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AGRICOLTURA BIOLOGICA

Vinitaly, il 19% degli italiani acquista vino bio
Secondo i dati del ministero dell'agricoltura, in Italia abbiamo 53 mila ettari interessati da viti biologiche, pari all'8% dell'intera superficie viticola nazionale. «Facendo una stima sulla base della produttività media – aggiunge Piva – possiamo calcolare che ogni anno si producono tra i due e tre milioni di ettolitri di vino biologico».

L'agricoltura biologica non è solo un metodo di produzione che rispetta la salute dell'uomo e dell'ambiente ma anche un modello di sviluppo sostenibile che valorizza la qualità delle risorse delle comunità locali, aiutandole a far fronte alla concorrenza globale. L'agricoltura biologica è un metodo di produzione definito e disciplinato a livello comunitario dal Regolamento CE 834/07, e dal Regolamento di applicazione CE 889/08, e a livello nazionale dal D.M. 220/95. In agricoltura biologica non si utilizzano sostanze chimiche di sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere), nè Organismi Geneticamente Modificati (OGM). Alla difesa delle colture si provvede innanzitutto in via preventiva, selezionando specie resistenti alle malattie e intervenendo con tecniche di coltivazione appropriate come, per esempio:
• la rotazione delle colture, si evita di coltivare per più stagioni consecutive sullo stesso terreno la stessa pianta. In questo modo, da un lato si impedisce ai parassiti di trovare l'ambiente favorevole al loro proliferare, e dall'altro si utilizzano in modo più razionale e meno intensivo le sostanze nutrienti del terreno;
• la piantumazione di siepi ed alberi, che ricreano il paesaggio, danno ospitalità ai predatori naturali dei parassiti e fungono da barriera fisica a possibili inquinamenti esterni;
• la consociazione, che consiste nel coltivare contemporaneamente piante diverse, l'una sgradita ai parassiti dell'altra.
In agricoltura biologica si usano fertilizzanti naturali come il letame ed altre sostanze organiche compostate (sfalci, ecc.) e sovesci, ossia si incorporano nel terreno piante appositamente seminate, come trifoglio o senape. In caso di necessità, per la difesa delle colture si interviene con sostanze naturali vegetali, animali o minerali: estratti di piante, insetti utili che predano i parassiti, farina di roccia o minerali naturali per correggere struttura e caratteristiche chimiche del terreno e per difendere le coltivazioni dalle crittogame. Qualora fosse necessario intervenire per la difesa delle coltivazioni da parassiti e altre avversità, l’agricoltore può fare ricorso esclusivamente alle sostanze di origine naturale espressamente autorizzate e dettagliate dal Regolamento europeo (con il criterio della cosiddetta “lista positiva”).

LA CORTE DEI CONTI UE: PIU’ VIGILANZA SUGLI ORGANISMI DI CONTROLLO DEL BIOLOGICO
La produzione biologica è un sistema globale di gestione dell'azienda agricola e di produzione agroalimentare che mira ad un'agricoltura sostenibile, alla produzione di prodotti di alta qualità e all'utilizzo di processi che non danneggino l'ambiente, la salute delle persone, delle piante o degli animali e il benessere degli animali. La classificazione di “prodotto biologico” dipende, perciò, non dalle caratteristiche del prodotto in sé, bensì dal rispetto delle norme stabilite per questo sistema di produzione. Il mercato dei prodotti biologici si è rapidamente sviluppato ed ha registrato tassi di crescita annui di oltre il 10 % negli ultimi due decenni. Il mercato europeo dei prodotti biologici vale circa 20 miliardi di euro all'anno, che rappresentano l'1,5 % della quota dell'intero mercato agroalimentare. A fronte di tale contesto, la Corte dei conti europea ha pubblicato un report: “Audit del sistema di controllo della produzione, trasformazione, distribuzione e importazione di prodotti biologici”, valutando l'efficacia del sistema di vigilanza e come le varie istituzioni coinvolte Commissione Ue, autorità competenti (in Italia il Ministero delle Politiche Agricole e le Regioni), gli organismi di accreditamento, nonché quelli autorizzati ad effettuare il controllo e la certificazione nei diversi Stati membri, abbiano svolto il loro ruolo in relazione sia al sistema di controllo all'interno dell'Unione, che alla gestione dei regimi d'importazione attualmente in funzione. Secondo la Commissione, i consumatori europei dovrebbero essere certi che “le mele biologiche o la carne bovina biologica che acquistano presso il supermercato locale siano stati prodotti nel rispetto di norme rigorose”. Il sistema di controllo per i prodotti biologici, come definito dai regolamenti Ue, mira a garantire che i processi di produzione siano conformi ai principi biologici. Per i prodotti biologici originari dell’Unione, gli Stati membri sono tenuti ad instaurare un sistema di verifiche. Gli organismi di controllo, che svolgono queste verifiche a livello dei singoli operatori (produttori, trasformatori e importatori), sono fondamentali nell’ambito di tale sistema. I prodotti di paesi terzi possono essere considerati “biologici” se le norme di produzione e il sistema di controllo ad essi applicati sono considerati equivalenti a quelli vigenti nell’Ue. La Corte ritiene che occorra rimediare alle criticità evidenziate dall'audit, al fine di fornire garanzie sufficienti sull’efficace funzionamento del sistema e non rischiare di minare la fiducia del consumatore. La relazione della Corte giunge alla conclusione che alcune autorità competenti negli Stati membri non svolgono in modo sufficiente il proprio ruolo di vigilanza sugli organismi di controllo e che questi ultimi non hanno soddisfatto i requisiti stabiliti dall’Ue né hanno colto l'opportunità di attuare alcune buone pratiche. Inoltre, le autorità competenti negli Stati membri hanno difficoltà ad assicurare la tracciabilità dei prodotti biologici all'interno del territorio sul quale hanno autorità e tale tracciabilità è ancora più difficile per i prodotti che hanno varcato le frontiere. Per i prodotti biologici importati, sono emersi elementi di debolezza anche nei sistemi che disciplinano i diversi regimi d’importazione. Viene poi formulata una serie di raccomandazioni per porre rimedio alle debolezze riscontrate durante l’audit della Corte. Le autorità competenti (Ministero e Regioni per l’Italia) dovrebbero rafforzare il loro ruolo di vigilanza sugli organismi di controllo. Tale raccomandazione è particolarmente pertinente in quanto le ultime truffe avvenute in biologico, come ha spesso sottolineato Coldiretti, hanno evidenziato notevoli carenze da parte delle Regioni che non esercitano come dovrebbero i loro poteri di vigilanza sugli organismi di controllo e certificazione né si avvalgono dei poteri sanzionatori a loro attribuiti dalla legislazione vigente. Lo scambio di informazioni, tra Stati membri e, tra questi e la Commissione, dovrebbe essere migliorato, mentre i controlli dovrebbero essere rafforzati per garantire che gli operatori (produttori, trasformatori e importatori) soddisfino i requisiti normativi sulla tracciabilità. La Commissione dovrebbe anche rafforzare il monitoraggio sui sistemi di controllo degli Stati membri, effettuando visite di audit e raccogliendo e utilizzando al meglio le informazioni e i dati necessari. Per le importazioni, dovrebbe inoltre garantire che tutti i paesi riconosciuti come equivalenti per la produzione biologica, e inclusi nel relativo elenco, siano sottoposti ad adeguata vigilanza. In merito alle conclusioni del report, la Commissione si dice nel complesso d’accordo con le raccomandazioni della Corte e mostra l’intenzione di seguirle, anche per quanto riguarda gli audit specifici sui sistemi di controllo per la produzione biologica dal 2012 in poi. Le considerazioni della Corte dei Conti europea sono del tutto condivise da Coldiretti che, da anni, chiede alle istituzioni competenti di rafforzare il sistema di controllo sugli alimenti biologici, ormai, tra l’altro, quasi esclusivamente cartaceo e che, dati gli interessi economici in gioco, sollecita spesso l’interesse di soggetti fraudolenti che operano soprattutto a livello della trasformazione e delle importazioni, arrecando gravi danni all’immagine del settore che oggi rappresenta, a livello della produzione, un esempio di agricoltura innovativa e sostenibile

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