panorama bancario e finanziario nazionale” ha affermato l’attuale consigliere delegato Roberto Grassa.. Le imprese agricole ed agroalimentari non stanno attraversando certamente un buon periodo – ha sottolineato il presidente di CreditAgri Italia Giorgio Piazza - la nostra struttura anche in virtù di questo prestigioso riconoscimento potrà certamente rappresentare ancor di più un valido riferimento per ogni tipo di richiesta finanziario”. “Siamo impegnati in un progetto economico nei servizi e nelle opportunità offerti alle imprese che operano nell’agroalimentare che e’ una leva competitiva formidabile per superare la crisi e per trainare il Made in Italy nel mondo" ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che il Paese può tornare a crescere solo se investe nelle proprie risorse che sono i territori, l'identità, la cultura e il cibo, coniugando l’innovazione alla tradizione. CreditAgri Italia è nato dalla fusione dei 38 consorzi agricoli presenti sul territorio nazionale, attualmente è, tra l’altro, soggetto accreditato per l’attivazione dei fondi pubblici di garanzia Sgfa (Società di Gestione Fondi per l'Agroalimentare) per il rilascio di garanzie dirette - fino al 70% ¬contro garantite dallo Stato.

PIL: COLDIRETTI, SOLO AGRICOLTURA IN CONTROTENDENZA (+ 4,9%)
Nella fase economica della recessione l’agricoltura è l’unico settore in controtendenza nel 2012 e fa segnare un aumento del Pil pari al 4,9 per cento congiunturale e dello 0,4 per cento sul piano tendenziale. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i conti economici trimestrali dell’Istat che evidenziano la fase di recessione dell’economia italiana con il calo del prodotto interno lordo nel primo trimestre del 2012 (-0,8 per cento congiunturale) che e' il peggiore da tre anni, ovvero dal primo trimestre 2009. L’Italia - sottolinea la Coldiretti - può tornare a crescere solo se investe nelle proprie risorse che sono i territori, l'identità, il turismo, la cultura e il cibo che sono una leva competitiva formidabile per trainare il Made in Italy nel mondo. Nonostante le difficoltà l’agricoltura
- sostiene la Coldiretti - si conferma come settore anticiclico come dimostra anche l’aumento del 6,7 per cento delle assunzioni di dipendenti impegnati in campagna in netta controtendenza rispetto all’andamento generale, nello stesso primo trimestre secondo l’Istat. A preoccupare per il futuro pero’ - conclude la Coldiretti - è il crollo dei prezzi alla produzione soprattutto per gli alimenti base della dieta mediterranea come l’ olio di olia (- 30 Per cento), grano tenero (-15 per cento e frutta (- 10 per cento), ma in grave difficoltà è anche il riso in calo del 26 per cento, sulla base dei dati Ismea a ad aprile.

QUOTE LATTE: COLDIRETTI, QUEST’ANNO NIENTE MULTE
Nessuna multa in arrivo per le quote latte a carico degli allevatori italiani che quest’anno hanno prodotto al di sotto del limite imposto dall’Unione Europea. Ad annunciarlo è la Coldiretti nel sottolineare che per la campagna 2011/2012 secondo le rilevazioni dell’Agenzia per le Erogazioni in agricoltura (Agea) la produzione di latte commercializzata in consegne non ha superato il quantitativo nazionale di riferimento. Nessuna sanzione - sottolinea la Coldiretti - può quindi essere imputata ai singoli produttori italiani a differenza di quanto è accaduto nel passato. La questione quote latte – ricorda la Coldiretti - è iniziata quasi 30 anni fa nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori. All’Italia fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Il 1992 con la legge 468 poi il 2003 con la legge 119 e infine il 2009 con la legge 33, sono le tappe principali del difficile iter legislativo per l’applicazione delle quote latte in Italia. Degli attuali 40mila allevatori oggi in attività nel nostro Paese (erano 120mila nel 1996) sono solo un po’ più un migliaio - conclude la Coldiretti - quelli che devono alle casse dello Stato 1,7 miliardi di euro di multe maturate in questi ultimi anni.

FRODI: COLDIRETTI, FALSO EXTRAVERGINE FA CROLLARE PREZZI VERO -30%
Il prezzo pagato agli agricoltori per il vero olio di oliva è crollato del 30 per cento anche per effetto degli inganni e delle frodi che danneggiano il settore e colpiscono produttori e consumatori. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare positivamente l’operazione dei carabinieri dei Nas che hanno scoperto un traffico di circa 500.000 litri di olio extra vergine di oliva contraffatto da parte di una l'organizzazione che reperiva anche in ambito internazionale (Spagna e Maghreb), le materie prime per la sofisticazione degli olii (clorofilla e betacarotene) per poi cederle ad oleifici compiacenti. “L’operazione dei Nas dei Carabinieri - ha sostenuto Marini - svela il “mistero” delle tante anomalie che si trovano sul mercato dove occorre diffidare da quegli olii che sono venduti a prezzi che non riescono a coprire neanche i costi di raccolta delle olive”. Sulla lotta alle frodi e alle sofisticazioni il presidente della Coldiretti Sergio Marini, il Comandante dei NAS, Generale di Brigata Cosimo Piccinno insieme ad autorevoli esponenti istituzionali parteciperanno alla presentazione della legge salva olio Made in Italy oggi 11 giugno alle ore 17,00 a Foggia in Puglia dove si produce la maggiore quantità di olio extravergine di oliva Made in italy presso il Centro Congressi dell’Ente Fiere di Foggia (ingresso Viale Fortore), al convegno “Qualità e trasparenza nell’olio di oliva: una grande opportunità per l’economia del sud.” I prezzi pagati ai produttori agricoli crollano per effetto della concorrenza sleale provocata dagli inganni e contraffazioni nonostante il fatto che - ha sostenuto la Coldiretti - i consumi di extravergine delle famiglie sono aumentati del 4,2 per cento nel 2012 e la produzione nazionale si è ridotta addirittura del 6 per cento nell’ultima raccolta. L’arrivo di olio di oliva straniero in Italia ha raggiunto il massimo storico di 584mila tonnellate e ha superato la produzione nazionale, in calo nel 2011 a 483mila tonnellate. ll risultato del sorpasso è il fatto che oggi la maggioranza delle bottiglie di olio proviene da olive straniere senza che questo sia sempre chiaro ai consumatori ma - ha precisato la Coldiretti - si assiste anche ad una forte riduzione della qualità dell’olio in vendita, oltre che a una pericolosa proliferazione di truffe e inganni. L’Italia è il primo importatore mondiale di olio che per il 74 per cento - ha continuato Coldiretti ¬viene dalla Spagna, il 15 per cento dalla Grecia e il 7 per cento dalla Tunisia, proprio i Paesi coinvolti dalla truffa scoperta dai Nas. E forse non è un caso che secondo una analisi Coldiretti/Eurispes il 19,1 per cento dell’olio extracomunitario importato in Italia nel 2010 è stato destinato alla provincia di Lucca. Nel 2011 - ha proseguito Coldiretti - si è verificato un ulteriore aumento del 3 per cento nelle importazioni di olio di oliva dall’estero che sono quasi triplicate negli ultimi 20 anni (+163 per cento), sommergendo di fatto la produzione nazionale, che sarebbe peraltro quasi sufficiente a coprire i consumi nazionali. Gli oli di oliva importati in Italia vengono infatti mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri dove sono state esportate 364mila tonnellate nel 2011. Sotto accusa è anche la mancanza di trasparenza visto che quattro bottiglie di olio extravergine su cinque in vendita in Italia contengono miscele di diversa origine, per le quali è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate, secondo una indagine della Coldiretti. E questo nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile. Inoltre spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità fortemente ingannevoli. I consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente. Per questo è importante - ha concluso Marini la proposta di legge salva-olio Made in Italy sottoscritta da numerosi parlamentari e che vede come primi firmatari la senatrice Colomba Mongiello (pd) e il senatore Paolo Scarpa Buora (pdl), “a dimostrazione di un vasto consenso che ci si augura conduca ad un iter rapido”. L’attacco all’olio italiano secondo la Coldiretti mette a rischio un patrimonio ambientale con oltre 250 milioni di piante sul territorio nazionale che garantiscono un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative all’anno e un fatturato di 2 miliardi di euro. La produzione nazionale si concentra in Puglia (35 per cento), Calabria (33 per cento), Sicilia (8 per cento), Campania (6 per cento), Abruzzo (4 per cento), Lazio (4 per cento), Toscana (3 per cento) e Umbria (2 per cento). Sono 43 gli oli italiani a denominazione di origine riconosciuti dall’Unione Europea.
LA PRODUZIONE 2011 DI OLIO D’OLIVA MADE IN ITALY
Regione Produzione 2011 – Ton. Produzione 2010 –Ton. Variazione
Piemonte 13 13 -
Lombardia 1.051 999 +5%
Trentino- Alto Adige 264 264 -
Veneto 1.442 1.309 +10%
Friuli- Venezia Giulia 30 34 -13%
Liguria 4.446 3.557 +25%
Emilia Romagna 827 785 +5%
Toscana 11.070 18.449 -40%
Umbria 7.238 10.340 -30%
Marche 2.682 4.409 -39%
Lazio 17.337 28.895 -40%
Abruzzo 12.188 18.748 -35%
Molise 5.452 6.249 -13%
Campania 29.705 39.606 -25%
Puglia 1.665.36 161.078 +3% Basilicata 6.220 6.220 -
Calabria 161.845 157.918 +2%
Sicilia 51.214 48.467 +6%
Sardegna 3.639 6.066 -40%
Italia 483.200 513.407 -6%
Fonte: elaborazione Coldiretti su dati Ismea-Unaprol-Cno

LE IMPORTAZIONI E LE ESPORTAZIONI DI OLIO DI OLIVA
Anno importazioni in tonnellate esportazioni in tonnellate
1992 221.771 133.431
1997 485.774 198.496
2002 525.871 291.900
2005 468.129 334.232
2006 442.044 290.252
2007 513.420 294.513
2008 492.810 306.267
2009 470.027 294.420
2010 569.042 343.327
2011 583.967 363.561
Fonte: elaborazione Coldiretti su dati Istat

FALSA SOIA BIOLOGICA: COLDIRETTI, BENE GDF. + 9% ACQUISTI BIOLOGICO
Con un aumento annuale degli acquisti del 9 per cento di prodotti biologici che finiscono nel carrello della spesa di oltre la metà degli italiani, è particolarmente importante l’operazione della Guardia di Finanza che ha scoperto l’importazione di falsa soia biologica geneticamente modificata (Ogm) proveniente dall'Est Europa. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che nonostante la crisi è cresciuto l’acquisto di prodotti biologici insieme all’opposizione agli Ogm che sono considerati meno salutari da ben il 60 per cento degli italiani, secondo l’indagine Coldiretti /Swg. Il fatturato dei prodotti biologici in Italia negli ultimi dieci anni è triplicato passando - sottolinea la Coldiretti - da meno di un miliardo di euro del 2000 agli oltre tre miliardi di euro attuali ed è quindi importante - sottolinea la Coldiretti - non abbassare la guardia sul fronte dei controlli anche alla luce di un aumento delle importazioni nonostante il fatto che l’Italia possa contare sul maggior numero europeo di imprese biologiche. Al primo gennaio del 2011 in Italia gli operatori del settore biologico sono 47.663 mentre la superficie interessata, in conversione o interamente convertita ad agricoltura biologica, risulta - continua la Coldiretti - pari a 1.113.742 ettari, con un incremento rispetto all'anno precedente dello 0,6 per cento. Di fronte al ripetersi di frodi che riguardano l’importazione di prodotti falsamente biologici è necessario – sottolinea la Coldiretti - introdurre al piu’ presto il marchio per il biologico italiano che possa rendere facilmente riconoscibile la produzione ottenuta con materia prima e standard nazionali, per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli sulla reale origine del prodotto acquistato. In attesa che questo avvenga il consiglio della Coldiretti è quello di acquistare i prodotti biologici direttamente nelle aziende, nelle botteghe e nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica che garantiscono l’origine nazionale degli alimenti in vendita. Dalle rilevazione Ismea-Gfk-Eurisko nel 2011 emerge - conclude la Coldiretti - un incremento della spesa in prodotti biologici del 9 per cento su base annua in netta controtendenza con la riduzione complessiva dei consumi di generi alimentari. Incrementi si rilevano in particolare per i lattiero-caseari (+16 per cento), le uova (+21 per cento) e per altre referenze come biscotti, dolciumi e snack (+16 per cento) e bevande analcoliche (+16 per cento). Più contenuti gli aumenti per l'ortofrutta fresca e trasformata (+3 per cento), che resta comunque la categoria guida tra i prodotti biologici, raggiungendo un'incidenza sul totale pari a quasi un terzo in termini di valore. Segnano il passo anche pasta, riso e sostituti del pane (-3 per cento) nel complesso), con un bilancio 2011 particolarmente negativo per la pasta bio, i cui acquisti si sono ridotti di oltre l'11 per cento. Anche per carni e salumi emerge in generale una flessione dell'8 per cento degli acquisti, in un'annata negativa inoltre per gli oli (-19 per cento) e per la categoria "zucchero, caffè e tè" (-3 per cento).

PESCA - BENE, L’OPERATO DEL MINISTRO IN SEDE COMUNITARIA A CITTA’ DEL LUSSEMBURGO
(ANSA) - LUSSEMBURGO, 13 GIU - I ministri della pesca dell'UE - per l'Italia Mario Catania ¬hanno raggiunto all'alba di oggi a Lussemburgo, dopo oltre 18 ore di negoziati non stop, un accorso su un ''approccio comune'' che getta le basi per definire una nuova politica della pesca in Europa, che sarà negoziata in coodecisione con il Parlamento europeo. Tuttavia, la Francia ha fatto sapere di non riconoscersi nell'orientamento comune. (ANSA). ANSA) - LUSSEMBURGO, 13 GIU - Nel documento finale messo a punto dalla presidenza danese dell'Ue e dalla commissaria alla Pesca Maria Damanaki, ''sono stati accolti tutti i punti sollevati dall'Italia'', come indicato all'ANSA da fonti della delegazione italiana al termine della sessione ministeriale. L'accordo e' stato raggiunto dopo diversi tentativi di compromesso e ora permettera' alla prossima presidenza cipriota dell'Ue, che il primo luglio ricevera' il testimone dalla Danimarca, di elaborare sulla 'trama' tracciata oggi la riforma definitiva sia della nuova politica della pesca in Europa, sia delle nuove norme sull'organizzazione di mercato dei prodotti ittici e dell'acquacoltura. A questi due capitoli si aggiungera' anche quello, non meno importante, del futuro Fondo europeo per la pesca e l'attività marittima per il 2014-2020. (ANSA).

PESCA: UE, CATANIA MOLTO SODDISFATTO INTESA APPROCCIO COMUNE (''PESCA: RAGGIUNTO ACCORDO SU...) DELLE 05.00 CIRCA (ANSA) - LUSSEMBURGO, 13 GIU
- ''Sono molto soddisfatto. L'accordo e' molto positivo per l'Italia che ha ottenuto tutto quello che aveva richiesto. Il risultato va al di là delle migliori aspettative''. E' articolarmente contento il ministro delle politiche agricole, Mario Catania, per l'orientamento comune del Consiglio Ue sulla futura riforma della politica della pesca, raggiunto la notte scorsa dai ministri europei dopo oltre 18 ore di negoziato non stop. ''L'accordo - dice all'Ansa Catania - premia il nostro impegno negoziale, ma anche il lavoro portato avanti in questi mesi nelle relazione con la Commissione europea e la presidenza danese dell'Ue. Aspettiamo ora il contributo del Parlamento europeo con la codecisione''. Il documento comune messo a punto dai ministri, con la sola esclusione della Francia che pero' ha negoziato fino all'ultimo le sue richieste, era necessario al Consiglio dei ministri della pesca dell'Ue per aprire le trattative sulla riforma della politica del settore e delle organizzazioni di mercato dei prodotti ittici e dell'acquacoltura, nell'ambito del trilogo con il Parlamento europeo, presente anche la Commissione Ue. (ANSA). 13-GIU-12 11:12 - PESCA: CATANIA ILLUSTRA L'ACCORDO RAGGIUNTO DALL'ITALIA LE GRANDI LINEE DELL'APPROCCIO COMUNE PER NUOVA RIFORMA SETTORE (ANSA) - LUSSEMBURGO, 13 GIU - Queste le grandi linee - illustrate oggi all'Ansa dal ministro delle Politiche agricole Mario Catania - dell'orientamento comune messo a punto dai ministri europei del settore: una 'trama su cui verra' tessuta la riforma definitiva della politica della pesca in Europa.
- ARRESTO TEMPORANEO PESCA - Viene confermata la misura che era stata soppressa nella proposta originaria della Commissione Ue;
- OBBLIGO SBARCO PESCATO - L'obbligo scatta, come richiesto dall'Italia, esclusivamente per le specie per le quali, nel regolamento sulla pesca nel Mediterraneo, già è fissata una taglia minima di sbarco. Potrà essere così risolta la questione delle multe per la cattura di specie sottotaglia, questione particolarmente sentita dalle associazioni di categoria;
- RIGETTI PESCATO IN MARE - E' stata accolta la richiesta italiana di un margine di flessibilita', ossia viene fissata una deroga del 10% all'obbligo di sbarco del pescato che consentirà agli operatori di rigettare in mare quelle specie che non hanno nessun tipo di sbocco commerciale.
- DATA IN VIGORE - Per il Mediterraneo é stata posticipata al triennio 2016-2019 e sara' progressiva;
- PIANI DI GESTIONE NAZIONALI - Viene confermata la competenza degli Stati membri ad adottare piani di gestione nazionali. Si riconosce quindi la funzione svolta nel Mediterraneo dai piani nazionali, con il risultato di una semplificazione nel lavoro per applicare la nuova politica comune della pesca;
- ETICHETTATURA - E' stata reintrodotta la base giuridica per l'etichettatura volontaria. Inoltre, é prevista la possibilità di avere un sistema più incisivo di etichettatura dei prodotti della pesca che, oltre a informare il consumatore sulla sostenibilità delle catture, potrà valorizzare l'origine del prodotto, con un valore aggiunto per le imprese di pesca;
- DIRITTI PESCA TRASFERIBILI - Gli Stati membri hanno la possibilità di applicare, su base volontaria, le concessioni di pesca trasferibili, anche nell'ottica di una regolarizzazione delle capacità di pesca delle flotte.
PESCA: UE, RAGGIUNTO ACCORDO SU APPROCCIO COMUNE A RIFORMA - (ANSA) -LUSSEMBURGO, 13 GIU –
13-GIU-12 14:13 Nel documento finale messo a punto dalla presidenza danese dell'Ue e dalla commissaria alla Pesca Maria Damanaki, ''sono stati accolti tutti i punti sollevati dall'Italia'', come indicato all'ANSA da fonti della delegazione italiana al termine della sessione ministeriale. L'accordo e' stato raggiunto dopo diversi tentativi di compromesso e ora permettera' alla prossima presidenza cipriota dell'Ue, che il primo luglio riceverà il testimone dalla Danimarca, di elaborare sulla 'trama' tracciata oggi la riforma definitiva sia della nuova politica della pesca in Europa, sia delle nuove norme sull'organizzazione di mercato dei prodotti ittici e dell'acquacoltura. A questi due capitoli si aggiungera' anche quello, non meno importante, del futuro Fondo europeo per la pesca e l'attività marittima per il 2014-2020. (ANSA).

Dichiarazione Imu quasi al buio<
Lo scorso 24 aprile il Senato ha approvato definitivamente la legge di conversione del Dl. 2 marzo 2012, n. 16, nel testo identico votato dalla Camera il 18 aprile. Le modifiche apportate alla disciplina dell’Imu sono dunque definitive (in attesa di pubblicazione in Gazzetta). Bisogna però aggiungere un “quasi”: perché la questione delle aliquote, comprese quelle da applicare agli immobili “agricoli”, si risolverà solo nella prima decade di dicembre. Le aliquote base Imu, da applicare al valore imponibile degli immobili agricoli, stabilite dalla legge vigente sono quelle riportate nella tabella a fianco. Tuttavia, con il provvedimento in esame, è stato disposto che entro il 10 dicembre prossimo il presidente del Consiglio dei Ministri provvederà:
a) sulla base dell’andamento del gettito derivante dal pagamento della prima rata dell’imposta, alla modifica dell’aliquota da applicare ai fabbricati rurali e ai terreni così da garantire che il gettito complessivo non superi, per il 2012, l’ammontare previsto dal ministero dell’Economia per i fabbricati rurali strumentali e per i terreni (modifiche all’art. 13 del Dl. n. 201/2011, conv. L. n. 214/2011);
b) sulla base del gettito della prima rata dell’Imu propria nonché dei risultati dell’accatastamento dei fabbricati rurali, alla modifica delle aliquote, delle relative variazioni e delle detrazioni stabilite, per assicurare l’ammontare del gettito complessivo previsto per il 2012 (c. 12-bis aggiunto all’art. 13). Inoltre, il nuovo comma 12-bis sopra citato, stabilisce che entro il 30 settembre 2012, sulla base dei dati valutativi che verranno aggiornati dal ministero dell’Economia, i comuni possono approvare o modificare il regolamento e la deliberazione relativa alle aliquote e alla detrazione del tributo. Insomma, come si capisce, la questione delle aliquote Imu e delle relative detrazioni è ancora aperta: occorrerà attendere le eventuali delibere modificative dei comuni, nonché i decreti detti sopra. È chiaro, quindi, il motivo per cui, i versamenti dovuti il 16 giugno prossimo, nella misura indicata nell’articolo pubblicato su TV 17, costituiranno acconti da calcolare applicando le aliquote e le detrazioni base previste dalla legge. I calcoli di seguito illustrati determinano l’imposta totale su cui calcolare l’acconto.

TERRENI AGRICOLI ESENTI?
Il provvedimento prevede, a titolo però di sola possibilità, che possa essere stabilita l’esenzione dall’Imu, dei terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate dall’art. 15 della L. n. 984/77. Questa eventuale esenzione verrà stabilita con un decreto dell’Economia e del Mipaaf, che potrà individuare i comuni nei quali si applica l’esenzione, sulla base dell’altitudine riportata nell’elenco dei comuni italiani predisposto dall’Istat, nonché, eventualmente, anche sulla base della redditività dei terreni.

ABITAZIONE PRINCIPALE
Se il fabbricato rurale costituisce abitazione principale, alla base imponibile si applicherà l’aliquota base pari allo 0,4%, ottenendo così l’imposta totale. Dall’imposta totale per l’abitazione principale e per le relative pertinenze (anche se si tratta di un fabbricato rurale), si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, € 200, rapportati al periodo dell’anno durante il quale si protrae tale destinazione; se l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica. Per gli anni 2012 e 2013 la detrazione è maggiorata di € 50 per ciascun figlio di età non superiore a ventisei anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’abitazione principale. L’importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può superare l’importo massimo di € 400. I comuni possono disporre l’elevazione dell’importo della detrazione, fino a concorrenza dell’imposta dovuta, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio. In tal caso, il comune che ha adottato detta deliberazione non può stabilire un’aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione. Il provvedimento ha modificato la definizione di abitazione principale: “L’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano (catasto fabbricati) come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile“ (nuovo testo del c. 2 del già citato art. 13).

ABITAZIONI NON PRINCIPALI
Ai fabbricati rurali abitativi che non sono abitazione principale, al pari delle altre abitazioni, alla base imponibile si applica l’aliquota ordinaria dello 0,76%.

FABBRICATI RURALI ABITATIVI
Ai fabbricati rurali abitativi si applicano le regole generali dell’Imu previste per la generalità delle abitazioni. La base imponibile, quindi, si ottiene rivalutando la rendita catastale (o, in mancanza, quella presunta) del 5% e applicando il moltiplicatore pari a 160 (vedi sopra schema 1).

FABBRICATI RURALI STRUMENTALI
Esenti: il provvedimento stabilisce che sono esenti dall’Imu i fabbricati rurali strumentali ubicati nei comuni classificati montani o parzialmente montani di cui all’elenco dei comuni predisposto dall’Istat. Non esenti: fuori dall’esenzione sopra indicata, i fabbricati rurali strumentali sono soggetti all’Imu, e la loro base imponibile si calcola rivalutando del 5% la rendita catastale (ovvero, in mancanza, quella presunta) e applicando il moltiplicatore 60, e quindi l’aliquota base dello 0,2%, ottenendo così l’imposta totale (vedi sopra schema 2).

FABBRICATI INAGIBILI O INABITABILI
Il provvedimento stabilisce che per tali fabbricati, anche rurali, la base imponibile è ridotta del 50% limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono dette condizioni. L’inagibilità o inabitabilità è accertata dall’ufficio tecnico comunale con perizia a carico del proprietario, che allega idonea documentazione alla dichiarazione. In alternativa, il contribuente ha facoltà di presentare una dichiarazione sostitutiva. Agli effetti dell’applicazione della riduzione a metà della base imponibile, i comuni possono disciplinare le caratteristiche di fatiscenza sopravvenuta, non superabile con interventi di manutenzione.

TERREMOTO: COLDIRETTI, A RISCHIO 8MILA POSTI NELL’ AGROALIMENTARE
Sono a rischio 8mila posti di lavoro nell’agroalimentare a causa del sisma che ha danneggiato imprese agricole, stalle e strutture di trasformazione agroindustriali ma anche i macchinari per la raccolta e trebbiatura e gli impianti di irrigazione che garantiscono l’acqua a centotrentamila ettari di terreno coltivati a ortofrutta, viticoltura, riso e seminativi colpiti dalla siccità. E’ il presidente della Coldiretti Sergio Marini a lanciare l’allarme sugli effetti del terremoto su un territorio dove si produce quasi il 10 per cento dell’agricoltura nazionale nel corso della visita nelle campagne “terremotate” prima dell’incontro promosso alle ore 15,00 nell’ azienda agricola Bosco di Poletti in via Bosco 6 a Villafranca di Medolla (Mo) con gli agricoltori danneggiati dal sisma provenienti dalle aree circostanti per definire il bilancio dei danni, le misure di sostegno adottate a livello nazionale e comunitario, le iniziative di solidarietà attuate e le proposte della Coldiretti per superare l’emergenza e soprattutto per affrontare le crescenti difficoltà. E’ a rischio - sottolinea la Coldiretti - l’occupazione dei titolari di imprese agricole che in alcuni casi sono stati costretti a vendere le proprie mucche a causa dei danni provocati alle stalle ma anche il lavoro dei dipendenti impegnati nelle campagne per le attività di mungitura e raccolta nei terreni coltivati che rischiano di rimanere a secco, con l’arrivo del grande caldo proprio nel momento in cui c’è piu' bisogno dell’acqua per l’ingrossamento dei frutti. Il terremoto - continua la Coldiretti - ha provocato infatti danni agli impianti idraulici e frane in alcuni alvei che pregiudicano il regolare deflusso delle acque. Una prima conseguenza è stata la sospensione del servizio di irrigazione che è necessario far ripartire per preservare, nell'emergenza, una delle agricolture più floride della Pianura Padana, dove secondo stime della Coldiretti solo le aziende agricole occupano circa 12mila dipendenti mentre 25 mila sono i titolari delle aziende e i familiari ai quali vanno aggiunte le migliaia di posti di lavoro nell’agroindustria, dai caseifici alla trasformazione della frutta. La preoccupazione per la mancanza di acqua è diffusa tra i produttori di pere, la cui raccolta prenderà il via verso metà luglio, considerato che l’Emilia Romagna ne produce l’80 per cento del totale nazionale, in larga parte prodotte proprio tra Ferrara e Modena. Ma il problema riguarda anche i meloni coltivati su larga scala proprio nella bassa modenese. Mancano intanto – continua la Coldiretti – pochi giorni all’avvio della trebbiatura del grano, attività per cui alcune aziende sono prive di mezzi in quanto molte mietitrebbiatrici sono rimaste sepolte nei capannoni e nei ricoveri attrezzi, crollati sotto i colpi del terremoto. Da segnalare anche il fatto che a causa delle ripetute scosse si sono allontanati dalle campagne colpite dal sisma molti lavoratori, italiani ed extracomunitari, impegnati in agricoltura, dalla mungitura quotidiana delle mucche nelle stalle alla raccolta di frutta e ortaggi. Ad anticipare il rientro nei Paesi d’origine, in attesa del miglioramento della situazione, sono stati soprattutto ¬sottolinea la Coldiretti - i lavoratori extracomunitari come gli indiani dediti alla cura degli animali e i lavoratori dell’est particolarmente presenti nell’attività di raccolta di frutta e verdura ma anche nell’ assistenza degli anziani nelle case rurali. Per far fronte nell’immediato al problema della manodopera ed evitare la chiusura di stalle ed aziende la Coldiretti ha chiesto tra l’altro la sperimentazione del pagamento attraverso un sistema specifico di voucher per le aree colpite dal terremoto, al fine di evitare la perdita di centinaia di migliaia di tonnellate di frutta e verdura. Ai problemi strutturali con case rurali, fienili, stalle e capannoni danneggiati e a quelli produttivi si aggiungono - sottolinea la Coldiretti - i tentativi di speculazioni sul mercato. Alcuni operatori commerciali hanno deciso l’immediata riduzione del prezzo pagato alla stalla agli allevatori, disdicendo unilateralmente i contratti in essere con la scusa dei maggiori costi determinati dal terremoto. Ai maggiori costi dovuti tra l’altro alla ricerca di nuove collocazioni per gli animali e al difficile approvvigionamento di mangimi e fieno si aggiunge ora - denuncia la Coldiretti il tentativo di sottopagare il latte, che peraltro nelle zone interessate dal sisma sconta un calo del 10-15 per cento nella raccolta a causa dello stress a cui sono sottoposte le mucche. La Coldiretti si oppone con forza al tentativo di scaricare costi impropri sugli allevatori che intende tutelare in tutte le forme, in una situazione di mercato già difficile che è ora aggravata dagli effetti del terremoto. Una manovra speculativa che si aggiunge alle proposte scandalose di intermediari senza scrupoli che si offrono di acquistare a pochi euro il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano proveniente dai magazzini lesionati. Il rischio concreto - conclude la Coldiretti - è l’abbandono dell’attività di allevamento e la perdita di una delle produzioni simbolo del Made in Italy in Italia e nel mondo.

SISMA EMILIA: COLDIRETTI, SALGONO A 705 MLN I DANNI ALL’AGRICOLTURA COLPITE 7MILA AZIENDE AGRICOLE DI CUI 2MILA GRAVEMENTE
Settemila aziende agricole colpite delle quali circa duemila gravemente danneggiate, distrutte o da ricostruire per adeguarle alle nuove norme antisimiche E’ il presidente della Coldiretti Sergio Marini ad annunciare che il bilancio provvisorio dei danni provocati dal sisma all’agricoltura è salito a 705 milioni di euro, nell’ambito dell’incontro promosso nell’ azienda agricola Bosco di Poletti in via Bosco 6 a Villafranca di Medolla (Mo) con gli agricoltori colpiti dal sisma provenienti dalle campagne circostanti. Ai circa 400 milioni di euro di danni provocati alle strutture agricole (fienili, stalle, magazzini) si aggiungono 70 milioni necessari per garantire la sicurezza al territorio riportando alla normalità gli impianti idrovori, irrigui, di scolo e di irrigazione fortemente lesionati. Con una stima di 150 milioni di euro di danni il sistema del Parmigiano Reggiano è in cima alla triste classifica dei prodotti piu’ danneggiati dal sisma seguito da vicino dal Grana Padano che accusa un colpo da 70 milioni di euro e dall’aceto balsamico che conta perdite per 15 milioni di euro, secondo la Coldiretti. Le imprese che operano in questi settori hanno solo la possibilità di scegliere se chiudere o ripartire - sostiene Marini - poiché le uniche attività che certamente non saranno delocalizzate sono proprio quelle legate all’agricoltura e ai suoi prodotti tipici, dal parmigiano al grana, dall’aceto balsamico tradizionale alle pere tipiche, la cui produzione non puo’ avvenire per legge al di fuori del territorio delimitato dai disciplinari di produzione approvati dall’Unione Europea. Per questo occorre intervenire al piu’ presto per non perdere un tessuto produttivo che è traino ed immagine del Made in Italy nel mondo. L’acquisto dei prodotti tipici delle aree del terremoto ¬sostiene la Coldiretti - è il mezzo più semplice per assicurare da parte dei cittadini un aiuto immediato alle aziende del sistema agroalimentare del territorio colpito dal sisma, ma occorre che ad intervenire siano anche le Istituzioni. La Coldiretti chiede un intervento immediato per ripristinare canali e idrovore gestiti dai Consorzi di Bonifica al fine di scongiurare il pericolo di alluvioni, poiché risultano a rischio idraulico ben 200mila ettari di terreno densamente urbanizzati. Per ripartire è necessario inoltre che il Governo assicuri alle imprese agricole condizioni analoghe a quelle artigiane per gli interventi creditizi in conto interesse. A livello comunitario occorre velocizzare l’erogazione di contributi “promessi” dall’Unione Europea attraverso il Fondo di solidarietà europeo per destinarli anche ad infrastrutture di bonifica e irrigazione. Per ovviare ai problemi di liquidità delle imprese agricole è necessario anticipare i pagamenti diretti di politica agricola mentre sul piano strutturale serve l’utilizzo immediato, prima della definizione iter procedurale dell’Unione Europea UE, della rimodulazione del 4 per cento della quota comunitaria relativa all’annualità 2013 dei Piani di Sviluppo Rurale (PSR) a favore dell’ Emilia Romagna e della Lombardia. Inoltre occorre e aumentare il “de minimis” agricolo oltre a semplificare le procedure per gli investimenti realizzati con PSR nelle Regioni danneggiate A sostegno delle campagne la Coldiretti è intervenuta mettendo a disposizione i propri tecnici per monitorare il territorio per le emergenze delle aziende e degli associati e offrire un sostegno nella prosecuzione dell’attività agricola, ma sono stati anche istituiti sportelli di coordinamento sull’emergenza sisma per le richieste di rilevamento sui danni alle strutture agricole e per pianificare emergenze o interventi di aiuto. Sul piano operativo alcuni agriturismi hanno offerto ospitalità e fornitura pasti alle imprese e si è provveduto alla fornitura di moduli abitativi, tende, alcune roulotte e bagni chimici, ma anche alla consegna di 50mila chili di pasta (100% con grano italiano) prodotta dal Consorzi Agrario di Forlì, Cesena e Rimini. Attraverso il Consorzio Fidi CreditagriItalia sono stati messi a punto - conclude la Coldiretti - strumenti creditizi a sostegno delle imprese agricole e delle cooperative agroalimentari.

TERREMOTO: COLDIRETTI, SPECULAZIONI SUI PREZZI DEL LATTE
Dopo il caro camper e lo sciacallaggio sul Grana e Parmigiano Si specula sul latte con alcuni operatori commerciali che hanno deciso l’immediata riduzione del prezzo pagato alla stalla agli allevatori, disdicendo unilateralmente i contratti in essere con la scusa dei maggiori costi determinati dal terremoto. E’ la Coldiretti a denunciare l’ultimo tentativo di approfittare del sisma per lucrare, dopo gli allarmi lanciati sugli elevati costi dei camper e lo sciacallaggio sul Grana e Parmigiano Reggiano. Il settore lattiero caseario è già duramente colpito dal sisma e se nei magazzini sono cadute a terra quasi un milione di forme tra Parmigiano Reggiano e Grana Padano (rispettivamente 633.700 e 360.000) con danni stimati pari a 220 milioni di euro (rispettivamente 150 e 70) negli allevamenti - sottolinea la Coldiretti - non è ancora possibile fare un bilancio degli animali morti e si contano i danni provocati alle strutture come i fienili e le stalle che sono spesso dichiarate inagibili. Ai maggiori costi dovuti tra l’altro alla ricerca di nuove collocazioni e al difficile approvvigionamento di mangimi e fieno si aggiunge ora ¬denuncia la Coldiretti il tentativo di sottopagare il latte, che peraltro nelle zone interessate dal sisma sconta un calo del 10-15 per cento nella raccolta a causa dello stress a cui sono sottoposte le mucche. La Coldiretti si oppone con forza al tentativo di scaricare costi impropri sugli allevatori che intende tutelare in tutte le forme, in una situazione di mercato già difficile che è ora aggravata dagli effetti del terremoto. Una manovra speculativa che si aggiunge alle proposte scandalose di intermediari senza scrupoli che si offrono di acquistare a pochi euro il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano proveniente dai magazzini lesionati. Il rischio concreto - conclude la Coldiretti - è l’abbandono dell’attività di allevamento e la perdita di una delle produzioni simbolo del Made in Italy in Italia e nel mondo.

CRISI: COLDIRETTI, RIACCENDE I CAMINI. RECORD LEGNA DA ARDERE (+17%)
Con la crisi e l’aumento insostenibile del prezzo dei combustibili si sono riaccesi i camini e fanno segnare un aumento del 17 per cento le importazioni di legna da ardere nell’inverno 2012, raggiungendo il valore piu’ alto degli ultimi venti anni. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti che evidenzia il cambiamento di abitudini degli italiani con la riduzione del potere di acquisto. Mentre è crollato del 16 per cento il consumo di gasolio da riscaldamento nel 2011 ¬sottolinea la Coldiretti - sono stati importati in Italia ben 3,3 miliardi di chili di legna da ardere nelle diverse forme, pari a piu’ del triplo rispetto a venti anni fa. Una dimostrazione evidente - precisa la Coldiretti - del crescente interesse verso questa forma di energia che è diventata competitiva dal punto di vista economico oltre ad essere piu’ sostenibile dal punto di vista ambientale. Un tendenza dovuta - sostiene la Coldiretti - alla riapertura dei camini nelle vecchie case ed alla costruzione di nuovi ma anche ad una forte domanda di tecnologie piu’ innovative nel comparto delle stufe a legna, delle caldaie e pellets dove l’industria italiana soddisfa oltre il 90 per cento delle domanda sul mercato interno mentre destina quasi un terzo della produzione nazionale alle esportazioni. L’Italia - continua la Coldiretti - è diventato il primo importatore mondiale di legna da ardere nonostante la presenza sul territorio nazionale di 10 milioni e 400 mila ettari di superficie forestale, in aumento del 20 per cento negli ultimi 20 anni. I 12 miliardi di alberi che coprono oltre un terzo della superficie nazionale (35 per cento) costituiscono - precisa la Coldiretti - il polmone verde dell' Italia con circa 200 alberi per ogni italiano. I boschi - precisa la Coldiretti - ricoprono un ruolo centrale come assorbitori e contenitori di anidride carbonica, che è il principale gas ad effetto serra, e sono fondamentali nella mitigazione e nell`adattamento ai cambiamenti climatici in corso ma potrebbero svolgere un ruolo ancora piu’ importante per compensare il fabbisogno energetico del Paese. Peraltro - sostiene la Coldiretti - con una più corretta gestione delle foreste può essere prelevata, quasi senza alterarne la sostenibilità, una quantità di 23,7 milioni di tonnellate/anno di combustibile che riduce i consumi attuali di petrolio di ulteriori 5,4 milioni di tonnellate. Appare quindi evidente l’importanza di rilanciare la gestione dei boschi che, oltre alle valenze territoriali, sociali e paesaggistiche, potrebbe contribuire in modo decisivo anche al raggiungimento degli obiettivi del Piano d’Azione Nazionale al 2020 (secondo il quale le biomasse, tra le quali spicca il ruolo dei prodotti legnosi, dovranno coprire il 44 per cento dei consumi di fonti rinnovabili e il 58 per cento dei consumi di calore totale), fornendo biomassa ottenuta con metodi sostenibili (sia nella produzione che nel taglio) nell’ambito di una filiera sostenibile anche nelle modalità di trasformazione energetica con caldaie moderne ed efficienti. Nel discorso più generale dello sviluppo delle fonti rinnovabili, occorre porre attenzione al contributo dell’energia termica, anche con l’obiettivo di rimuovere alcune criticità che sono emerse nel diverso ambito delle fonti di produzione dell’energia elettrica, dalla determinazione degli incentivi, alla localizzazione degli impianti, all’effettiva efficienza energetica degli interventi, al rispetto del paesaggio. Il fattore più rilevante dello sviluppo del termico risieda proprio nel fatto che - conclude la Coldiretti - si tratta di una energia a misura di territorio. Le filiere da sviluppare e premiare, quindi, non possono che essere corte e territoriali.

LAVORO: COLDIRETTI, BOOM ASSUNZIONI NEI CAMPI + 6,7% NEL I TRIMESTRE
Con la crisi è boom di assunzioni in agricoltura con un aumento del 6,7 per cento del numero di lavoratori dipendenti impegnati in campagna in netta controtendenza rispetto all’andamento generale che fa segnare un aumento record della disoccupazione anche tra i giovani. E’ quanto emerge da analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al primo trimestre del 2012 che fotografa il contributo positivo che hanno dato fino ad ora al lavoro agricolo i voucher, la cui utilizzazione viene peraltro ingiustificatamente limitata dalla riforma del mercato del lavoro presentata dal Ministro Elsa Fornero e approvata dal Senato. Il risultato positivo dell’agricoltura è particolarmente importante perché - sottolinea la Coldiretti - è il risultato di una crescita record del 14,2 per cento al nord ma anche del 5,4 per cento al sud mentre si registra una sostanziale stabilità nel centro Italia (-0,4 per cento). Si stima peraltro ¬continua la Coldiretti - che abbia meno di 40 anni un lavoratore dipendente su quattro assunti in agricoltura, dove si registra anche una forte presenza di lavoratori immigrati che hanno abbondantemente superato quota centomila. Si tratta di un dato incoraggiante anche in vista delle prossime campagne di raccolta frutta e verdura estive che potranno coinvolgere dal primo giugno anche i ragazzi dai 16 ai 25 anni di età regolarmente iscritti ad un ciclo di studi che possono lavorare in campagna ed essere retribuiti con i voucher. Quasi il 25 per cento dei voucher per un totale di oltre 6 milioni di euro è stato utilizzato ¬sottolinea la Coldiretti - in agricoltura dove ha consentito a tanti giovani studenti di lavorare nei campi durante il periodo estivo, soprattutto nella attività di raccolta di frutta, verdura e nella vendemmia. Per molti giovani - sottolinea la Coldiretti - lavorare nei campi ha significato anche prendere contatto con il mondo del lavoro e sostenere i propri studi in un momento di difficoltà economica. Lo strumento dei voucher - ricorda la Coldiretti - è stato introdotto per la prima volta proprio in agricoltura in occasione della vendemmia 2008 (agosto) e poi esteso ad altre figure come pensionati e casalinghe ed altre attività, anche se la maggiore diffusione è nel settore agricolo. Questa opportunità sarà limitata con l’approvazione definitiva della legge anche se dopo la manifestazione di imprese agricole, pensionati e studenti davanti al Senato è sparito dalla norma il limite di 7mila euro di fatturato per le imprese che intendono usare i buoni lavoro mentre il valore del voucher sarà definito per decreto sentite la parti sociali dopo l’approvazione della legge. Va peraltro sottolineato - conclude la Coldiretti - che i voucher acquistati fino all’entrata in vigore della nuova legge sono anch'essi validi fino al 31 maggio 2013.

LAVORO: RIFORMA; COLDIRETTI, STUDENTI NEI CAMPI CON VOUCHER
Da domani primo giugno i ragazzi dai 16 ai 25 anni di età regolarmente iscritti ad un ciclo di studi possono lavorare in campagna ed essere retribuiti con i voucher la cui utilizzazione viene ingiustificatamente limitata dalla riforma del mercato del lavoro presentata dal Ministro Elsa Fornero e approvata dal Senato, che dovrà ora passare alla Camera. Quasi il 25 per cento dei voucher per un totale di oltre 6 milioni è stato utilizzato – sottolinea la Coldiretti - in agricoltura dove ha consentito a tanti giovani studenti di lavorare nei campi durante il periodo estivo, soprattutto nella attività di raccolta di frutta, verdura e nella vendemmia. Per molti giovani ¬sottolinea la Coldiretti - lavorare nei campi ha significato prendere contatto con il mondo del lavoro e sostenere i propri studi in un momento di difficoltà economica. Lo strumento dei voucher - ricorda la Coldiretti - è stato introdotto per la prima volta proprio in agricoltura in occasione della vendemmia 2008 (agosto) e poi esteso ad altre figure come pensionati e casalinghe ed altre attività, anche se la maggiore diffusione è nel settore agricolo. Questa opportunità sarà limitata con l’approvazione definitiva della legge anche se dopo la manifestazione di imprese agricole, pensionati e studenti davanti al Senato è sparito dalla norma il limite di 7mila euro di fatturato per le imprese che intendono usare i buoni lavoro mentre il valore del voucher sarà definito per decreto sentite la parti sociali dopo l’approvazione della legge. Va peraltro sottolineato – conclude la Coldiretti - che i voucher acquistati fino all’entrata in vigore della nuova legge sono anch'essi validi fino al 31 maggio 2013. L’Ue fa il punto sul biologico
La Commissione europea, secondo quanto previsto dall’art. 41 del Regolamento Ce n.834/2007, ha pubblicato un documento in cui vengono analizzati gli esiti dell’implementazione del regolamento 834/2007 stesso sulla produzione biologica e l’etichettatura dei prodotti biologici a partire dal 2009. Il report dell’analisi del comparto si concentra su quattro temi principali:
- lo scopo del regolamento,
- il divieto nell’uso di ogm,
- i meccanismi di funzionamento del mercato interno e del sistema dei controlli,
- le importazioni.
Secondo quanto emerso appare prematuro ipotizzare modifiche del regolamento, ma al tempo stesso emerge la necessità di inaugurare scenari di confronto e dibattito sulle norme che regolano il mercato del biologico che coinvolgano il Parlamento Europeo, il Consiglio e i vari stakeholders.
L’esito di questo confronto costituirà il primo passo nella direzione della formulazione di nuove proposte in grado di migliorare complessivamente la situazione del biologico nell’Unione, ottimizzando l’assetto normativo del settore. In particolare, l’analisi della Commissione individua nella semplificazione normativa, nel miglioramento dei sistemi di controllo del biologico e nella possibilità di coesistenza di norme riguardanti la produzione biologica e gli ogm, alcuni potenziali temi caldi su cui i soggetti interessati dovranno confrontarsi nel prossimo futuro, per aprire una nuova fase per il bio europeo.

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